Parla Commander X, il capo di Anonymous: "Conosciamo tutti i segreti degli USA"

Fa scalpore l’intervista rilasciata da Commander X, alias Christopher Doyon, colui che è considerato la personalità più influente – un capo, ammesso che ce ne sia uno in un’organizzazione prettamente non piramidale – all’interno di Anonymous. L’esponente hacktivista, di origine statunitensi, svela alcune notizie decisamente preoccupanti che, se vere, potranno far parlare del movimento più di quanto se ne sia mai fatto finora.

Christopher Doyon, unico membro di Anonymous ad essere conosciuto con il suo vero nome oltre che con il suo nick, è ora rifugiato in Canada per sfuggire all’FBI che lo sta cercando per aver causato un downtime di circa 30 minuti al sito della contea di Santa Cruz - ma trattandosi di quello che potrebbe essere definitio il capo di Anonymous, siamo certi che questo è più un pretesto che una mera motivazione per catturarlo -.

Per lasciarvi intedere di chi stiamo parlando, sappiate che la nota rivista Time ha annoverato anche Anonymous tra le 100 entità più influenti al mondo. Commander X, intanto, è convinto di essere qualcosa di più che una personalità di una certa influenza: con le informazioni di cui può disporre, Christopher Doyon può molto di più. Ma cosa sono queste fantomatiche informazioni? E, soprattutto, come ne viene in possesso Anonymous?

Le risposte a queste domande ci giungono direttamente da Christohper Doyon. Così come Wikileaks ottiene tante informazioni segrete attraverso alcune persone che si espongono e, soprattutto, attraverso importanti conoscenze, analogamente l’esponente di Anonymous riesce a ricevere praticamente di tutto. E questo non è detto che avvenga attraverso attacchi informatici. Quella dell’attacco è ritenuta una sorta di strada secondaria, da utilizzare soltanto nel caso in cui non riesca ad arrivare all’obiettivo mediante conoscenze e metodi più tradizionali.

È decisamente preoccupante la dichiarazione di Commander X alla domanda “Cos’ha in serbo per il futuro Anonymous ?“:

Abbiamo accesso ad ogni database del governo degli Stati Uniti. Senza dubbio riveleremo le informazioni in nostro possesso: questo succederà sicuramente. L’unica cosa che non si sa è quando ci decideremo a diffonderle.
Come siamo entrati in possesso di queste informazioni? Non abbiamo sferrato attacchi informatici. L’accesso alle informazioni è garantito da qualche nostro inflitrato che lavora fisicamente con tali sistemi.

Infine, l’hacktivista si pronuncia in merito all’etichetta di terrorista che il governo statunitense potrebbe attribuirgli:

Che concetto bizarro: terrorizzare qualcuno con l’informazione. Ma chi è terrorizzato? È la gente comune che legge i giornali e apprende cosa il governo sta facendo in suo nome? No, loro non sono terrorizzati. Sarebbero soltanto soddisfatti da questa situazione.

via

2 Commenti

  1. Ddd

    “Che concetto bizzarro: terrorizzare qualcuno con l’informazione”.

    Come dargli torto? É ovvio che non si può terrorizzare fornendo consapevolezza all’opionione pubblica.

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  2. Undrel

    Be, sarà un modo non tutto legittimo per informarci, ma se è vero quel che dicono, il governo non può oscurare certe cose al popolo, percui han ragione a ribattere con la “forza”.. Anzi, che metodo di ribellione è migliore di questo? Al contrario di manifestazioni pubbliche, nelle quali gente esaltata fa tutto l’opposto per guadagnarsi l’approvazione di ciò che vuol comunicare, in questo tipo non si fa male nessuno, e diffonde ciò che serve al popolo per non farsi abbindolare dai potenti: la sana informazione
    Viva questo gruppo, e auguro l’assolvimento del loro obbiettivo.. A patto che avendo queste informazioni in mano, non le sfruttino per guadagni personali

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