
Non voglio nascondervi che un’alternate a volte mi ha salvato la vita: ricordo che, ai tempi di Ubuntu 10.04 (e dell’introduzione del maledetto Plymouth), l’unico modo di installare il sistema operativo in maniera decente sul mio ormai celeberrimo Sony Uaio delle meraviglie fu di utilizzare l’ISO alternate! Idolatria totale. Ma… con Ubuntu 12.10 si potrebbe non poter contare più su qualcosa del genere.
Dopo tanti anni di onorato servizio, infatti, le ISO di installazione di tipo “alternate” per Ubuntu potrebbero cessare di esistere: è la proposta di Steve Langasek – sviluppatore di Ubuntu – che, con un thread sulla mailing list di sviluppo, espone al mondo degli sviluppatori i vantaggi del rimuovere l’alternate ISO dalle modalità di installazione del sistema.
Innanzitutto spieghiamo ad oggi che cosa un’installazione alternate di Ubuntu può offrire in più rispetto ad un’installazione con ISO grafica (quella più comune):
- installazione text-only, ossia, senza la necessità di avere il supporto per un’interfaccia grafica;
- supporto RAID/LVM per i dischi;
- possibilità di installazione su ambienti con memoria RAM ridotta (fino a 384MB, anche se – ad onor del vero – l’interfaccia destkop risultante dall’installazione potrebbe non funzionare);
- possibilità di installazione crittografata (cryptinstall);
- possibilità di aggiornare il sistema senza dover necessariamente avere un collegamento ad internet;
- possibilità di creare un ambiente di lavoro costruito a priori, in maniera automatica;
Secondo Langasek, tali modalità di installazione riguardano una percentuale bassissima degli utenti desktop, per cui l’utilità della ISO alternate è, ad oggi, piuttosto bassa; inoltre, alcune features tipiche dell’installer alternate (come, ad esempio, il partizionamento via LVM e l’installazione crittografata) sarebbero già introdotte in Ubiquity (l’installer di Ubuntu) a partire da Ubuntu 12.10; niente da fare ancora, però, per il supporto RAID. Ciononostante, però, Langasek motiva la sua proposta con un minimo di rassicurazioni:
RAID is relatively straightforward to turn on post-install. You install to one disk, boot to the system, assemble a degraded RAID with the other disks, copy your data, reboot to the degraded RAID, and finally merge your install disk into the array. It’s not quick, but it’s *possible*.
Desktop installs on RAID will still be supported by other paths: using either netboot or server CDs and installing the desktop task.
RAID on the desktop really is a minority use case. Laptops almost never have room for more than one hard drive; desktops can but are rarely equipped with them. So the set of affected users is very small. Some rough analysis of bug data in launchpad suggests a very liberal upper bound of .8% of desktop users.
RAID on the desktop correlates with conservatism in other areas: we can probably continue to recommend 12.04 instead of 12.10 for the affected users.
It lets us tighten our focus on making the desktop CD shine: fewer images to QA, fewer different paths to get right (like the CD apt upgrader case) means more time to focus on the things that matter.
In sostanza, il fine è di inglobare la modalità di installazione alternate all’interno di quella desktop: lo stesso Langasek ammette, però, che (almeno per il prossimo futuro) le due modalità di installazione non potrebbero equivalersi al 100%; d’altra parte, però,
Ciò ci permetterebbe di concentrarci sul successo del CD desktop: meno immagini per il controllo di qualità, meno percorsi per ottenere il risultato desiderato (come il caso dell’upgrader apt) significherebbe più tempo per focalizzarsi sulle cose che contano.
Per saperne di più, potrete leggere il thread originale a questo indirizzo.





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