Chimera Revo - News, guide e recensioni sul Mondo della tecnologia http://www.chimerarevo.com Il sito di tecnologia senza peli sulla lingua: recensioni, guide, news e approfondimenti dal Mondo della tecnologia. Tue, 21 Apr 2015 13:00:35 +0000 it-IT hourly 1 Storia di un'altra 'guerra' infinita: NVIDIA vs AMD (ex ATI) http://www.chimerarevo.com/game/nvidia-vs-amd-sfida-186956/ http://www.chimerarevo.com/game/nvidia-vs-amd-sfida-186956/#comments Tue, 21 Apr 2015 12:48:41 +0000 http://www.chimerarevo.com/?p=186956 Dopo la guerra tra CPU non poteva mancare sulle nostre pagine un riassunto di un’altra “guerra” di ideali e tecnologie, forse ancora più agguerrita visto il tipo di utenti in gioco. LEGGI ANCHE | Storia di una ‘guerra’ infinita: AMD vs … Continua

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Dopo la guerra tra CPU non poteva mancare sulle nostre pagine un riassunto di un’altra “guerra” di ideali e tecnologie, forse ancora più agguerrita visto il tipo di utenti in gioco.

LEGGI ANCHE | Storia di una ‘guerra’ infinita: AMD vs Intel

Anche in questo caso avrete notato che molte guide consigliano di puntare su soluzioni NVIDIA per assemblare un PC da gioco, ma ATI prima e AMD dopo hanno avuto un ruolo determinante nel garantire che NVIDIA non “si rilassasse” sugli allori, favorendo lo sviluppo di soluzioni tecnologiche sempre più avanzate.

Vediamo insieme alcuni dei capitoli più importanti della storia recente delle GPU per PC e dei loro produttori.

Agli albori: ATI nasce prima di NVIDIA

In un momento storico in cui i PC iniziano ad acquisire “colore” ed interfacce grafiche a puntamento, alcuni produttori iniziano a lavorare alla produzione di schede grafiche integrate sui PC IBM compatibili. Le schede grafiche erano lontane parenti di quelle attualmente in uso sui nostri PC: il massimo era gestire una tabella di colori a 8 o 16-bit!

Pochi lo sanno ma ATI nacque molto prima di NVIDIA: 1985 contro il 1993. ATI era tra le aziende all’avanguardia nella produzione di schede grafiche Hercules: la guerra era già iniziata, nonostante il concorrente non fosse nemmeno nato ATI iniziava a prendersi importanti fette di mercato.

NVIDIA vs AMD

I produttori hardware dell’epoca producevano anche altre componenti, ma ATI iniziò a farsi un nome con le schede grafiche.

Fase iniziale: arriva Voodoo, inizia la guerra sull’accelerazione 3D

Con la nascita di NVIDIA e delle nuove schede video dotate dell’accelerazione hardware 3D la guerra inizia a farsi cruenta. In questa fase entrambi i produttori devono far spazio ad un terzo incomodo, che farà la storia di fine anni 90: le schede video Voodoo prodotte dalla 3Dfx.

Diamond Monster3D Voodoo 1 - 3dfx Interactive

Le schede erano così potenti che il chip Voodoo fu utilizzando anche nelle sale giochi per fornire la grafica all’arcade gaming! Erano anche all’avanguardia per l’epoca: slot PCI e supporto alla tecnologia SLI, che permetteva di configurare due schede Voodoo in parallelo per risoluzioni fino 1024×768 linee, una risoluzione per l’epoca davvero pazzesca (paragonabile all’8k). Peccato che le CPU e le RAM dell’epoca fossero troppo lente per tale “mostro”, causando dei colli di bottiglia enormi.

ATI e NVIDIA non furono spettatori in questo periodo: ATI creò un’alternativa a Voodoo, Rage 3D Pro, mentre NVIDIA lanciò il primo prodotto con marchio GeForce: la 256, altra buona rivale della Voodoo.

Fase intermedia: i produttori sbarcano sulle console

Siamo all’inizio del nuovo millennio: entrambi i produttori devono recuperare terreno e per farlo trovano nelle console di casa dei validi alleati. NVIDIA vince il bando per fornire la grafica della nuova console Microsoft, Xbox, ed acquisisce la rivale 3Dfx (in grave difficoltà economica per alcuni investimenti sbagliati); ATI acquisisce invece ArtX, un produttore che ha progettato il chip grafico della Nintendo GameCube.

Gamecube morherboard

Per aumentare il market share entrambi i produttori seguiranno da questo momento due vie: continuare lo sviluppo di chip grafici per PC (siamo arrivati agli slot AGP) e contemporaneamente fornire la grafica per le future console.

Chi è in vantaggio al momento? Nessuno, entrambi i produttori hanno la loro nicchia di mercato e si equivalgono anche nelle tecnologie usate.

La svolta: arrivano le console next-gen e nascono SLI e CrossFire

NVIDIA acquisendo 3Dfx fa suoi tantissimi brevetti utili. Uno di questi verrà preso, rimodellato e tirato a lucido, al punto da essere completamente diverso dal precedente: nacque il nuovo SLI; era possibile collegare sui nuovissimi slot PCI-Express fino ad un massimo di 4 schede video, per una potenza in parallelo incredibilmente alta.

ATI risponderà dopo poco con CrossFire, le cui prestazioni erano comunque inferiori ed era notevolmente meno scalabile rispetto a SLI (almeno fino all’arrivo di CrossFireX).

Nel frattempo (siamo nel 2005 ormai) vengono presentate le nuove console eredi di PS2, Xbox e GameCube: tutte monteranno soluzioni NVIDIA o ATI.

Sony PlayStation 3 affianca alla sua CPU Cell un chip grafico nato dalla collaborazione tra Sony ed NVIDIA, RSX.

RSX

Mentre Xbox 360 e Nintendo Wii monteranno entrambe soluzioni ATI: la prima monterà il potente chip grafico Xenos, la seconda monterà il chip grafico Hollywood.

Xenos GPU Xbox 360

Tutto sembra procedere per il meglio per ATI: il market share era decisamente interessante unendo le console e le soluzioni grafiche Radeon per PC, toccando vertici del 50%, ma….

La sorpresa: AMD acquisisce ATI

AMD, famoso produttore di processori per PC, acquisisce ATI nel 2006 per circa 4 miliardi di dollari. AMD ha un piano ben preciso: accelerare lo sviluppo di soluzioni grafiche integrate negli stessi processori (APU), e per farlo acquisisce uno dei produttori più fiorenti nel panorama dei chip grafici.

Il marchio ATI rimarrà per altri 2 anni, per poi essere soppiantato per sempre con il logo AMD anche sulle serie Radeon.

Il nuovo marchio AMD mette in questo periodo molta pressione su NVIDIA: le soluzioni sviluppate da ATI/AMD sono molto potenti, riescono a far girare tutti i giochi senza problemi e costano molto meno delle soluzioni NVIDIA di pari livello. NVIDIA tiene il passo, ma le soluzioni AMD sembrano decisamente migliori sotto moltissimi aspetti. Il top lo si raggiunge nel 2011 con le schede della serie HD 7000, da molti considerata “la migliore serie di schede video mai prodotta da AMD”.

Merita una menzione la AMD Radeon HD 7870, così potente da essere ancora adeguata nel 2015: il suo chip è stato utilizzato in versione personalizzata sulle console PS4 e Xbox One e ancora adesso fa girare a 1080p molti giochi recenti sopra i 30 FPS. Un gioiello!

amd-radeon-hd-7870

Il declino AMD: NVIDIA arriva nel mobile e sulle console portatili, AMD arranca lato software

Com’è possibile quindi che nel 2015, nonostante tutta la bontà delle soluzioni AMD, il market share premi NVIDIA? NVIDIA ha allargato il suo mercato anche sul mobile con i chip Tegra, soluzioni adottate anche nella console portatile proprietaria Shield e su numerosi tablet.

Ma più di tutto ha contribuito una cosa al successo di NVIDIA negli ultimi 5 anni: i driver e i software NVIDIA sono meglio ottimizzati per tutto l’hardware supportato, garantendo frame-rate costanti anche nelle sessioni più intense.

AMD, vuoi perché deve gestire anche il mercato CPU (ne abbiamo già parlato nell’altra guerra), vuoi la necessità di battere a tutti costi NVIDIA sui puri numeri ha evidentemente trascurato l’aspetto software, con driver che spesso e volentieri fanno le bizze anche su Windows (non coinvolgiamo GNU/Linux, dove i driver sono pure peggiori). Con AMD si possono ottenere picchi di frame-rate altissimi, molto più alti di NVIDIA, seguiti però da sessioni in cui il frame-rate cala vistosamente; questa mancanza di ottimizzazione si vede eccome, diventa sempre più evidente nei giochi.

Con AMD oggi si ottengono schede video potenti, si risparmia tantissimo rispetto alle soluzioni NVIDIA senza rinunce lato grafico ma i problemi software hanno fatto storcere il naso anche ai più fedeli sostenitori di AMD, portando ad una massiccia migrazione su NVIDIA negli ultimi anni.

A questo aggiungiamo che recentemente NVIDIA ha ottimizzato anche il lato consumo energetico: le nuove serie GTX consumano la metà rispetto alle soluzioni AMD garantendo performance e FPS costanti.

Chi vince la guerra quindi? Difficile rispondere alla domanda, ma una cosa è certa: l’hardware non è tutto sulle schede video, è necessario avere anche dei driver in grado di sfruttarlo al meglio. NVIDIA ci è riuscita, AMD ha qualcosa da recuperare  da questo punto di vista.

Magari l’affermazione di Mantle e delle altre tecnologie AMD aiuterà da questo punto di vista ma perdere ulteriore terreno è un attimo, bisogna agire in fretta.

LEGGI ANCHE | Migliore scheda video: guida all’acquisto

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WhatsApp e Skype, concorrenza sleale per gli operatori? http://www.chimerarevo.com/internet/whatsapp-skype-concorrenza-sleale-186968/ http://www.chimerarevo.com/internet/whatsapp-skype-concorrenza-sleale-186968/#comments Tue, 21 Apr 2015 12:25:00 +0000 http://www.chimerarevo.com/?p=186968 Perché usare ancora le classiche telefonate e gli SMS quando ci sono servizi, primi tra tutti Skype e WhatsApp, che permettono di fare tutto ciò usando soltanto la connessione ad Internet? Perché spendere per un piano che abbini anche chiamate … Continua

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Perché usare ancora le classiche telefonate e gli SMS quando ci sono servizi, primi tra tutti Skype e WhatsApp, che permettono di fare tutto ciò usando soltanto la connessione ad Internet? Perché spendere per un piano che abbini anche chiamate ed SMS, visto che “basta” anche soltanto disporre di una connessione alla rete per ottenere un risultato piuttosto simile?

E’ questo il ragionamento di milioni e milioni di utenti, che tutti i giorni si affidano ai servizi VoIP e di IM per raggiungere amici e conoscenti vicini e lontani, ed è il medesimo motivo per cui alcuni operatori di telefonia se la “vedono nera” e non riescono più, visti i relativamente scarsi introiti, a reggere il prezzo del miglioramento delle infrastrutture.

skype-whatsapp

Operatori europei come Orange e Deutsche Telecom si lamentano a tal proposito già da tempo, accusando i servizi come i sovracitati WhatsApp e Skype di “concorrenza sleale” – ovvero di poter dare all’utente servizi simili a quelli ottenibili tramite piani cosiddetti “voce” offerti dai carrier senza sottostare alle regole a cui questi ultimi sono obbligati ad obbedire. 

Ad esempio, un operatore VoIP o di messaggistica istantanea non deve gestire un’infrastruttura fisica a copertura internazionale (escludendo chiaramente i server, che devono essere presenti e gestiti) né deve offrire obbligatoriamente all’utente la possibilità di effettuare chiamate di emergenza.

E sembra che l’Europa voglia ascoltare le lamentele degli operatori e mettere lo zampinno in tutto ciò intervenendo in fase di revisione delle leggi sulle telecomunicazioni, programmata per il prossimo anno: secondo un recente report di Reuters, venuto in possesso di una prima bozza di tale revisione, la Commissione Europea terrà conto del fatto che gli operatori telefonici debbano competere con grandi servizi che però non sono obbligati a sottostare alle regolamentazioni imposte agli operatori stessi.

In altre parole, l’Europa potrebbe intervenire per “riequilibrare” la situazione facendo sì che sia gli operatori classici che i servizi di nuova generazione possano convivere sul mercato delle telecomunicazioni a pari regole, ascoltando le richieste degli operatori EU che, da tempo, si lamentano che questi servizi possano usufruire delle infrastrutture offerte dai carrier stessi (leggasi: la connettività dati) senza però partecipare alle spese di gestione, manutenzione ed espansione:

E’ necessario costruire delle regolamentazioni corrette ed a prova di futuro per tutti i servizi.

Non è ancora chiaro come l’Europa voglia intervenire, sarebbe lecito pensare che – ad esempio per Skype inteso come servizio “alternativo” di telefonia – potrebbe essere introdotto l’obbligo di permettere agli utenti di effettuare chiamate d’emergenza al pari dei veri e propri operatori.

Qualsiasi possano essere le proposte e le regolamentazioni, l’augurio è quello di non mettere in difficoltà i servizi di nuova generazione per favorire un mercato dominato ancora dal roaming e da spese di gestione purtroppo tutte europee, il che andrebbe – irrimediabilmente – soltanto a discapito dell’utente finale.

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Addio all'app YouTube su alcuni dispositivi iOS, Google ed altri http://www.chimerarevo.com/internet/youtube-smette-funzionare-ios-sony-panasonic-186964/ http://www.chimerarevo.com/internet/youtube-smette-funzionare-ios-sony-panasonic-186964/#comments Tue, 21 Apr 2015 11:47:27 +0000 http://www.chimerarevo.com/?p=186964 20 Aprile 2015, una giornata importante per YouTube che rappresenta una “rottura” con il passato e l’apertura delle porte al futuro: il passaggio in corso a partire da oggi dalle API v2 alle nuove API v3 sancisce in qualche modo un’evoluzione di … Continua

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20 Aprile 2015, una giornata importante per YouTube che rappresenta una “rottura” con il passato e l’apertura delle porte al futuro: il passaggio in corso a partire da oggi dalle API v2 alle nuove API v3 sancisce in qualche modo un’evoluzione di come il portale video di Google si interfaccia al mondo ma, a livello pratico, significa che un bel po’ di dispositivi verranno “tagliati fuori”.

youtube-old

Vi avevamo  già anticipato questo cambiamento parlando di Windows Phone e delle sue app di terze parti che a partire da oggi potrebbero aver problemi, tuttavia non sono soltanto i dispositivi Microsoft ad essere “penalizzati” dalle nuove API:

A causa dell’aggiornamento delle API YouTube che porteranno più funzionalità, inizieremo a disattivare la vecchia versione il 20 Aprile 2015. Ciò significa che l’app YouTube smetterà di funzionare su alcuni dispositivi del 2012 e precedenti.

In parole povere a partire da oggi alcuni televisori e lettori Blu-ray Sony e Panasonic, i dispositivi con vecchie versioni di iOS ed altri dispositivi che eseguono versioni di Google TV prodotti nel 2012 o anni precedenti non potranno più usufruire dell’app nativa di YouTube, che smetterà di funzionare.

Per quanto riguarda i dispositivi Apple, affinché l’app YouTube funzioni correttamente c’è bisogno di iOS 7 o superiore, tuttavia sarà comunque possibile usufruire del portale video di Google tramite il browser Safari (che ovviamente manterrà il supporto, trattandosi di una versione web).

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BLUBOO X550: phablet 4G con Android 5.1 e batteria da 5300 mAh http://www.chimerarevo.com/smartphone/bluboo-x550-phablet-4g-con-android-5-1-e-batteria-da-5300-mah-186959/ http://www.chimerarevo.com/smartphone/bluboo-x550-phablet-4g-con-android-5-1-e-batteria-da-5300-mah-186959/#comments Tue, 21 Apr 2015 10:18:41 +0000 http://www.chimerarevo.com/?p=186959 Uno dei primi dispositivi ad esordire con Android 5.1 a bordo proviene dalla lontana Cina ed è il BLUBOO X550. Si tratta di un phablet con supporto alla connettività 4G/LTE e dotato di display da 5.5” con risoluzione 1280 x 720 … Continua

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Uno dei primi dispositivi ad esordire con Android 5.1 a bordo proviene dalla lontana Cina ed è il BLUBOO X550. Si tratta di un phablet con supporto alla connettività 4G/LTE e dotato di display da 5.5” con risoluzione 1280 x 720 pixel; il processore che alimenta il tutto è un Mediatek MTK6735 Quad-Core a 1.3 GHz Cortex-A7 (64 bit) affiancato da 2 GB di RAM e memoria interna pari a 16 GB, espandibile tramite microSD. BLUBOO X550 è anche dual SIM e dotato di fotocamera frontale da 2.0 MP e posteriore da 8.0 MP. Caratteristiche tecniche da dispositivo di fascia media dunque, ma c’è una batteria da ben 5300 mAh che dovrebbe garantirvi una autonomia davvero incredibile facendovi arrivare a sera senza problemi (almeno sulla carta).

BLUBOO X550 (2) BLUBOO X550 (3) BLUBOO X550

Dove acquistarlo

Il phablet è attualmente disponibile in pre-ordine al prezzo di 177€ ma può essere acquistato in promozione al prezzo di 144€ circa grazie al seguente codice sconto:

Codice sconto: X550

E’ in vendita verso il famoso store GearBest al seguente link:

Link all’acquistoBLUBOO X550 su GearBest

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Xiaomi Mi Note: installare Play Store e lingua Italiana http://www.chimerarevo.com/smartphone/xiaomi-mi-note-installare-play-store-e-lingua-italiana-186954/ http://www.chimerarevo.com/smartphone/xiaomi-mi-note-installare-play-store-e-lingua-italiana-186954/#comments Tue, 21 Apr 2015 09:40:15 +0000 http://www.chimerarevo.com/?p=186954 Il nome della ROM Android che trovate installata sui dispositivi Xiaomi prende il nome di MIUI e potrebbe capitare che, acquistandone uno da qualche store Cinese, vi venga consegnato il dispositivo con una traduzione della lingua in Inglese o Cinese. Di … Continua

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Il nome della ROM Android che trovate installata sui dispositivi Xiaomi prende il nome di MIUI e potrebbe capitare che, acquistandone uno da qualche store Cinese, vi venga consegnato il dispositivo con una traduzione della lingua in Inglese o Cinese. Di base la MIUI prevede solo questi due linguaggi ma con la procedura che andremo a riportarvi di seguito potrete ottenere una traduzione completa in Italiano grazie all’ottimo lavoro svolto dai ragazzi di http://miuiandroid.com, sempre precisi e puntuali. Attraverso l’installazione della MIUI ROM Multilinguaggio non sarà neanche necessario dover ricorrere all’installazione manuale del Play Store poiché lo troverete già pre-installato sul sistema una volta completata la procedura di installazione. Oltre a queste traduzioni, il team ottimizza per noi Europei alcuni aspetti del sistema (come il formato dell’ora e della data).

Xiaomi Mi Note

Inoltre, dovete sapere che ogni Venerdì viene rilasciata una nuova versione del sistema operativo.

Dove acquistare lo Xiaomi Mi Note

Se non sapete dove acquistarlo, esistono vari store che vi garantiscono anche assistenza pre e post vendita per tutti i prodotti Xiaomi. Noi vi consigliamo honorbuy.com dove potrete anche usufruire di un piccolo sconto di 5€ (utile magari per acquistare una pellicola in vetro temperato che andrà a ridurre i rischi di rottura del display).

Link all’acquisto | Xiaomi Mi Note su Honorbuy.com

Dunque, se deciderete di acquistare il dispositivo da honorbuy.com, grazie al codice CHIMERA potrete usufruire di uno sconto di 5€ a partire da 85€ di spesa complessiva: inoltre, tale voucher può anche essere utilizzato in coppia con i loyalty points.

Installare la lingua Italiana e attivare gli aggiornamenti

La procedura è semplicissima:

  1. Collegatevi all’indirizzo http://miuiandroid.com/ e cliccate sulla voce ROMS;
  2. Troverete una tabella con una lista di dispositivi. Quella che vi interessa è la voce Xiaomi Mi Note con codice virgo! Una volta trovato cominciate pure il download dell’archivio sul vostro PC;
  3. Una volta scaricato il file rinominatelo in update.zip (tutto in minuscolo);
  4. Collegate lo Xiaomi Mi Note al vostro PC;
  5. Copiate il file update.zip nella directory principale del vostro telefono (non deve essere incluso in nessuna cartella);
  6. Staccate lo Xiaomi Mi Note dal vostro PC;
  7. Ora tra le applicazioni installate sul vostro dispositivo cercate Updater e premete il tasto menu: ora scegliete la voce relativa alla selezione del pacchetto di installazione e cercate il file update.zip che avete precedentemente copiato sul dispositivo;
  8. Aspettate che la procedura si completi, il vostro Xiaomi Mi Note verrà riavviato e troverete la lingua Italiana installata!

Installazioni alternative

Se sulla vostra ROM dovesse mancare l’updater, oppure non riuscite ad installare la MIUI con la procedura precedentemente elencata, allora seguite le indicazioni che andrò a riportarvi di seguito.

Procedura alternativa 1

  1. Collegatevi all’indirizzo http://miuiandroid.com/ e cliccate sulla voce ROMS;
  2. Troverete una tabella con una lista di dispositivi. Quella che vi interessa è la voce Xiaomi MI Note con codice virgo! Una volta trovato cominciate pure il download dell’archivio sul vostro PC;
  3. Una volta scaricato il file rinominatelo in update.zip (tutto in minuscolo);
  4. Collegate lo Xiaomi Mi Note al vostro PC;
  5. Copiate il file update.zip nella directory principale del vostro telefono (non deve essere incluso in nessuna cartella);
  6. Staccate lo Xiaomi Mi Note dal vostro PC;
  7. Andate nelle impostazioni del vostro dispositivo e dalla voce “Informazioni sul telefono” selezionate la voce “seleziona pacchetto di installazione” (Select Installation File);
  8. Ora scegliete la voce relativa alla selezione del pacchetto di installazione e cercate il file update.zip che avete precedentemente copiato sul dispositivo;
  9. Aspettate che la procedura si completi, il vostro Xiaomi Mi Note verrà riavviato e troverete la lingua Italiana installata!

Procedura alternativa 2

  1. Collegatevi all’indirizzo http://miuiandroid.com/ e cliccate sulla voce ROMS;
  2. Troverete una tabella con una lista di dispositivi. Quella che vi interessa è la voce Xiaomi MI4 con codice virgo! Una volta trovato cominciate pure il download dell’archivio sul vostro PC;
  3. Una volta scaricato il file rinominatelo in update.zip (tutto in minuscolo);
  4. Collegate lo Xiaomi Mi Note al vostro PC;
  5. Copiate il file update.zip nella directory principale del vostro telefono (non deve essere incluso in nessuna cartella);
  6. Staccate lo Xiaomi Mi Note dal vostro PC;
  7. Ora riavviate il dispositivo in Recovery Mode. Per farlo, spegnete il telefono e accendetelo tenendo premuti i tasti VOLUME SU + POWER;
  8. Tra le voci che compariranno, scegliete English;
  9. Ora selezionate Install update.zip to System One e alla successiva richiesta selezionate “Yes” per far partire l’installazione;
  10. Aspettate che la procedura si completi, il vostro Xiaomi Mi4 ritornerà alla pagina principale della Recovery Mode. A questo punto selezionate Reboot e godetevi la vostra nuova MIUI

E per gli aggiornamenti OTA? Non dovete fare niente perché con questa versione della ROM essi non saranno mai bloccati e ogni Venerdì sera (al massimo Sabato mattina) riceverete la notifica della presenza di nuovo aggiornamento disponibile che potrete installare con un semplice tap!

Una precisazione: vi ho consigliato di rinominare l’archivio in “update.zip” così, in caso di problemi, sarà possibile provare a installare l’aggiornamento anche tramite recovery!

Per qualsiasi dubbio o domanda sono a vostra disposizione!

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Il Samsung Galaxy S6 Edge più costoso al mondo: 2500€! http://www.chimerarevo.com/smartphone/samsung-galaxy-s6-edge-costoso-2500e-186935/ http://www.chimerarevo.com/smartphone/samsung-galaxy-s6-edge-costoso-2500e-186935/#comments Mon, 20 Apr 2015 17:05:53 +0000 http://www.chimerarevo.com/?p=186935 Se vi sembra che il Galaxy S6 abbia un prezzo molto lontano da quelle che sono le vostre possibilità (per non parlare della versione S6 Edge) allora chissà cosa penserete dopo aver letto questo articolo. Samsung, infatti, ha messo in … Continua

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Se vi sembra che il Galaxy S6 abbia un prezzo molto lontano da quelle che sono le vostre possibilità (per non parlare della versione S6 Edge) allora chissà cosa penserete dopo aver letto questo articolo. Samsung, infatti, ha messo in vendita uno stock di esemplari del Samsung Galaxy S6 Edge – pensate, solo 500 esemplari in tutto il mondo – che ha qualcosa di diverso rispetto ad un “comune” S6 Edge ma che, viste le quantità ridottissime, lo rendono sicuramente prezioso e molto esclusivo. Peccato per il prezzo, appunto, che si aggira attorno ai 2500 € – ben tre volte il costo di un normale Galaxy S6 Edge – e se pensate che questo è follia, allora continuate a leggere, perché non è nulla. Cosa avranno di così speciale questi smartphone? Domanda lecita se volete spendere tutti quei soldi! Sostanzialmente, però, non è uno smartphone molto diverso dai suoi fratelli se non per una colorazione speciale – oro platinato – ed una ROM più capiente che, di fatto, non altera più di tanto le caratteristiche visive e strutturali di un normale Samsung Galaxy S6 Edge.

Samsung Galaxy S6 Edge - Oro Platino Samsung Galaxy S6 Edge - Oro Platino Samsung Galaxy S6 Edge - Oro Platino Samsung Galaxy S6 Edge - Oro Platino Samsung Galaxy S6 Edge - Oro Platino Samsung Galaxy S6 Edge - Oro Platino Samsung Galaxy S6 Edge - Oro Platino Samsung Galaxy S6 Edge - Oro Platino Samsung Galaxy S6 Edge - Oro Platino

Oltre a questo, però, nella speciale confezione troverete inclusi una cover Clear View, un caricabatteria wireless, un voucher per l’incisione gratuita dello smartphone e, più importante, un invito per Samsung BlueHouse – esclusivo club della casa sudcoreana che vi darà l’onore di provare eventuali nuove creazioni in anteprima ed in maniera del tutto esclusiva. Certo, 2500€ sono davvero tanti ma quanto sareste disposti a pagare per il numero 1 di questa lussuosa collezione? KICKmobiles lo ha ottenuto, e messo in vendita su Bay. Prezzo? Con il cambio dollaro-euro ci costerà la bellezza di 7424.03€! Insomma, non ci rimane altro che ammirarlo… oppure commetterete questa follia?

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Monitorare le modifiche ai file su disco rigido http://www.chimerarevo.com/windows/verificare-file-windows-file-monitor-150899/ http://www.chimerarevo.com/windows/verificare-file-windows-file-monitor-150899/#comments Mon, 20 Apr 2015 15:25:27 +0000 http://www.chimerarevo.com/?p=150899 Quando installiamo un programma in Windows, o in generale durante tutta la sessione di utilizzo del sistema, solitamente ciò di cui ci rendiamo conto e che tendiamo a monitorare più spesso – parlando di hardware – è il carico di … Continua

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Quando installiamo un programma in Windows, o in generale durante tutta la sessione di utilizzo del sistema, solitamente ciò di cui ci rendiamo conto e che tendiamo a monitorare più spesso – parlando di hardware – è il carico di memoria in uso dai vari programmi o installer e l’attività del processore. Ma… ci siamo mai chiesti cosa, in realtà, viene scritto sul disco di sistema? 

Riflettendoci meglio l’unico modo di sapere che un programma sta scrivendo sul disco è tramite la finestra di installazione stessa: in molti casi l’installer visualizza – sebbene in modo estremamente rapido – tutta la sequenza dei file che crea, modifica o elimina ma… cosa succede quando, invece, l’installer non visualizza log alcuno?

Suggeriamo a tal proposito un tool estremamente pratico per lo scopo che risponde al nome di Phrozen Windows File Monitor: tramite questo, infatti, sarà possibile visualizzare praticamente in tempo reale tutte le operazioni sui file che avvengono sul nostro sistema, non solo in fase di installazione di un programma ma anche durante le comuni operazioni di utilizzo del PC.

Monitorare le modifiche ai file su disco con Phrozen Windows File Monitor

Sostanzialmente Windows File Monitor altro non fa che registrare tutta l’attività riguardante i file sul nostro hard disk di sistema, risultando particolarmente utile in casi come:

  • installazioni di programmi di “provenienza dubbia”, così da mostrarvi chiaramente i nuovi file che vengono copiati nel computer dal’installer;
  • operazioni di debug di varia natura – che sia una vostra applicazione o la navigazione web, il programma è in grado di mostrare le modifiche agli eventuali file in uso e/o ai cookie;
  • operazioni di diagnostica - potrete rendervi conto dell’effettiva copia o spostamento di un file su disco per verificare che tutto funzioni correttamente.

Usare Phrozen Windows File Monitor

Una volta scaricato, Windows File Monitor si presenta in un archivio .rar ed è un’applicazione portable che non necessita di installazione. Una volta aperto visualizzerete una finestra come quella che segue:

phrozen-windows-0

 

Vi basterà cliccare su “Record” per iniziare a monitorare immediatamente l’attività dei file su disco! Potrete scegliere di visualizzare i file creati o modificati in visualizzazione ad albero (“Tree”), oppure accedere alla lista completa di files ed azioni - ove supportate – in visualizzazione tramite lista.

phrozen-windows-1 phrozen-windows-2

Una volta terminato il monitoring potrete cliccare su “Pause” (se avete intenzione di continuare in un secondo momento) o su “Stop”.

Nota: cliccando su “Stop” tutta l’attività registrata precedentemente sarà eliminata. Questo comportamento potrà essere modificato dalla finestra “Settings” - accessibile tramite l’apposito tasto in alto a sinistra – che vi permetterà anche di impostare l’inizio automatico della registrazione all’avvio del programma, di decidere i dischi da monitorare, di scegliere selettivamente gli eventi da catturare e di impostare dei filtri per escludere particolari file e directory.

phrozen-settings

Phrozen Windows File Monitor è al momento in versione 1.1 ed è scaricabile direttamente dal link in basso.

Download | Phrozen Windows File Monitor 1.1

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Perchè i file su SSD esterno possono essere recuperati? http://www.chimerarevo.com/hardware/perche-i-file-ssd-esterno-possono-essere-recuperati-166792/ http://www.chimerarevo.com/hardware/perche-i-file-ssd-esterno-possono-essere-recuperati-166792/#comments Mon, 20 Apr 2015 15:10:22 +0000 http://www.chimerarevo.com/?p=166792 Una delle peculiarità dei moderni dischi interni a stato solido – o SSD – è quella dell’irrecuperabilità dei file eliminati: rispetto ai dischi meccanici, infatti, è estremamente più difficile effettuare il recupero dei file eliminati tramite i tool appositi (la … Continua

L'articolo Perchè i file su SSD esterno possono essere recuperati? appare per la prima volta su Chimera Revo - News, guide e recensioni sul Mondo della tecnologia.

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Una delle peculiarità dei moderni dischi interni a stato solido – o SSD – è quella dell’irrecuperabilità dei file eliminati: rispetto ai dischi meccanici, infatti, è estremamente più difficile effettuare il recupero dei file eliminati tramite i tool appositi (la possibilità di recupero senza errori in determinate condizioni rasenta lo zero).

LEGGI ANCHE | Migliori SSD: guida all’acquisto

In molti credono erroneamente che la stessa cosa succeda anche per altri tipi di dispositivi a stato solido come le chiavette USB, le memory card, le SD Card ed in generale qualsiasi tipologia di SSD esterno.

Per confermare questa bizzarra – ma sensata, capirete in seguito perché – teoria potrete fare una prova: armatevi di chiavetta USB/SD/altro dispositivo, eliminate da essa un file e tentatene successivamente il recupero con uno dei tool appositi e vedrete che, nel 90% dei casi, ci riuscirete.

NAND Flash su SSD

NAND Flash su SSD

Chiunque conosca la gestione degli SSD interni da parte dei più utilizzati sistemi operativi conoscerà già la risposta ma, se non figurate tra questa categoria di utenti, non vi resta che continuare a leggere per scoprire il perché.

Il motivo si racchiude in una parola di quattro lettere: TRIM. Ma prima, qualche rigo di teoria.

Quando si elimina un file da un disco meccanico/SSD questo non viene effettivamente eliminato, ma semplicemente deindicizzato: di fatto il sistema operativo non vede più il file in questione, e denota lo spazio precedentemente occupato da tale file come spazio libero. Il file resta fisicamente sul disco, semplicemente in attesa di essere sovrascritto. 

Grazie al comando TRIM, ciò non avviene invece per gli SSD interni: il comando utilizzato dai maggiori sistemi operativi (tra cui Windows e Linux) per gestire la scrittura ed ottimizzare la durata di un SSD fa sì che, nel momento in cui si elimina un file, lo spazio da esso occupato venga anche fisicamente liberato. In parole povere, un file eliminato da un SSD interno viene cancellato anche fisicamente dal disco e non soltanto deindicizzato dal sistema operativo.

Potrete chiarirvi le idee dando un occhio all’articolo in basso:

LEGGI ANCHE | TRIM su SSD: cosa è e come abilitarlo su Ubuntu 12.04 

Quindi, per rispondere alla nostra domanda, i file su SSD esterno possono essere recuperati poiché su di essi non agisce il comando TRIM, cosa che invece avviene se si parla di SSD interni.

Esistono comunque dei metodi per rendere irrecuperabili file da USB, MMC e quant’altro (ad esempio il tool Delete-on-Click per Windows), tuttavia ne sconsiglio l’utilizzo se non in casi assolutamente necessari poiché potrebbero diminuire la durata dei dispositivi SSD esterni a causa dell’alto numero di scritture consecutive.

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Storia di una 'guerra' infinita: AMD vs Intel http://www.chimerarevo.com/hardware/storia-guerra-amd-vs-intel-186909/ http://www.chimerarevo.com/hardware/storia-guerra-amd-vs-intel-186909/#comments Mon, 20 Apr 2015 15:02:53 +0000 http://www.chimerarevo.com/?p=186909 Se avete acquistato un PC di recente sicuramente avrete notato che in quasi tutti i modelli proposti nei negozi (ma anche sulle guide dedicate agli assemblati) troviamo una CPU firmata Intel, solo raramente possiamo trovare una CPU targata AMD. AMD … Continua

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Se avete acquistato un PC di recente sicuramente avrete notato che in quasi tutti i modelli proposti nei negozi (ma anche sulle guide dedicate agli assemblati) troviamo una CPU firmata Intel, solo raramente possiamo trovare una CPU targata AMD.

AMD è uno dei produttori di CPU più importanti ma nel segmento di mercato dedicato ai PC domestici trova sempre pochissimo spazio, surclassato dalle soluzioni Intel.

Ma è sempre stato così? AMD ha avuto un ruolo nello sviluppo delle tecnologie dei processori sui PC domestici? Il dominio Intel è mai stato davvero intaccato? Vediamo insieme questa rievocazione storica di una battaglia a dir poco epica.

Agli albori: regno Intel, AMD come alternativa low-cost

Anche se la sfida sembra recente AMD fronteggia Intel dal 1975, quando “osò” presentare la CPU AMD C8080A, diretta concorrente della quasi omonima Intel 8080. All’epoca AMD produceva anche altre componenti hardware (in particolare memorie flash), gli investimenti di quest’azienda giovane erano molto diversificati e il settore CPU era solo uno dei tanti, al punto che nella lotta alle CPU Intel rimase in testa senza pensieri per numerosi anni.

Ma per veder accedersi la sfida bisogna aspettare la fine del millennio: nel 1999 AMD presenta i nuovi processori Athlon, nome che viene tutt’ora ricordato anche da chi magari ha posseduto solo Intel sui PC.

amd vs intel

Fase intermedia: AMD inizia a segnare importanti traguardi

I processori Athlon nel 2000 furono i primi a superare la frequenza di clock di 1 GHz, traguardo considerato difficilissimo da raggiungere solo fino a 5 anni prima. Furono raggiunti subito da Intel (passarono 2 giorni) con il Pentium 3 E pompato a 1 GHz, ma di solito la storia ricorda chi segna un traguardo per primo, non chi arriva di seguito. Lo smacco d’immagine (ma non di vendite) per Intel fu tale da portare quest’ultima a lavorare subito ad un erede di Pentium 3.

Nel 2001 le CPU AMD Athlon XP (per PC di casa) e AMD Athlon MP (per server) rosicchiarono tantissimo market share ad Intel viste le loro buone prestazioni, il costo enormemente più basso e la buona efficienza energetica.

AMD athlon xp_risultato

Ma AMD ricevette anche un aiuto inaspettato, un fatto poco noto al pubblico: la qualità e l’efficienza dei processori Intel calò vistosamente al punto che la produzione presso le fabbriche Intel fu interrotta più volte, ritardando le consegne dei nuovi Pentium 4 e degli ultimi Pentium 3; tutto merito del nuovo processo produttivo troppo difficile da gestire (0,13 micron).

Ormai la sfida era lanciata: AMD diminuì il distacco da Intel, senza mai vincere nel market share ma provando quantomeno a mettere i bastoni tra le ruote al colosso.

La svolta: AMD supera Intel nelle vendite

Nel 2003, proprio quando i processori Pentium 4 cominciavano a guadagnare performance incredibili, AMD tirò fuori il coniglio dal cilindro: il primo processore in grado di gestire istruzioni a 64bit, AMD Athlon 64.

AMD athlon 64_risultato

Le memorie RAM stavano diventando sempre più capienti e il limite dei 3 GB di RAM per processori a 32bit era ormai una minaccia: AMD decise di anticipare tutti (anche Microsoft stessa) garantendo la compatibilità con una tecnologia che a conti fatti prese effettivamente piede solo 2 anni dopo.

Non c’era un OS compatibile, non c’erano programmi, ma AMD decise di provarci comunque con i 64bit.

Il successo fu enorme: AMD prese oltre il 30% di share nel segmento CPU casalinghe nel 2004, portando Intel nel punto più basso della sua storia; il Pentium 4 Prescott era potentissimo (inarrivabile per gli AMD) ma scaldava come una stufa e consumava il doppio della concorrenza: tutti difetti che favorirono in maniera netta AMD visto che con le istruzioni a 32bit le sue CPU a 64bit lavoravano a frequenze minori senza intaccare troppo le performance totali, al punto che un AMD Athlon 64 a 2.0 GHz garantiva quasi le stesse performance di un Intel Pentium 4 a 3 GHz, costando la metà.

Ecco i risultati di vendita dell’anno 2004 nel settore CPU:

AMD market share

AMD in molti casi ha superato Intel!

Intel voleva arrivare a 3GHz a tutti i costi, senza ottimizzare gli altri aspetti della CPU: all’epoca le sue CPU erano potenza bruta e poco altro.

Le CPU AMD erano meno potenti, ma più ottimizzate: questo bastò a decretarne il successo.

L’arrivo delle “FX”, varianti spinte degli Athlon con moltiplicatore sbloccato e overclock alla portata di tutti, fu una gustosa ciliegina: le AMD salivano con le frequenze molto bene, al punto che i modelli AMD FX più potenti surclassavano i Pentium Extreme edition senza problemi.

Amd_Athlon64_fx_risultato

AMD era lanciatissima e molti analisti erano sicuri che di questo passo Intel avrebbe perso la leadership sulle CPU casalinghe. Ma….

Il declino: l’arrivo delle tecnologie multicore

Siamo del 2005, Intel ha perso gran parte del suo market share e nonostante sia ancora prima nel mercato sente il fiato sul collo di AMD.

Era necessaria una svolta, e aumentare i GHz all’infinito non erano la risposta che il mercato cercava. La tecnologia di miniaturizzazione dei transistor delle CPU aveva raggiunto un livello tale che ora era possibile inserire più core nella CPU al posto della singola: più potenza di calcolo a parità di frequenza.

Erano nate le CPU multi-core.

LEGGI ANCHE | Cosa significano multi-CPU, multi-core e Hyper-Threading?

In primis fu il Pentium D, una variante dual-core del Pentium 4; poi arrivarono i Core 2 duo e i Core 2 quad, con due e quattro core in una sola CPU.

intel-core-2

AMD improvvisamente non riuscì a tenere più il passo: nonostante anch’essa poco dopo si sia lanciata nel segmento delle CPU multicore con Athlon X2 e X4, le nuove CPU AMD non riuscirono ad ottenere lo stesso successo delle loro antenate per due motivi: l’aumento del consumo energetico (in passato punto di forza di AMD) e prestazioni deludenti rispetto alla controparte Intel, con distacchi prestazionali anche del 50%. Mentre in passato era possibile puntare su AMD risparmiando ed ottenendo delle ottime performance senza far rimpiangere Intel, col passare del tempo Intel ha letteralmente “doppiato” in prestazioni qualsiasi CPU AMD presentata (almeno con le configurazioni stock).

Intel si è ripresa tutto il mercato perso all’inizio del nuovo millennio, consolidando il successo delle sue CPU casalinghe, successo confermato anche con l’arrivo delle versioni “Core” più recenti (i3, i5 e i7) così ben ottimizzate ed adatte a tutti gli scenari che perfino un colosso come Apple, sempre restio a cambiare tecnologie consolidate, ha abbandonato le CPU PowerPC (specifiche per Mac) per abbracciare le Intel Core su tutti i suoi prodotti desktop.

intel core i3 i5 i7

Cosa ha contribuito all’insuccesso di AMD?

Difficile dirlo senza essere dirigenti dell’azienda, ma volendo supporre i motivi per cui ora AMD copre a malapena il 10% del market share (dopo aver avuto per un po’ oltre il 30%) troviamo:

  • produrre CPU è sempre più costoso: dai migliori materiali alle avanzatissime tecnologie per i transistor, costruire CPU comporta circa il triplo della spesa nel 2015 rispetto al 2001;
  • AMD non produce solo CPU: dal 2005 ha acquisito anche ATI, entrando nel mercato delle GPU;
  • gestire le risorse economiche su due fronti così impegnativi (CPU e GPU) non è affatto semplice, specie contro colossi come Intel e NVIDIA;
  • mancanza di novità di rilievo: qualsiasi novità tecnologica è passata prima da Intel, poi da AMD, nonostante in passato spesso e volentieri sia accaduto il contrario;
  • come già detto quasi tutte le nuove CPU AMD non offrono le stesse performance di una qualsiasi CPU Intel a parità di frequenza, core e cache; le CPU AMD restano ottime se si punta al risparmio, ma già un Pentium Anniversary Edition recente offre molta più potenza.

Forse non sono tutte le motivazioni, ma a mio avviso restano quelle più veritiere per descrivere il declino di un’azienda che aveva tra le mani la possibilità di battere Intel sul suo stesso campo.

Voler fare troppe cose tutte insieme spesso non è la scelta migliore: forse un’AMD senza il dipartimento grafico preso da ATI (senza le Radeon di mezzo insomma) poteva disporre di maggiori risorse per le CPU, e magari a quest’ora consiglieremmo una AMD Athlon FX x8 per giocare ai giochi rispetto ad un Intel Core i7.

Le GCPU moderne e l’affermazione di Mantle basteranno a risollevare AMD dallo stagno in cui è caduta? Difficile senza un grosso investimento di denaro.

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Niente più inviti per OnePlus One, OnePlus 2 nel Q3 2015 http://www.chimerarevo.com/smartphone/oneplus-one-senza-invito-two-q3-2015-186924/ http://www.chimerarevo.com/smartphone/oneplus-one-senza-invito-two-q3-2015-186924/#comments Mon, 20 Apr 2015 14:12:21 +0000 http://www.chimerarevo.com/?p=186924 L’avete amata, l’avete odiata, avete imprecato contro il suo sistema ad inviti: stiamo ovviamente parlando di OnePlus, l’azienda cinese che ha spiazzato l’intero universo degli smartphone presentando un vero e proprio top di gamma – il famigerato OnePlus One – … Continua

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L’avete amata, l’avete odiata, avete imprecato contro il suo sistema ad inviti: stiamo ovviamente parlando di OnePlus, l’azienda cinese che ha spiazzato l’intero universo degli smartphone presentando un vero e proprio top di gamma – il famigerato OnePlus One – ad un prezzo praticamente stracciato.

E’ proprio il sistema ad inviti ad aver contribuito per l’hype scatenatosi intorno a questo dispositivo: un oculato (e qualche volta mal funzionante) meccanismo di vendite controllate utile all’azienda per non produrre troppo e ritrovarsi con dispositivi invenduti; un sistema che ha visto per primo protagonista il passaparola, poi un preciso giorno della settimana (il Martedì).

Un sistema che a partire da oggi smetterà di essere (almeno provvisoriamente) utilizzato: in occasione del primo anniversario dello smartphone, OnePlus ha dichiarato di essere “matura abbastanza” per aprire a tutti le vendite del suo OnePlus One senza bisogno di invito; in parole povere, chiunque potrà recarsi in qualsiasi momento sul sito dell’azienda ed ordinare il suo smartphone senza fretta e senza paura di scadenze improvvise.

oneplus one - never settle

Contestualmente all’apertura delle vendite di One, l’azienda cinese ha annunciato anche il suo successore: si chiamerà (banalmente) OnePlus 2 e sarà presentato sul mercato a partire dal terzo trimestre del 2015. Ma… fareste bene a non esultare subito: dovrebbe trattarsi anche questa volta di un dispositivo dalle specifiche estremamente alte rivenduto ad un prezzo estremamente competitivo… tuttavia per il secondo capitolo vedremo rientrare il sistema di vendite ad inviti.

In poche parole è molto probabile che le vendite di OnePlus 2 saranno un déjà-vu delle vendite di OnePlus One, durante le quali un po’ tutti hanno lottato per accaparrarsi un invito e mettere le mani sul promettente ed invitante dispositivo. Bocche ancora cucite sulle specifiche hardware o sul sistema operativo – che con ogni probabilità sarà Oxygen OS – ma una cosa è certa: neanche questa volta le parolacce saranno risparmiate proprio a causa del sistema ad inviti.

Pronti per questa nuova avventura?

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Facebook, addio al 'Like Box' dal prossimo Giugno http://www.chimerarevo.com/internet/facebook-addio-al-like-box-dal-prossimo-giugno-186919/ http://www.chimerarevo.com/internet/facebook-addio-al-like-box-dal-prossimo-giugno-186919/#comments Mon, 20 Apr 2015 10:15:49 +0000 http://www.chimerarevo.com/?p=186919 La comparsa dei cosiddetti plugin sociali ha aiutato notevolmente tutti coloro che desideravano associare il profilo della propria pagina Facebook ad un sito web: incorporando poche righe di codice, infatti, è possibile dedicare una parte della pagina web alla visualizzazione di … Continua

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La comparsa dei cosiddetti plugin sociali ha aiutato notevolmente tutti coloro che desideravano associare il profilo della propria pagina Facebook ad un sito web: incorporando poche righe di codice, infatti, è possibile dedicare una parte della pagina web alla visualizzazione di un badge riassuntivo della relativa pagina Facebook, con pochissimo sforzo e senza particolari artifici.

Questo “badge riassuntivo” è conosciuto col nome di Like Box e corrisponde a qualcosa di simile, che sicuramente avrete visto in giro per il web:

Selezione_012

In pratica usando il Like Box è possibile dare un like immediato alla pagina, visualizzare parte degli utenti che hanno già espresso la propria preferenza e, eventualmente, visualizzare una parte delle notizie presenti sulla pagina Facebook stessa. Ebbene, a partire dal 23 Giugno 2015 Facebook interromperà il supporto al Like Box per favorire la nuova Graph API 2.3. In parole povere, ciò significa che il box sociale smetterà di funzionare e non sarà più visualizzato sulle pagine web.

facebook-like-box-warning

L’utente potrà comunque scegliere di sostituirlo con il nuovo “Page Plugin” (immagine in basso), che si prefigge il medesimo scopo ma ha un aspetto più moderno ed è basato proprio sulla nuova Graph API 2.3. Oltre allo stream di notizie e agli avatar di chi ha già dato il “Like”, il Page Plugin può visualizzare anche l’immagine di copertina associata alla pagina di Facebook.

facebook-page-plugin

La sostituzione non sarà tuttavia automatica: il webmaster dovrà eliminare il vecchio codice del Like Box sostituirlo con il nuovo codice del Page Plugin, codice che può essere generato in maniera semplicissima utilizzando l’apposita piattaforma offerta da Facebook reperibile dal link in basso.

LINK | Facebook Page Plugin (Facebook ufficiale)

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Sony Xperia Z4 http://www.chimerarevo.com/schede-tecniche/sony-xperia-z4-186914/ http://www.chimerarevo.com/schede-tecniche/sony-xperia-z4-186914/#comments Mon, 20 Apr 2015 09:53:03 +0000 http://www.chimerarevo.com/?post_type=prodotti&p=186914 Sony Xperia Z4 è uno smartphone con display da 5.2” e risoluzione 1920 x 1080 pixel, dotato di sistema operativo Android 5.0 Lollipop. Il processore è un Qualcomm MSM8994 Snapdragon 810 Quad-Core Cortex-A53 & Quad-Core Cortex-A57 affiancato da 3 GB di … Continua

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Sony Xperia Z4 è uno smartphone con display da 5.2” e risoluzione 1920 x 1080 pixel, dotato di sistema operativo Android 5.0 Lollipop. Il processore è un Qualcomm MSM8994 Snapdragon 810 Quad-Core Cortex-A53 & Quad-Core Cortex-A57 affiancato da 3 GB di RAM e memoria interna pari a 32/64 GB, espandibile tramite microSD fino a 128 GB. Sony Xperia Z4 dispone di fotocamera frontale da 5.1 MP e posteriore da 20.7 MP; la batteria ha una capacità di 2930 mAh.

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Cosa è TSU, il social network che fa... guadagnare? http://www.chimerarevo.com/internet/quanto-guadagna-tsu-social-186908/ http://www.chimerarevo.com/internet/quanto-guadagna-tsu-social-186908/#comments Mon, 20 Apr 2015 09:36:30 +0000 http://www.chimerarevo.com/?p=186908 Premessa: in questo articolo non troverete nessun tipo di referral di Chimera Revo né degli autori che contribuiscono ai contenuti per l’iscrizione a TSU. In tempi di crisi come quelli che stiamo vivendo, avere una fonte di guadagno facile fa sempre comodo: … Continua

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Premessa: in questo articolo non troverete nessun tipo di referral di Chimera Revo né degli autori che contribuiscono ai contenuti per l’iscrizione a TSU.

In tempi di crisi come quelli che stiamo vivendo, avere una fonte di guadagno facile fa sempre comodo: quale cosa può essere effettivamente migliore di unire l’utile al dilettevole? E’ su questa scia che nasce TSU, una nuova piattaforma sociale che permette ai propri utenti di guadagnare semplicemente condividendo i propri contenuti.

TSU è una piattaforma ad invito che premia l’attività sociale per tutti gli utenti. Potrete condividere foto, video e qualsiasi altro contenuto con i vostri amici ed i vostri followers.

La prima cosa da sottolineare è che TSU è una piattaforma ad invito, per cui è possibile iscriversi soltanto se si possiede un referral da parte di un amico o conoscente (non è difficile trovarne in rete poiché anche colui che “invita” guadagnerà sulle iscrizioni, capirete tra breve come); per il resto, fatta eccezione delle pagine e dei gruppi (che su TSU non esistono), i meccanismi sono del tutto simili a quelli di Facebook: liste amici, persone da seguire ed una timeline – su cui però compare l’attività completa dei propri contatti, senza nessun tipo di algoritmo selettivo - per visualizzare i contenuti.

tsu

Iscriversi è piuttosto semplice: basterà usare un link referral (oppure recarvi al link in basso armati dell’identificativo dell’amico che vi “inviterà” al social network e cliccare su Join), inserendo nell’apposito form la propria email ed un minimo di dati personali.

LINK | TSU – Join the Community

Il gioco è a questo punto fatto: basterà seguire la classica procedura di convalida via email e, una volta effettuato il primo accesso, attivare la monetizzazione cliccando sull’apposita voce “Bank”. I guadagni iniziano fin da subito, basterà condividere contenuti un po’ come succede su Facebook – foto, stati personali, link e quant’altro – e far sì che altri amici si iscrivano col proprio referral.

Ora la domanda da un miliardo di dollari: quanto si guadagna con TSU? A questo non è possibile dare una risposta semplice, poiché a detta degli amministratori la quantità di denaro guadagnata dipende soprattutto dalla qualità dei contenuti condivisi. 

Ciò che viene resa nota è la ripartizione dei guadagni: ciò che TSU “paga” per ogni post viene suddiviso secondo una precisa percentuale, così da “riconoscere” i meriti a chiunque abbia contribuito a popolare la comunità. Ad esempio, se i contenuti condivisi da voi generano 100 dollari al giorno, la quantità viene ripartita come segue:

  • 10 dollari sono trattenuti da TSU (10%);
  • 30 dollari vanno all’amico X che vi ha invitato (30%);
  • 10 dollari vanno all’amico Y che ha invitato l’amico X (10%);
  • 5 dollari vanno all’amico Z che ha invitato l’amico Y (5%);
  • 45 dollari vanno a voi (45%);

Insomma, una catena di guadagni che permette a ciascuno di mangiare la propria “fetta di torta” scatenando così una sorta di meccanismo “meritocratico”. Gli amministratori di questa rete sociale sottolineano che la macchina della monetizzazione si basa sulla qualità effettiva dei contenuti condivisi, aggiungendo chiaramente che TSU è una piattaforma che trova come fonte primaria di guadagno la visualizzazione degli annunci pubblicitari e che il 90% degli introiti generati dai contenuti condivisi “va alla comunità”.

Da sapere inoltre che:

  • TSU impone dei limiti: possono essere creati giornalmente un massimo di 24 post e condivisi, sempre giornalmente, un massimo di 8 contenuti (non protetti da copyright né contenenti allusioni esplicite al sesso o alla violenza);
  • è possibile aggiungere al massimo 5000 amici e seguire 1000 persone;
  • non è possibile monetizzare qualora gli annunci sulle pagine di TSU siano bloccate da un adblocker;
  • bisogna raggiungere almeno 100 dollari per inviare la richiesta di pagamento;

Consigliando chiaramente una bella lettura della privacy policy prima di procedere all’iscrizione, vi chiediamo: secondo voi è questo il meccanismo sociale del futuro? Vi siete già iscritti? Vi iscriverete a TSU come “alternativa” al vostro attuale social network preferito oppure lo userete esclusivamente come eventuale fonte di guadagno aggiuntivo?

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Tastiere Bluetooth per smartphone e tablet: guida all'acquisto http://www.chimerarevo.com/hardware/tastiere-bluetooth-per-smartphone-acquisto-174074/ http://www.chimerarevo.com/hardware/tastiere-bluetooth-per-smartphone-acquisto-174074/#comments Sun, 19 Apr 2015 17:30:54 +0000 http://www.chimerarevo.com/?p=174074 Gli attuali smartphone e tablet sfoggiano un bel design anche grazie alla tecnologia touch-screen, che ha reso i device più piccoli ed eleganti da essere usati con un solo tocco di mano. La scomparsa della tastiera ha permesso allo schermo … Continua

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Gli attuali smartphone e tablet sfoggiano un bel design anche grazie alla tecnologia touch-screen, che ha reso i device più piccoli ed eleganti da essere usati con un solo tocco di mano. La scomparsa della tastiera ha permesso allo schermo di espandersi lungo tutta la superficie dei dispositivi e, di conseguenza, l’estetica ne ha ricavato grandi benefici.

E se vogliamo utilizzare i tasti fisici? Se vogliamo trasformare il nostro tablet o smartphone in un mini-PC occasionale? Per scrivere rapidamente o anche semplicemente scrivere su un blog/sito, molto spesso conviene affidarsi ad una normale tastiera, non certo alla tastiera su schermo.

Per risolvere il problema dobbiamo solo di abbinare una tastiera Bluetooth al nostro smartphone oppure al tablet e scrivere normalmente come fossimo davanti ad un PC: se gestite un blog o un sito, la vostra produttività ne risentirà in maniera positiva della presenza di una QWERTY dedicata.

tastiere bluetooth per smartphone

 

Di seguito vi consiglieremo le migliori tastiere Bluetooth per smartphone e tablet, da usare su qualsiasi dispositivo dotato connettività Bluetooth (sia Android che Apple/Windows Phone).

Tastiere Bluetooth per smartphone e tablet: guida all’acquisto

iTek 425tb Mini Tastiera (38 €)

tastiere bluetooth per smartphone

Questa tastiera a dispetto dell’immagine è molto compatta, potrà accompagnare facilmente i vostri device portatili. Oltre ad integrare i normali tasti per scrivere include anche un piccolo touchpad. Il suo raggio è di appena 2 metri, per i device portatili bastano e avanzano.

AMAZON.IT | iTek 425tb Mini Tastiera Bluetooth

Rii Mini Elegance (34 €)

81J1FGZAbkL._SL1500_

Se volete qualcosa di molto piccolo ma elegante questa mini tastiera retroilluminata andrà benissimo.

Integra un layout italiano, un touchpad ed un puntatore laser rosso per le conferenze. Le sue dimensioni compatte permettono di tenerla anche tra le mani ed i tasti gommati rilasciano una gradevole sensazione al tatto.

AMAZON.IT | Rii Mini Elegance Bluetooth

Logitech Tablet Keyboard (38 €)

Selezione_200_risultato

Leggera, versatile, pratica. Questa combinazione di tastiera e supporto è stata progettata per offrire semplicità di trasporto, rapidità di utilizzo e per aggiungere un tocco di praticità a tutti i luoghi in cui utilizziamo il tablet.

Durante il trasporto, la custodia protegge la tastiera e durante la scrittura funge da stand. Una delle più eleganti e piacevoli da utilizzare.

AMAZON.IT | Logitech Tablet Keyboard

Microsoft PL2 Wedge Mobile Keyboard (58 €)

microsoft

Tra le migliori tastiere Bluetooth per smartphone e tablet! Microsoft ha svolto un ottimo lavoro su questo prodotto, soprattutto se desiderate una tastiera che vi offra un’esperienza molto simile a quella che utilizzate da desktop.

Anche il design è davvero riuscito, in più include una utile cover anteriore per il trasporto che all’occorrenza funziona anche da stand per tenere sollevati smartphone e tablet.

AMAZON.IT | Microsoft PL2 Wedge Mobile Keyboard Bluetooth

Magic Cube Proiettore virtuale Tastiera laser (160 €)

cube-laser

Questa non può essere definita una delle tante Tastiere Bluetooth per smartphone. Questo piccolo cubo consente di proiettare i tasti su qualsiasi superficie grazie alla tecnologia laser e digitare come se stesse usando una normale keyboard fisica, una tecnologia molto simile all’ologramma.

Le sue piccole dimensioni permettono di trasportarlo con la massima semplicità. Basta una superficie orizzontale e liscia per scrivere!

AMAZON.IT | Magic Cube Laser Proiettore virtuale Tastiera Bluetooth 

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Il peggio di lavorare con Google secondo alcuni (ex) dipendenti http://www.chimerarevo.com/internet/lavorare-google-peggio-dipendenti-152765/ http://www.chimerarevo.com/internet/lavorare-google-peggio-dipendenti-152765/#comments Sun, 19 Apr 2015 16:30:34 +0000 http://www.chimerarevo.com/?p=152765 Lavorare in Google, ovvero una delle più potenti aziende di tecnologia di tutti i tempi, è un sogno per tutti gli addetti e gli entusiasti del mondo IT: una voce “Esperienza in Google” potrebbe rendere davvero pesante un curriculum vitae … Continua

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Lavorare in Google, ovvero una delle più potenti aziende di tecnologia di tutti i tempi, è un sogno per tutti gli addetti e gli entusiasti del mondo IT: una voce “Esperienza in Google” potrebbe rendere davvero pesante un curriculum vitae già di tutto rispetto, oltre che rappresentare un’occasione difficilmente ripetibile per la propria carriera ed esperienza personale.

Google come il paradiso, quindi, visto dagli occhi esterni di chi non ha mai messo piede nei suoi uffici: siamo sicuri che i suoi impiegati (ed ex tali) pensino la stessa cosa?

Secondo questo thread di Quora la risposta è… no. Dall’esterno potrebbe sembrare tutto perfetto e candido come un batuffolo d’ovatta appena uscito dalla propria scatola, eppure – da dire, come tutti i posti di lavoro del mondo – anche Big G ha i suoi scheletri nell’armadio.

Dietro le porte del colosso tecnologico non tutto va sempre come dovrebbe ed alcuni ex impiegati (ed impiegati attuali) ne danno conferma: da sindromi di Peter Pan a staff sottovalutato, passando per ingegneri superbi… Google non è esente da quei piccoli problemi che si presentano in qualsiasi ufficio al giorno d’oggi. Con la sola differenza che sospettarlo è una cosa, saperlo fa sempre effetto.

Ad esempio, uno degli ex dipedenti ha dichiarato che in Google vi sono sì persone di qualità, ma vengono “relegati” in lavori per i quali non avrebbero in realtà bisogno di tutte le qualifiche che posseggono:

La parte peggiore di lavorare a Google, per molte persone, è che [gli impiegati] sono sovra-qualificati per il lavoro che effettivamente svolgono. Google ha una soglia altissima per le assunzioni a causa del calibro del brand, gli stipendi, i premi e la cultura positiva. Di conseguenza assumono scaglioni di candidati brillanti anche per ruoli di basso livello.

Lavorare con Google

A dar man forte all’affermazione precedente arriva un secondo impiegato, che afferma

Vi sono studenti provenienti dai 10 migliori college che danno supporto tecnico per gli ads di Google, o rimuovono manualmente contenuti segnalati da Youtube, o scrivono codice di base per testare il colore di un tasto su un sito.

Ma, come conferma un ex impiegato, esiste anche giustizia: nonostante Google ad oggi sia un’azienda enorme…

Era semplice essere promossi se si lavorava ai progetti giusti e nella maniera giusta.

Eppure non è così semplice far sentire la propria voce, come afferma un altro ex:

Ho lavorato per 3 anni in Google ed è stato molto difficile andarmene, ma c’è stato un grosso fattore che mi ha aiutato a prendere la decisione – l’impatto che avrei potuto avere sull’azienda come individuo era minimo. […] Google è una macchina che stampa soldi grazie ad AdWords. A meno che non siate ingegneri dal talento pazzesco e riusciate a creare qualcosa di nuovo, è probabile che rimarrete semplicemente individui che, armati di una lattina d’olio, lubrificano gli ingranaggi di quella macchina.

Esistono comunque ingegneri ed ingegneri: c’è tanta arroganza e minore sostanza, come afferma un quarto ex impiegato:

Sfortunatamente, al contrario di quanto si pensi, credo che il livello medio degli ingegneri di Google sia mediocre. E arrogante, tra l’altro. Tutti credono di essere migliori rispetto ai propri vicini. Per cui è difficile discutere dei problemi a meno che non stiate parlando con qualcuno che vi siete fatto amico. Le discussioni obiettive sono abbastanza rare poiché tutti difendono il proprio territorio, e non sono interessati alle opinioni altrui a meno che non si tratti di “Dei Importanti”.

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Infine, i tre commenti che – personalmente – reputo più importanti quanto forti: il primo riguarda le cosiddette “promesse”, l’impiegato in questione consiglia a tutti di farsi mettere qualsiasi cosa nero su bianco…

Se state per prendere un lavoro a Google negoziate tanto, chiedete, e assicuratevi che sia messo TUTTO per iscritto. Google fa un sacco di promesse vaghe che sembra non mantenere.

…e qualcun altro sembra considerare i Google-boys come tanti Peter-Pan:

Sembra l’Isola che non c’è – le persone non crescono mai. Bevono a tutte le ore, socializzano costantemente, giocano, e poche altre cose che non c’entrano con il lavoro.

Infine l’ultimo ex impiegato preso in esame che, evidentemente, svolgeva lavoro di consulenza esterna:

Se lavorate per un lavoro temporaneo in Google [per parte di terzi], la cosa peggiore è l’altezzosità di coloro che lavorano per la VERA Google. Sembrano pensare che chiunque non lavori per Google come loro sia in qualche modo mentalmente e moralmente inferiore.

Di certo tutti i commenters non le hanno mandate a dire al colosso di Mountain View! Come vi ho detto all’inizio tutto ciò potrebbe per un attimo lasciare scossi… ma, guardiamoci intorno, esiste davvero il posto di lavoro perfetto?

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Cos'è il Bitcoin? Guida completa alle monete virtuali http://www.chimerarevo.com/internet/bitcoin-guida-completa-174219/ http://www.chimerarevo.com/internet/bitcoin-guida-completa-174219/#comments Sun, 19 Apr 2015 15:30:17 +0000 http://www.chimerarevo.com/?p=174219 In giro non si parla d’altro che di Bitcoin, la nuova moneta virtuale pronta a rivoluzionare completamente il mondo dell’economia e dell’informatica. Il loro valore sale di ora in ora e si è assestato ormai su cifre molto interessanti; contemporaneamente … Continua

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In giro non si parla d’altro che di Bitcoin, la nuova moneta virtuale pronta a rivoluzionare completamente il mondo dell’economia e dell’informatica.

Il loro valore sale di ora in ora e si è assestato ormai su cifre molto interessanti; contemporaneamente nascono i “minatori” del Web, cresce la febbre, qualcuno è riuscito anche a prendere qualche bitcoin (anche solo pochi centesimi).

cos'è il bitcoin

Se ancora si fa fatica a capire bene di cosa si parla, ecco una breve guida su cos’è il Bitcoin: domande e risposte per capire cosa sono, come funzionano e magari capire se sono un buon affare o l’ennesima truffa speculativa.

Cos’è il Bitcoin?

La risposta più diffusa è: Bitcoin è una moneta virtuale; non è esatto o meglio, non basta per spiegare cosa sia.

Bitcoin è in primo luogo un network finanziario online, usato per inviare un pagamento da una persona all’altra. È  pressapoco simile ad altri sistemi di pagamento online, ad esempio Skrill e PayPal.

Ci sono almeno due differenze fondamentali rispetto a PayPal (preso come esempio di paragone):

  • Bitcoin è decentralizzato: nessuna banca o ente finanziario ha il controllo del network di Bitcoin, mentre Paypal e servizi simili appartengono a società e multinazionali che amministrano a beneficio degli azionisti. Non c’è nessun CEO o direttore di Bitcoin.
  • Bitcoin è unico perché fornisce per le transazioni e paga le percentuali con la sua moneta, il bitcoin appunto. Paypal usa le valute tradizionali (dollari, euro, yen).

La rete Bitcoin ha una struttura peer-to-peer simile a BitTorrent: centinaia di computer, in tutta la rete, lavorano in ogni momento collegati per portare avanti le transazioni Bitcoin. È evidente quindi che ci troviamo davanti un network finanziario “aperto” dove si scambia valuta virtuale.

Per creare servizi basati sul Bitcoin non c’è bisogno di seguire nessuna procedura complessa, come invece capita spesso con i sistemi bancari tradizionali: non ci sono le restrizioni delle monete classiche non avendo confini né padroni, è la “moneta di tutti”.

Perché Bitcoin usa una moneta virtuale dedicata?

Da fuori sembra di tornare all’origine del mercato di scambio: un cliente vuole un servizio e lo paga in bitcoin chi fornisce questo servizio sul network Bitcoin. L’intera rete Bitcoin è tenuta su da una serie di PC che offrono la loro CPU per effettuare le transazioni; questi ultimi vengono pagati per ogni transazione supportata (la percentuale varia in base al numero di PC connessi).

Sembra che finora la rete funzioni; sta crescendo a vista d’occhio. Ma come moneta è abbastanza instabile (ha perso perfino il 90% del suo valore tra giugno e ottobre del 2011).

Al momento ci sono circa 19 milioni di bitcoin in circolazione.

Per cosa si usano i bitcoin?

Ci sono società che lavorano e guadagnano percentuali solo gestendo le transazioni in Bitcoin, altre la adottano come moneta di scambio. Ci sono ristoranti e negozi che vendono i loro prodotti in cambio di Bitcoin, e la usano a loro volta come una moneta normale.

Poi c’è anche chi lo usa in modo illecito: c’è chi lo usa (si stima oltre il 70% delle transazioni) per comprare armi e droga online senza essere rintracciato.

All’occorrenza può diventare un mezzo di pagamento internazionale, più veloce e meno costoso di quelli già esistenti, alla “Western Union”.

Chi ha inventato Bitcoin?

Non si sa al momento. C’è una persona che si fa chiamare “Satoshi Nakamoto”, ma nessuno lo conosce di persona: il nome è giapponese, ma non ci sono altre informazioni al riguardo.

Ha collaborato nella creazione di Bitcoin nel gruppo iniziale (i fondatori), ma solo via chat. La sua ultima apparizione risale al 2011 ma ormai il suo “gioiello” ha spiccato il volo in autonomia, non c’è più bisogno del suo intervento.

La rete si autoalimenta creando nuovi Bitcoin fino al tetto massimo previsto.

Chi amministra Bitcoin?

Le redini sono passate nelle mani di Gavin Andresen, che è il capo sviluppatore del progetto.

Link | Wikipedia

download

Andresen lavora per conto della Bitcoin Foundation, che è la cosa più vicina a una struttura pubblica a cui rivolgersi. Non lavora in una banca: lui e i suoi collaboratori gestiscono solo una parte delle transazioni Bitcoin (sono dei minatori alla fine) e fanno in modo che esse avvengano regolarmente.

Da dove vengono i bitcoin? Come funziona una transazione?

In un sistema convenzionale è la banca centrale che crea nuova moneta. Lo fa la Banca Centrale Europea nel caso dei paesi dell’ Eurozona.

Nel mondo di Bitcoin, invece, la banca centrale non esiste. Come si fa a creare moneta allora? La trovata è ingegnosa e complicata, difficile da spiegare in poche parole.

Partiamo dall’ovvio: Bitcoin collega centinaia di computer sparsi in tutta la rete che lavorano per processare le transazioni che avvengono sulla rete Bitcoin (offrono parte del calcolo della CPU, GPU o di schede dedicate).

Questi computer si chiamano “miner”, cioè minatori. Il processo di trattamento delle transazioni si chiama “mining”, cioè estrazione (i riferimenti al mondo delle miniere non sono casuali).

Ma come si crea moneta? Come si sfrutta?

Come nelle miniere i metalli non vengono creati, ma “estratti” dalla roccia, lo stesso vale per i bitcoin.

Ogni 10 minuti un “miner” di Bitcoin riceve una “percentuale” (un premio) per il carico computazionale che ha offerto per tenere su le transizioni. Questa percentuale viene pagata direttamente in bitcoin generati dal network, che crea così nuova moneta.

Chi paga quindi i minatori?

Nessuno, si “pagano da soli“: il network stesso genera questa nuova moneta per pagare i minatori in base al premio attivo e al contributo offerto al network.

Ecco la rappresentazione grafica che spiega come funziona una transazione su Bitcoin.

La transazione originale è in rosso.

cos'è il bitcoin

I minatori guadagnano offrendo la loro CPU (o almeno una parte di essa) per gestire ed elaborare le transazioni in atto. Oltre alla CPU possono essere usate le schede video o delle schede costruite per lo scopo.

I Bitcoin accumulati dai negozianti e dai minatori possono essere in qualsiasi momento “spesi”, trasformando qualsiasi interprete del mondo Bitcoin in un potenziale “Utente” che spende i bitcoin accumulati. Con questo sistema basta un negozio, un utente e un minatore per avviare l’intero network.

La ricompensa del network per ogni transazione effettuata è di 25 bitcoin (Agosto 2014), da dividere con tutti i minatori che hanno contribuito a tenere su la transazione: visto ormai l’elevatissimo numero di minatori i guadagni reali per singolo minatore con una CPU quad-core classica o una NVIDIA GTX 770 possono essere nell’ordine di centesimi di bitcoin.

Ogni quattro anni, però, la percentuale offerta per ogni transazione si dimezza perché i bitcoin non sono infiniti. Dal 2009 al 2012 era di 50 bitcoin, ora è di 25; nel 2016 sarà di 12,5 bitcoin e così via.

Come accennato il numero di bitcoin è studiato per essere limitato, non possono essere creati altri “soldi” oltre a quelli supportati dall’intera rete.

La rete Bitcoin supporta liquidità virtuale massima di 21 milioni di bitcoin. Al momento sono circa 12 milioni di bitcoin in circolazione e l’immissione di nuova liquidità diminuirà costantemente con il passare del tempo. Si calcola che con questo ritmo di crescita i bitcoin finiranno nel 2160.

In alternativa si può “fare soldi” senza minare nuova moneta: semplicemente si può far pagare una commissione per la transazione effettuata sul proprio sistema; garantendo per esempio maggiore CPU riservata e una connessione molto veloce l’utente sarà ben disposto ad aggiungere qualche centesimo di bitcoin alla transazione finale, soldi che finiranno in tasca al minatore che si è fatto carico della transazione (offrendo la propria CPU per gestirla). Queste commissioni possono sommarsi al soldi minati normalmente con il sistema, garantendo entrate molto superiori se si hanno gli strumenti giusti.

Questa commissione non crea nuova moneta, ma “ricicla” quella già esistente: con il diminuire dei bitcoin questo metodo diventerà l’unico conveniente per guadagnare qualche bitcoin senza troppa fatica e senza “minare”.

I minatori più bravi attualmente in circolazione riescono a racimolare 2-4 bitcoin al giorno proprio grazie all’utilizzo del sistema misto (minano bitcoin con hardware da decine di migliaia di euro + si fanno pagare una commissione per riservare tutte le loro risorse con una linea da 100 mega per la transazione).

Il limite di 21 milioni è un problema? La deflazione può provocare problemi?

Sulla carta non è un problema, perché funziona in modo del tutto diverso rispetto alle valute tradizionali.

Al momento, salari, mutui, affitti e altri investimenti finanziari a lungo periodo vengono pagati in Euro (in Europa). Se il valore dell’Euro salisse in modo del tutto inaspettato, ci sarebbero problemi: i datori di lavoro si troverebbero a dover tagliare posti di lavoro, gli affittuari avrebbero problemi a pagare i mutui. Il risultato è la recessione (ancora in atto con i sistemi monetari tradizionali).

Bitcoin non soffre degli effetti della recessione perché nessuno usa Bitcoin in questo modo, non è una moneta nata per pagare “servizi a lungo periodo”.

Pensateci: chi firmerebbe un contratto promettendo di ripagare un prestito di 100 bitcoin in 10 anni o di farsi pagare una cambiale in bitcoin visto che tale moneta può perdere anche il 90% del valore in pochi mesi?

Nemmeno i dipendenti della Bitcoin Foundation si fanno pagare gli stipendi in bitcoin. Per questo motivo le fluttuazioni di valore nel mondo di Bitcoin non crea gli stessi problemi che ci sono in ogni altro sistema di valute.

È una valuta che si presta solo per acquisti nel breve periodo (acquisto di un bene o di un servizio online): non si presta affatto bene ad essere depositata in banca o usata per pagare mutui o stipendi.

Se volessi accumulare dei bitcoin, come posso fare?

Ci sono diversi modi:

  • diventare un “minatore” puro: questa procedura è sconsigliabile per i principianti, visto che è richiesta ormai una potenza computazione di almeno 1000 PC in parallelo per generare abbastanza Bitcoin da poter spendere in poco tempo;
  • diventare un minatore e contemporaneamente farsi pagare una commissione per il transito: procedura già più facile, ma necessita di alcune rinunce non da poco; per essere “allettanti” e attirare utenti che pagano la commissione dovete avere almeno una connessione da 50 Mega e riservare quasi tutta la CPU alle transazioni;
  • comprarli, scambiandoli con moneta convenzionale. Ci sono siti appositi e sono arrivati anche in Italia dei bancomat di Bitcoin. Al momento il cambio non è favorevole: un Bitcoin vale circa 427 Euro (Agosto 2014).

Ecco un sito che spiega come diventare un minatore agguerrito (sito in inglese):

LINK | Diventare un minatore

Ecco invece un sito dove poter comprare Bitcoin pagando in Euro o Dollari Statunitensi:

LINK | Comprare e vendere Bitcoin

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La storia dei flop: HD DVD http://www.chimerarevo.com/internet/hd-dvd-flop-147744/ http://www.chimerarevo.com/internet/hd-dvd-flop-147744/#comments Sun, 19 Apr 2015 14:30:46 +0000 http://www.chimerarevo.com/?p=147744 Correva l’anno 2002, l’esigenza di avere supporti di memorizzazione “accessibili a tutti” sempre più grandi iniziava a farsi strada: le dimensioni dei giochi aumentavano notevolmente, senza poi contare che iniziavano a far capolino i bellissimi (ma onerosissimi in termini di … Continua

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Correva l’anno 2002, l’esigenza di avere supporti di memorizzazione “accessibili a tutti” sempre più grandi iniziava a farsi strada: le dimensioni dei giochi aumentavano notevolmente, senza poi contare che iniziavano a far capolino i bellissimi (ma onerosissimi in termini di spazio) video digitali in altissima definizione… Insomma, l’ormai consolidata realtà del DVD non bastava più ed il bisogno di espandere i limiti fisici dei supporti ottici iniziava ad essere una realtà da affrontare.

Fu così che, un po’ in sordina, nacque quello che oggi conosciamo come lo standard Blu-Ray: l’aspetto era quello di un classico CD/DVD ma, dietro le quinte, l’azione era quella di un costoso processo di scrittura a laser blu che permetteva praticamente di scrivere ben 25GB di dati su un singolo livello e di poter arrivare fino a quattro livelli - alzando il limite massimo di memorizzazione alla bellezza di 100GB – ben oltre i 4.7GB di capienza massima di un livello DVD.

Mentre lo sviluppo dello standard Blu-Ray procedeva lento ma inesorabile, un secondo candidato standard nasceva però dalle fabbriche di nomi ben noti quali Toshiba, Nec e Sanyo: parliamo del ben più economico HD-DVD, definito per la prima volta nel 2002 e portato alla ribalta durante il CES 2006 da Toshiba.

Prezzo minore, più successo? Tutt’altro: inizialmente supportato dalla stessa Toshiba – che vi investì nella produzione di lettori dedicati – ed abbracciato anche dall’allora predominante Microsoft, a causa di alcuni intrighi e tradimenti l’HD-DVD proprio non ce l’ha fatta… rivelandosi un tagliente e rumoroso FLOP.

In breve…

Promotore: Toshiba / Nec / Microsoft
Nome servizio / Prodotto: HD DVD
Categoria: Supporti Digitali
Data di nascita: Aprile 2002, con ufficializzazione il 31 Marzo 2006
Data di morte: 19 Febbraio 2008
Cause: Sony, il “Blu-Ray” ed i tradimenti delle major cinematografiche

 

Correva l’anno 2002 quando un gruppo di progettisti indipendenti decise di staccarsi dal “branco principale” – il cui obiettivo era creare lo standard che oggi chiamiamo BluRay – e rispondere alla costosissima modalità di scrittura a laser blu con una modalità di scrittura su supporto ottico decisamente più economica: l’idea dell’HD DVD fu adottata ed abbracciata da alcuni pezzi grossi di Toshiba, Nec e Sanyo, aziende che finanziarono il progetto e contribuirono a perfezionare le modalità di scrittura stesse grazie ad una buona base di testing.

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HD DVD Dual Layer (Toshiba)

Questo processo di perfezionamento – parallelo allo sviluppo del Blu-Ray – durò quasi 4 anni. E’ comunque d’obbligo segnalare che, durante la prima metà dell’anno 2005, era chiaro che la convivenza di HD-DVD e Blu-Ray avrebbe portato ad un’autentica guerra tra standard, ragion per cui le due parti - Blu-ray Disc Association e DVD Forum - tentarono di negoziare: l’obiettivo era raggiungere un compromesso che rendesse processi di produzione e piattaforme di sostegno validi per entrambe le aziende, al fine di raggiungere l’accordo su un solo standard che andasse bene per tutti.

Come avrete immaginato, il 22 Agosto 2005 fu annunciato ufficialmente che le negoziazioni erano fallite e che ognuno avrebbe camminato per la propria strada e con i propri alleati.

Lo standard HD DVD, forte del sostegno di Toshiba e di una potentissima Microsoft, arriverà soltanto l’anno dopo nel mercato consumer: ad introdurlo è proprio Toshiba con la commercializzazione del primo lettore HD DVD da tavolo, che sarebbe stato commercializzato inizialmente in Giappone al prezzo di 799 dollari e sarebbe arrivato successivamente sul mercato statunitense ad un prezzo variabile tra 499 e 699 dollari.

Modulo HD DVD per Xbox 360 - Microsoft

Modulo HD DVD per Xbox 360 (Microsoft)

Il supporto delle due major, il prezzo accessibile, la successiva adozione di Microsoft – che avrebbe progettato e commercializzato un modulo di lettura (acquistabile separatamente) per la sua Xbox 360 - e la decisione di alcune case cinematografiche (del calibro di Warner Bros e Paramount Pictures) di distribuire parte del proprio bagaglio video in formato HD DVD sembravano far prevalere la creatura di Toshiba: così non fu, i numeri non tardavano ad arrivare.

Nel Dicembre del 2006 erano stati venduti appena 120.000 riproduttori e  150.000 unità HD-DVD per Xbox 360 su tutto il suolo statunitense, Toshiba l’anno successivo abbassò il costo di un noto lettore HD-DVD (il Toshiba HD-A2)  ad una cifra inferiore a 100 dollari e, alla fine del 2007, si parlava di circa 1.000.000 di dispositivi HD DVD venduti - misti tra lettori da tavolo e moduli per Xbox 360.

C’era un motivo ben preciso all’inizio della fine.

Lo standard Blu-Ray aveva trovato dall’altra parte un fortissimo alleato: si tratta di Sony, che ebbe la vincente idea di integrare un lettore Blu-Ray nella PlayStation 3 (differentemente da quanto fatto da Microsoft, che richiedeva un acquisto separato). La sempre crescente diffusione della console nipponica (10 milioni di unità vendute al termine del 2007, dieci volte il numero dei dispositivi HD-DVD), coadiuvata da un “improvviso” calo di prezzo della stessa, ebbe come diretta conseguenza la fiducia di molte case di produzione cinematografica, senza poi contare che gran parte dei giochi per PlayStation 3 venivano distribuiti esclusivamente in formato Blu-Ray.

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Lettore HD-A2 (Toshiba)

Ciò determinò, l’anno successivo, il definitivo fallimento dello standard HD-DVD e la vittoria del Blu-Ray: durante il CES 2008, Warner Bros annunciò la migrazione verso il Blu-Ray con l’abbandono definitivo dell’HD-DVD e fu subito effetto domino. Pian piano sempre più distributori abbandonarono la creatura di Toshiba, catene quali Netflix, Best Buy e Val-Mart decisero di raccomandare il Blu-Ray.

Una sveglia sonora per Toshiba, che a causa delle ingenti perdite dovute all’insuccesso dell’HD-DVD fu costretta ad abdicare: il 19 Febbraio 2008 la società annunciò l’interruzione del supporto allo standard HD-DVD, il mese successivo fu inoltre abbandonata la produzione dei supporti da tavolo. L’insuccesso era palese: dopo due anni dal lancio dei lettori standalone (Giugno 2008), i film diffusi nel formato HD-DVD si limitavano a 475 negli USA, 236 in zona nipponica e 232 nel Regno Unito.

Nel 2009 Toshiba ha prodotto il suo primo lettore Blu-Ray.

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Come aumentare autonomia portatili con Ubuntu http://www.chimerarevo.com/linux/aumentare-autonomia-portatili-ubuntu-174385/ http://www.chimerarevo.com/linux/aumentare-autonomia-portatili-ubuntu-174385/#comments Sun, 19 Apr 2015 13:30:22 +0000 http://www.chimerarevo.com/?p=174385 30Ubuntu e in generale qualsiasi distribuzione GNU/Linux non è mai andata molto d’accordo con i portatili: l’autonomia è sempre inferiore a quella ottenibile con Windows. Proprio per evitare questo degrado (dovuto per di più alla mancanza d’ottimizzazione del kernel) passeremo … Continua

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30Ubuntu e in generale qualsiasi distribuzione GNU/Linux non è mai andata molto d’accordo con i portatili: l’autonomia è sempre inferiore a quella ottenibile con Windows.

Proprio per evitare questo degrado (dovuto per di più alla mancanza d’ottimizzazione del kernel) passeremo in rassegna i migliori metodi per aumentare l’autonomia dei portatili con Ubuntu.

Gli strumenti segnalati possono essere installati e provati entrambi, potete verificare voi stessi i vantaggi che portano sui vostri portatili ma evitate assolutamente di averli insieme sul sistema: il rischio blocco e malfunzionamento è davvero molto alto.

Aumentare autonomia portatili con Ubuntu: Laptop Mode Tools

Il primo tool è anche quello più recente: con Laptop Mode Tools potremo abilitare alcune opzioni di risparmio energetico utili per aumentare l’autonomia.

Dalla versione 1.65 è disponibile anche un’interfaccia grafica per gestire le varie opzioni del tool.

Possiamo installarlo su Ubuntu digitando da terminale:

sudo add-apt-repository ppa:webupd8team/unstable
sudo apt-get update
sudo apt-get install laptop-mode-tools

Oppure scaricando direttamente il file DEB.

DOWNLOAD | Laptop Mode Tools

Finita l’installazione riavviamo il sistema operativo per rendere effettive le modifiche. Possiamo aprire la schermata di configurazione digitando sempre da terminale.

gksu /usr/sbin/lmt-config-gui

Ci ritroveremo davanti una finestra simile alla seguente.

aumentare autonomia portatili

 

Quali voci attivare?

Potete provarle tutte per ottenere il massimo del risparmio energetico, a scapito però delle performance. Bisogna provare ed andare a tentativi visto che ogni marca di portatile necessita delle sue ottimizzazioni.

Aumentare autonomia portatili con Ubuntu: TLP

Una valida alternativa a Laptop Mode Tools è TLP, un demone che permette di risparmiare batteria in maniera del tutto automatica.

Installiamo TLP con i seguenti comandi da terminale

sudo add-apt-repository ppa:linrunner/tlp
sudo apt-get update
sudo apt-get install tlp tlp-rdw

Al primo avvio dobbiamo aprirlo manualmente; sempre da terminale.

sudo tlp start

Da questo momento in poi il tool si aprirà automaticamente ad ogni avvio.

Nessun pannello o opzione da avviare, basta lasciarlo attivo.

Via

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I migliori launcher Android per anziani http://www.chimerarevo.com/android/migliori-launcher-android-per-anziani-173992/ http://www.chimerarevo.com/android/migliori-launcher-android-per-anziani-173992/#comments Sun, 19 Apr 2015 12:37:44 +0000 http://www.chimerarevo.com/?p=173992 Gli smartphone Android offrono grandi caratteristiche ad un prezzo sempre più basso, ma l’interfaccia stock e i normali launcher non possono soddisfare tutti i gusti delle persone, specie quelle che non sono pratiche di tecnologia; per i nostri genitori e … Continua

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Gli smartphone Android offrono grandi caratteristiche ad un prezzo sempre più basso, ma l’interfaccia stock e i normali launcher non possono soddisfare tutti i gusti delle persone, specie quelle che non sono pratiche di tecnologia; per i nostri genitori e nonni, le opzioni e l’interfaccia utente possono essere piuttosto difficili da comprendere.

launcher android per anziani

I launcher sono il più grande vantaggio per i dispositivi Android: essi sono in grado di cambiare completamente l’aspetto e l’accessibilità del dispositivo. A differenza di temi e opzioni di personalizzazione disponibili per altri sistemi operativi mobili, i launcher Android sono facilmente personalizzabili ed è possibile cambiare l’aspetto con molta facilità.

Oggi vi mostreremo i migliori launcher Android per anziani e persone poco pratiche con la tecnologia.

I migliori launcher Android per anziani

Wiser Launcher

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Wiser è uno dei launcher più semplici disponibili su Android.

L’applicazione andrà a ridisegnare completamente l’interfaccia con solo sei importanti “pulsanti” disponibili sulla schermata iniziale con icone grandi.

Tutti i contatti e applicazioni importanti possono essere aggiunti sezione “Preferiti” sulla schermata iniziale per chiamare velocemente i propri cari. Un’altra caratteristica importante in app è semplificherà la visualizzazione delle notifiche:  solo le notifiche importanti saranno visualizzati nell’interfaccia. Ottimo da usare anche in auto.

DOWNLOAD | Wiser Launcher

Simple Senior Phone

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Simple senior Phone renderà tutto più facile sul dispositivo Android: funzioni predefinite come la schermata iniziale semplificata, icone grandi, contatti importanti in primo piano etc.

Il programma non utilizzerà le notifiche di default, anch’esse saranno semplificate con caratteri grandi e colori diversi per leggere e identificare rapidamente il tipo di notifica o la persona che le manda. Davvero molto utile la funzionalità di condivisione automatica delle coordinate e il pulsante SOS per le emergenze.

Questa applicazione è davvero molto utile per gli anziani e le persone che hanno problemi di vista. Offre la possibilità di bloccare gli utenti indesiderati e le applicazioni di default sul dispositivo.

DOWNLOAD | Simple Senior Phone

Necta Launcher

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Necta Launcher è il launcher da avere assolutamente per le persone anziane. Rende tutte le opzioni più facili e sfrutta al massimo il display sullo smartphone Android.

Solo applicazioni necessarie come il telefono, SMS, ubicazione, ecc, saranno disponibili nella schermata iniziale e la dimensione del carattere sarà molto grande per aiutare chi ha problemi di vista.

Una caratteristica importante di questa applicazione è che gli utenti possono inviare la loro posizione attuale ai contatti preferiti utilizzando “Posizione” e l’app “SOS” sulla schermata iniziale.

DOWNLOAD | Necta Launcher

Big Launcher

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Big Launcher è un altro semplice launcher per Android.

Simile agli altri trattati sopra, “ingrandirà” tutte le componenti su smartphone e tablet. L’interfaccia è progettato su misura di anziano: porterà tutte le applicazioni più importanti, i contatti e pulsanti di emergenza (SOS) nella schermata iniziale. Dialer, messaggi e tutta l’interfaccia di default saranno rinnovati per una facile lettura.

L’applicazione ha sia la versione gratuita che a pagamento. La versione gratuita ha delle limitazioni nell’invio di messaggi e nella personalizzazione dell’interfaccia.

DOWNLOAD | Big Launcher

Large Launcher Senior Phone

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Large Launcher renderà le opzioni predefinite semplici e facili da usare per gli anziani.

Simile ad altri lanciatori per gli anziani, si presenta con tutte le icone e font più grandi, nuove notifiche semplificate, scorrimento rapido tra le tile, tasto SOS per inviare la posizione corrente e molte altre caratteristiche utili.

Rispetto ad altri launcher, questa applicazione ha una bella schermata iniziale e permette organizzare tutte le più importanti applicazioni automaticamente.

DOWNLOAD | Large Launcher Senior Phone

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Rimuovere Delta Toolbar dal browser http://www.chimerarevo.com/internet/rimuovere-delta-search-browser-148540/ http://www.chimerarevo.com/internet/rimuovere-delta-search-browser-148540/#comments Sun, 19 Apr 2015 12:30:53 +0000 http://www.chimerarevo.com/?p=148540 Le probabilità di installare programmi indesiderati su Windows sono al giorno d’oggi abbastanza alte: purtroppo anche l’utente più scaltro spesso viene – come si suol dire – fregato da programmi ben orchestrati che, oltre ad installare sulla macchina il software che si desidera, … Continua

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Le probabilità di installare programmi indesiderati su Windows sono al giorno d’oggi abbastanza alte: purtroppo anche l’utente più scaltro spesso viene – come si suol dire – fregato da programmi ben orchestrati che, oltre ad installare sulla macchina il software che si desidera, portano con sé in maniera più o meno nascosta altri software spesso fastidiosi e raramente addirittura dannosi. 

Uno di questi è il fastidiosissimo motore di ricerca Delta, che “grazie” alla sua toolbar e al suo fastidiosissimo motore di ricerca si insinuerà in silenziosamente in tutti i browser installati sul sistema operativo, sovrascrivendo senza pietà le preferenze per pagina iniziale e motore di ricerca.

Fortunatamente questo simpatico quanto indesiderato ospite è di semplice rimozione: vediamo insieme come fare a liberarci una volta per tutte di Delta Search. 

Disinstallare definitivamente Delta Toolbar

Il modo più semplice per rimuovere il problema alla radice è disinstallare direttamente le varie toolbar di Delta Search dal pannello di controllo di Windows. 

Apriamo il pannello di controllo di Windows (Start > Pannello di controllo per Windows 7, oppure CTRL+X > Pannello di controllo per Windows 8) e selezioniamo Programmi > Disinstalla un programma (dalla visualizzazione per categoria), oppure Programmi e Funzionalità (dalla visualizzazione per icone).

Fatto ciò, cerchiamo nella lista la voce Delta Toolbar, clicchiamo destro su di essa e selezioniamo Disinstalla. Potrebbe essere presente nella lista anche la voce Delta Chrome Toolbar: provvediamo a disinstallare anche questa.

delta-search

Fatto ciò, andiamo a reimpostare nei vari browser il provider di ricerca e la homepage predefinita.

Internet Explorer (modalità desktop)

Per reimpostare la pagina di ricerca facciamo click sulla rotellina in alto a destra della finestra, selezionando successivamente Opzioni Internet. Rechiamoci sulla scheda “Generale” e, nel campo Pagina Iniziale, inseriamo l’indirizzo della pagina iniziale che desideriamo visualizzare, dopodiché clicchiamo su “OK”.

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Per ripristinare il motore di ricerca predefinito clicchiamo ancora sulla rotellina, scegliendo questa volta Gestione Componenti Aggiuntivi. Rechiamoci nella scheda Provider di ricerca, localizziamo la voce “Delta Search”, facciamo click destro su di essa e selezioniamo Rimuovi. 

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A questo punto selezioniamo un provider di ricerca dalla lista, clicchiamo destro su di esso e scegliamo “Imposta come predefinita”.

Mozilla Firefox

Per ripristinare la pagina iniziale apriamo innanzitutto il browser, premiamo il tasto ALT e selezioniamo Strumenti > Opzioni. Rechiamoci sulla scheda “Generale” ed inseriamo in corrispondenza di “Pagina Iniziale” l’indirizzo web che vogliamo il nostro browser carichi all’avvio. Facciamo successivamente click su “OK”.

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Per reimpostare il motore di ricerca predefinito fate click sull’icona di Delta Search nella barra di ricerca del browser, selezionando successivamente “Gestione motori di ricerca”.

motori-ricerca-firefox

Dalla lista che vi comparirà, cliccate su Delta Search e successivamente sul pulsante “Rimuovi”.

Google Chrome / Chromium

Per ripristinare la pagina (o il set di pagine) iniziale, fate click sul tasto multifunzione (quello con le tre righe verticali) in alto a destra del browser e selezionate di lì “Impostazioni“. Fate ora click sulla voce “Imposta Pagine” in corrispondenza di “Apri una pagina specifica o un insieme di pagine”.

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Passate ora il mouse (senza cliccare) sulla voce relativa a Delta Search, vi comparirà una piccola X a destra. Cliccate su di essa per eliminare la relativa pagina iniziale. Eventualmente reimpostate la vostra pagina principale e cliccate su OK. Non chiudete ancora la finestra, ci servirà per reimpostare anche il motore di ricerca interno.

google-chrome

Sempre dalla pagina delle impostazioni di Chrome, portatevi sulla voce “Ricerca” e scegliete dal menu a tendina il vostro motore di ricerca preferito. A questo punto potrete eliminare senza problemi Delta Search: per procedere fate click sul tasto “Gestisci motori di ricerca”.

motori-ricerca-chrome

Passate ancora una volta con il mouse (senza cliccare) sulla voce Delta Search, dopodiché cliccate sulla piccola che comparirà in semitrasparenza nella parte destra del dialog. Fate ora click su Fine.

delta-search-lista

Per concludere…

Se vi siete ritrovati installato Delta Search senza volerlo o addirittura lo avete installato senza rendervene conto, è possibile che l’installer “incriminato” abbia portato con sé altri spyware, adware o semplicemente bloatware (programmi completamente inutili che hanno il solo scopo di sporcare il sistema). Vi consiglio di effettuare una scansione con l’efficacissimo Adwcleaner, che potrete scaricare dal link in basso: questo piccolo ma utilissimo programma vi permetterà di rilevare tutto l’adware – o in generale il software indesiderato – installato sul vostro computer, lasciando a voi la facoltà di deciderne le sorti.

LINK | Download Adwcleaner

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Come cambiare cartella di destinazione Steam http://www.chimerarevo.com/game/cambiare-cartella-di-destinazione-steam-186899/ http://www.chimerarevo.com/game/cambiare-cartella-di-destinazione-steam-186899/#comments Sat, 18 Apr 2015 15:45:34 +0000 http://www.chimerarevo.com/?p=186899 Abbiamo acquistato un nuovo disco rigido da affiancare al primario per aumentare lo spazio a disposizione ma non vogliamo reinstallare tutti i giochi Steam? Ci siamo muniti di un SSD ma vogliamo sfruttare un disco HDD più capiente per i … Continua

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Abbiamo acquistato un nuovo disco rigido da affiancare al primario per aumentare lo spazio a disposizione ma non vogliamo reinstallare tutti i giochi Steam? Ci siamo muniti di un SSD ma vogliamo sfruttare un disco HDD più capiente per i giochi?

Qualsiasi sia il vostro dilemma non preoccupatevi: in questa guida vedremo come cambiare cartella di destinazione per Steam, così da non avere più alcun problema di dove installare i giochi.

NOTA BENE: effettuate un backup della cartella SteamApps contenente tutti i giochi, se qualcosa va storto durante il trasferimento non rischierete di perdere dei dati o progressi di gioco.

Cambiare cartella di destinazione Steam: nuovi giochi o nuova installazione

Prima di tutto dobbiamo sapere dove Steam installa i giochi. Di default (senza alcuna modifica) Steam installa i giochi nei seguenti percorsi (in base al sistema operativo in uso):

  • In Windows: C:\Program Files\Steam\SteamApps\
  • In GNU/Linux: ~/.local/share/Steam/SteamApps
  • In OS X: ~/Library/Application Support/Steam/SteamApps

Durante l’installazione di un nuovo gioco è possibile dire a Steam in quale percorso salvare i file d’installazione, senza alcun obbligo ad usare quelli mostrati sopra (che saranno comunque presenti di default se non abbiamo selezionato nulla in precedenza).

cambiare cartella di destinazione steam

Possiamo scegliere una qualsiasi cartella o disco di destinazione, anche eventuali chiavette USB o dischi esterni; è possibile installare i giochi in posizioni diverse.

Steam si occuperà di tutto, anche di creare eventuali collegamenti per far funzionare correttamente i giochi.

Una buona soluzione per evitare questo passaggio è installare Steam già nel nuovo percorso d’installazione, ma solo se non abbiamo già installato giochi sul sistema operativo (per esempio abbiamo appena formattato).

Installazione di Steam

Spostare giochi Steam già presenti sul sistema

Abbiamo già dei giochi installati nel disco principale (C:/) e vogliamo spostare tutto sul nuovo disco (ad esempio D:/)? Ecco la procedura da seguire:

  • Chiudete l’applicazione client Steam (occhio a non ridurre ad icona nella systray, deve proprio essere chiuso);
  • Individuate la cartella di installazione di Steam (come già visto sopra);
  • Spostate la cartella SteamApps dalla cartella di installazione di Steam al desktop (o altra posizione a voi più comoda);
  • Disinstallate Steam da Pannello di Controllo-Disinstalla;
  • Avviate il setup di Steam e reinstallate nella nuova posizione (D:/ per esempio);
  • Spostate la cartella SteamApps nella nuova cartella di installazione di Steam per riavere tutti i contenuti di gioco, le impostazioni scaricate e giochi nella nuova posizione.
  • Avviate Steam e accedete al vostro account per confermare il successo dell’operazione.
  • Se qualche gioco non parte effettuate una Verifica integrità della cache del gioco (Gioco-Proprietà-File Locali).

cambiare cartella di destinazione steam

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Cercare i file duplicati presenti sul proprio sistema http://www.chimerarevo.com/windows/cercare-file-duplicati-windows-157275/ http://www.chimerarevo.com/windows/cercare-file-duplicati-windows-157275/#comments Sat, 18 Apr 2015 15:30:04 +0000 http://www.chimerarevo.com/?p=157275 La piaga dei file duplicati non conosce limiti: soprattutto su sistemi operativi con più dischi, a meno che non siano impostati volontariamente meccanismi di backup a specchio (altresì noto come “mirroring”), non è difficile imbattersi in file praticamente identici che … Continua

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La piaga dei file duplicati non conosce limiti: soprattutto su sistemi operativi con più dischi, a meno che non siano impostati volontariamente meccanismi di backup a specchio (altresì noto come “mirroring”), non è difficile imbattersi in file praticamente identici che altro non fanno che occupare spazio inutile.

Purtroppo effettuare ad intervalli regolari una ricerca manuale per eliminare il superfluo porta via molto tempo, d’altra parte – almeno per quel che riguarda Windows - diverse sono le applicazioni che possono venirci in aiuto.

In particolare oggi parliamo di Duplicate File Finder di Auslogics, un tool che sebbene supportato da un bel po’ di pubblicità (che fortunatamente è possibile evitare) dispone di un buon algoritmo di ricerca, è abbastanza rapido e permette di intervenire su diverse impostazioni.

Il programma è compatibile con tutte le versioni di Windows supportate (da XP a 8.1), pesa pochi MB ed è in versione a 32 bit (che funziona egregiamente anche su sistemi operativi a 64 bit). Vediamo di seguito come utilizzare al meglio Duplicate File Finder.

Innanzitutto scaricate il programma utilizzando il link in basso:

DOWNLOAD | Auslogics Duplicate File Finder

Attenzione: l’installer potrebbe chiedervi di installare la ricerca Conduit. Se non interessati non dovrete fare altro che cliccare su Decline in corrispondenza della finestra seguente:

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Terminata l’installazione potrete avviare il programma dal desktop oppure richiamandolo direttamente dalla Start Screen (o dal menu Start). La finestra principale di Duplicate File Finder si presenta come di seguito:

Cercare file duplicati - Duplicate File Finder

Il pannello a sinistra vi permetterà di selezionare i dischi (ed eventualmente cartelle e sottocartelle) in cui cercare i file duplicati, mentre il pannello a destra vi permetterà di selezionare i tipi di file per cui cercare i duplicati (di default immagini, audio, video, archivi e applicazioni, potrete comunque decidere di svolgere una ricerca completa). A questo punto potrete effettuare una ricerca con le impostazioni di default cliccando direttamente su “Search”. I parametri predefiniti sono:

  • ricerca su immagini, audio, video, archivi e applicazioni;
  • nessun limite di dimensioni;
  • riscontro positivo in caso di nomi e data di modifica uguali;
  • spostamento nel cestino dei file duplicati.

Cliccando invece su “Next” avrete la possibilità di definire una per volta le impostazioni di cui sopra: la finestra seguente vi permetterà di impostare i limiti di dimensioni minime e massime dei file da verificare (tramite le due voci “Ignora file più piccoli di” e “Ignora file più grandi di”). Definiti i parametri cliccate su “Next”:

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La finestra successiva vi permetterà di ignorare i file con lo stesso nome o con la stessa data di modifica. Questi non verranno esclusi dalla ricerca, tuttavia verranno segnalati come “duplicati” se e soltanto se il contenuto dei file è uguale.

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Infine la quarta finestra vi permetterà di definire l’operazione predefinita in caso di riscontri: potrete spostare i file duplicati nel cestino, spostarli nel Rescue Center incluso nel programma (i file restano successivamente ripristinabili, in tal caso) o procedere all’eliminazione diretta (scelta che non è consigliabile). Definito anche questo, non vi resterà che fare click su “Search”.

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L’esito della ricerca verrà mostrato in una finestra a parte. Attenzione: il programma vi segnalerà con una dubbia notifica – vi ricordo ancora una volta che Duplicate File Finder è ad-supported – che sono presenti alcuni file inutili (junk files) sul sistema. Fate bene attenzione poiché è una sorta di “avviso fasullo”, cliccando su “Clean up junk files” verrete dirottati alla procedura di installazione di un software potenzialmente indesiderato (PUP).

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Nonostante sia ad-suppported (fortunatamente gli ad sono poco invasivi), Duplicate File Finder resta comunque un programma che vi permette di cercare file duplicati nel sistema in maniera semplice e rapida. Da avere.. con la dovuta attenzione.

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Perché può essere pericoloso collegarsi a una Wi-Fi pubblica http://www.chimerarevo.com/internet/wi-fi-pubblica-pericolo-rischi-157719/ http://www.chimerarevo.com/internet/wi-fi-pubblica-pericolo-rischi-157719/#comments Sat, 18 Apr 2015 14:30:07 +0000 http://www.chimerarevo.com/?p=157719 Almeno una volta nella vita ci siamo ritrovati ad utilizzare un hotspot pubblico, sostanzialmente una connessione wireless completamente gratuita e non protetta da rete riscontrabile in diverse zone del territorio italiano. La prima distinzione da fare è la tipologia di hotspot: se si parla di … Continua

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Almeno una volta nella vita ci siamo ritrovati ad utilizzare un hotspot pubblico, sostanzialmente una connessione wireless completamente gratuita e non protetta da rete riscontrabile in diverse zone del territorio italiano.

La prima distinzione da fare è la tipologia di hotspot: se si parla di un servizio offerto magari da un esercizio commerciale di prestigio, da una biblioteca o addirittura dal comune in cui siete ubicati è possibile per la maggiore - e ripeto, per la maggiore, non sempre – navigare tranquillamente come se si stesse usando la propria connessione dati, d’altra parte bisogna prestare particolare attenzione a tutti quegli hotspot che si trovano “alla buona” e che, improvvisamente, compaiono come funghi nel nostro gestore di connessioni.

PREMESSAin questo articolo faremo riferimento proprio alla seconda tipologia di hotspot.

Usare una Wi-Fi pubblica a volte è un’autentica manna dal cielo, tuttavia ci sono da considerare i rischi per la sicurezza ad essa connessi. In particolare, va fatta molta attenzione sull’utilizzo di servizi e portali cui si accede tramite username e password. Vi racconto, per essere ancora più chiara, una piccola storia realmente accaduta qualche anno fa:

L’università che ho frequentato inaugurò un grosso hotspot semi-pubblico, non coperto da passphrase, ma che per essere utilizzato richiedeva quello che si definisce “weblogin” – l’immissione di un nome utente ed una password personali immediatamente dopo la connessione.

Per un periodo le cose funzionarono bene, tuttavia a causa di alcuni evidenti errori di configurazione degli studenti smaliziati – ed abbastanza capaci – decisero di mettersi “in ascolto” su tale hotspot e di “rubare” letteralmente le credenziali d’accesso Facebook di alcuni malcapitati studenti. Ci riuscirono, ed è inutile dire che le bacheche delle povere vittime letteralmente pullulavano di messaggi strani e senza senso, da alcune “confessioni personali” fasulle a vero e proprio spam ossessivo.

Un delirio che fece scoprire il significato della parola SSL a molte, molte persone.

Appunto, SSL. Il “secure socket layer” che permette di cifrare i dati in transito dal server al computer ad un livello di rete relativamente basso e che rende molto difficile – a meno di non usare altri strumenti ad-hoc, ma state tranquilli che le competenze richieste in tal caso sono davvero molto avanzate – la loro intercettazione.

Diciamo in generale che le transazioni verso siti e portali di una certa importanza - vedi banche, poste, e-commerce e quant’altro – vengono gestite tramite SSL limitando notevolmente la possibilità di una fuga di credenziali d’accesso, tuttavia è bene considerare i rischi a cui si potrebbe essere esposti navigando tramite un hotspot pubblico e non protetto da chiave di rete:

I file configurati per la condivisione potrebbero essere visibili ad altri PC connessi alla Wi-Fi

wirelessUno dei “pericoli” più ovvi, ma spesso meno considerati, dell’accesso ad una Wi-Fi pubblica: solitamente si tratta di un router e, in caso la connessione (da Windows) fosse contrassegnata come “Sicura” e le condivisioni fossero attivate, tutti gli altri computer o dispositivi collegati all’hotspot avranno la possibilità di visionare i file da voi condivisi. Una situazione abbastanza simile potrebbe verificarsi anche su Linux e Mac.

Esiste inoltre il rischio che all’hotspot pubblico siano collegati PC o dispositivi in generale infetti da qualsivoglia tipo di malware: in tal caso, qualora le condivisioni di rete fossero attive, il rischio di contrarre l’infezione sarebbe molto alto.

Difficoltà di accesso da terzimolto bassa.

Soluzioni immediate: disattivare le condivisioni di rete, oppure contrassegnare l’hotspot in Windows come “Rete Pubblica”

Soluzioni avanzate: non necessarie.

I siti su cui navigate potrebbero essere visti da terzi (Snooping)

Wi-Fi Pubblica - Logo 1Basta che l’utente spione sia in ascolto sull’hotspot e, tramite un semplice scanner, potrà intercettare tutto il traffico che da voi passa attraverso l’hotspot pubblico stesso. Se accedete a siti web, fate ben attenzione che questi siano protetti da SSL/TLS – https (controllando la presenza di https:// davanti al link), altrimenti è possibile che le vostre credenziali d’accesso siano lette. 

Come detto poc’anzi per le connessioni protette SSL/TLS la cosa è un po’ diversa: non potranno essere decifrate le credenziali d’accesso ai siti, tuttavia il sito web su cui navigate apparirà comunque nello scanner.

Visto che parliamo di un hotspot non protetto, la cosa potrebbe essere ulteriormente semplificata se l’utente spione si collega alla vostra stessa rete.

Difficoltà di accesso da terzi: media.

Soluzioni immediate: nessuna.

Soluzioni avanzate: usare una VPN per navigare, dall’esterno si vedrà che siete su una VPN ma non si saprà cosa state facendo.

La Wi-Fi pubblica potrebbe essere fasulla e i dati in transito completamente intercettati

wireless-hotspotQui c’è bisogno di una spiegazione teorica leggermente più lunga, altrimenti potrebbe sembrare una palese contraddizione a quanto detto sino ad ora.

Un attacco Man-in-the-middle (MiTM), nell’ambito della crittografia, è una tipologia di attacco aggressivo ed invasivo ben differente dal classico “listener” – l’utente che si mette in ascolto sulla rete e cerca di carpire dati interessanti – del quale abbiamo parlato precedentemente.

Per portare un esempio pratico in parole semplici, il MiTM segue lo stesso criterio dei depuratori per le falde acquifere: l’acqua parte dalla sorgente ed arriva comunque al nostro rubinetto, nel mezzo del percorso c’è comunque il depuratore a filtrarla o semplicemente analizzarla in maniera totalmente trasparente, senza che ci accorgiamo di nulla.

Seguendo questo esempio la sorgente d’acqua potrebbe essere il nostro sito web, il depuratore il nostro hotspot fasullo e, infine, il rubinetto il nostro dispositivo collegato alla rete.

Non esiste una procedura standard per assestare un attacco MiTM, tuttavia nel caso di hotspot falso le tipologie d’azione potenzialmente utilizzabili sono due (incluse le loro varianti):

  • un hotspot falso che intercetta tutti i dati web in transito sulla reteli modifica e invia richieste e risposte modificate al sito web (o all’utente); questo è un approccio generalmente utilizzato per “dirottare” i dati in silenzio e di usare l’utente finale come un “mezzo” per fare qualcosa (che sia accesso illegale a qualche rete deep, nodo di una botnet o quant’altro); in questo caso, qualora tentiate di navigare in siti protetti da SSL/TLS, i dati resteranno comunque cifrati e non saranno visionabili dall’esterno;
  • un hotspot falso che agisce a livello HTTP, in grado di modificare gli URL, qualcosa che si avvicina molto al phishing ma… decisamente più sofisticata: con alcuni tool ad-hoc (un esempio è ssltrip), un utente particolarmente smaliziato potrebbe essere in grado di configurare l’hotspot per falsificare letteralmente gli indirizzi web rendendoli, tramite l’ausilio di alcuni particolari caratteri, visivamente – ma non di fatto – identici a quelli originali. In questo modo un utente medio verrebbe facilmente tratto in inganno, inserirebbe le sue credenziali nella pagina web fasulla (ma identica all’originale) ed il danno sarebbe compiuto.

Difficoltà di accesso da terzimolto alta.

Soluzioni immediate: evitare l’uso di hotspot pubblici per azioni che non siano semplici sessioni di navigazione web (niente social, niente transazioni, niente accessi tramite credenziali)

Soluzioni avanzate: configurare il dispositivo per la verifica obbligatoria dei certificati SSL; usare una VPN per navigare.

In definitiva

Usare una Wi-Fi pubblica è comodo, soprattutto se gratuita, tuttavia può portare a dei rischi per quel che riguarda alcune particolari attività in rete. Magari creare una piccola VPN privata che sfrutti la propria connessione dati casalinga potrebbe essere una soluzione al problema.

Una seconda soluzione “alla buona”, se proprio v’è necessità di infilarsi in una particolare transazione tramite un hotspot pubblico – soluzione che però consiglio solo ed esclusivamente in caso di estrema emergenza – è quella di affidarsi all’autenticazione two-step, ovvero alla ricezione di un codice su un dispositivo indipendente dalla rete (tramite SMS, smart card oppure generatore OTP digitale) necessario per completare la transazione in questione. Un meccanismo del genere è previsto di default (o attivabile on-demand) sulla maggior parte dei circuiti postali/bancari.

Una volta fuori dall’hotspot, bisogna poi modificare immediatamente le proprie credenziali d’accesso.

Insomma hotspot pubblici si, ma non troppo: non è da tutti i giorni restare vittima di sabotaggi come quelli descritti, anzi direi che è un’opzione piuttosto remota dalle nostre parti, tuttavia è bene esserne a conoscenza per valutare in maniera assolutamente tranquilla se, come e quando utilizzarli.

Ultimo appunto: diffidate da quelle reti wireless beccate in giro non protette da chiave di rete, magari con segnale potentissimo e soprattutto ubicate in zone che non conoscete: dall’altra parte potrebbe esserci qualcuno che ascolta…

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Come abilitare la conferma di spostamento nel cestino in Windows 8 e 8.1 http://www.chimerarevo.com/windows/come-abilitare-conferma-spostamento-nel-cestino-in-windows-8-8-1-171142/ http://www.chimerarevo.com/windows/come-abilitare-conferma-spostamento-nel-cestino-in-windows-8-8-1-171142/#comments Sat, 18 Apr 2015 13:50:36 +0000 http://www.chimerarevo.com/?p=171142 Il cestino è il limbo in cui Windows per impostazione predefinita sposta i file prima della loro eliminazione definitiva, pronti ad essere recuperati in caso l’eliminazione stessa sia avvenuta per errore. Fino a Windows 7 il sistema operativo mostrava un messaggio di … Continua

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Il cestino è il limbo in cui Windows per impostazione predefinita sposta i file prima della loro eliminazione definitiva, pronti ad essere recuperati in caso l’eliminazione stessa sia avvenuta per errore.

Fino a Windows 7 il sistema operativo mostrava un messaggio di conferma anche prima di spostare un file nel cestino, cosa che però non succede più – almeno non per impostazione predefinita – in Windows 8 né in Windows 8.1. Apparentemente un messaggio inutile, che tuttavia può trovare il suo perché in diversi scenari – ad esempio quando la pressione del tasto “Canc” era è accidentale e risulta particolarmente difficile recuperare un file dal cestino (leggasi: quando il cestino è pieno di centinaia e centinaia di file).

Ma la richiesta di spostamento nel cestino non è stata completamente eliminata dal sistema operativo, semplicemente non è attiva per impostazione predefinita: in questa brevissima guida scoprirete come riattivarla in poco meno di dieci secondi.

Abilitare la conferma di spostamento nel cestino in Windows 8 e 8.1

Localizzate l’icona del cestino sul desktop di Windows 8 o Windows 8.1 e cliccate destro su di essa. Selezionate Proprietà.

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NB: se l’icona del cestino non fosse presente sul vostro desktop richiamate la ricerca tra le impostazioni battendo a tastiera la combinazione di tasti CTRL+W ed al suo interno scrivete “Mostra o nascondi le icone comuni sul desktop” e fate click sul primo risultato ricevuto. Mettete il segno di spunta in corrispondenza di “Cestino” e cliccate OK.

icone-cestino

Dal pannello “Proprietà” del cestino mettete il segno di spunta su “Visualizza conferma eliminazione“.

eliminazione-cestino

E’ tutto! Ovviamente per disabilitare il messaggio di conferma basterà togliere di nuovo il segno di spunta precedente.

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Saldi Steam: GTA 5, Mortal Combat X e The Witcher 3 http://www.chimerarevo.com/game/saldi-steam-gta-5-mortal-combat-x-e-the-witcher-3-186897/ http://www.chimerarevo.com/game/saldi-steam-gta-5-mortal-combat-x-e-the-witcher-3-186897/#comments Sat, 18 Apr 2015 13:11:28 +0000 http://www.chimerarevo.com/?p=186897 Di nuovo tempi di saldi per gli appassionati di giochi per PC. La piattaforma che offre quest’oggi e per tutto il week-end delle key in offerta è G2A.com, una delle più autorevoli piattaforme di distribuzione key e codici per Steam … Continua

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Di nuovo tempi di saldi per gli appassionati di giochi per PC. La piattaforma che offre quest’oggi e per tutto il week-end delle key in offerta è G2A.com, una delle più autorevoli piattaforme di distribuzione key e codici per Steam ed Origin.

saldi steam

I giochi in offerta per questo mese sono:

  • GTA 5 a 45€ (in esaurimento)
  • Mortal Kombat X Premium a 25€
  • The Witcher 3 a 27€
  • Mortal Kombat 3 a 19€
  • Pillars of Eternity a 17€

Più altri giochi minori ma non per questo meno divertenti.

Tutti i giochi sono disponibili in offerta fino ad esaurimento delle scorte di key dedicate al periodo di saldo. L’offerta terminerà lunedì 20 aprile, meglio approfittarne subito se desideriamo giocare ad uno di questi titoli anche abbastanza recenti.

Se cercavate la migliore offerta per scaricare uno di questi titoli, ora sapete dove andare.

LINK | G2A.COM Weekly sale

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OxygenOS, breve recensione della nuova ROM di OnePlus http://www.chimerarevo.com/video/oxygenos-breve-recensione-nuova-rom-oneplus-186896/ http://www.chimerarevo.com/video/oxygenos-breve-recensione-nuova-rom-oneplus-186896/#comments Sat, 18 Apr 2015 13:04:28 +0000 http://www.chimerarevo.com/?post_type=video&p=186896 Annunciata durante il mese di Febbraio, dopo aver attirato tanta attenzione anche per via del team di sviluppo formato da molti componenti del Paranoid Team, creatori della Paranoid Android, OxygenOS è stata finalmente rilasciata in versione 1.0.0. Attualmente le feature … Continua

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Annunciata durante il mese di Febbraio, dopo aver attirato tanta attenzione anche per via del team di sviluppo formato da molti componenti del Paranoid Team, creatori della Paranoid Android, OxygenOS è stata finalmente rilasciata in versione 1.0.0. Attualmente le feature sono pochissime, sostanzialmente ciò che OnePlus ci ha fornito è una versione pulita e ottimizzata di Android da plasmare secondo le richieste e i feedback degli utenti.

Dato che non c’è ancora molto da scoprire abbiamo cercato di focalizzare l’attenzione esclusivamente su ciò che offre la ROM, le performance e l’autonomia. Il tutto in poco meno di 2 minuti ed in modo schietto e diretto.

Nel caso aveste domande o curiosità riguardo qualcosa che non è menzionato nel video non esitate a commentare. Ma adesso bando alle ciance e buona visione!

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Il futuro dell'uomo: una vita dominata dagli algoritmi matematici? [Editoriale] http://www.chimerarevo.com/internet/futuro-uomo-algoritmi-matematici-186892/ http://www.chimerarevo.com/internet/futuro-uomo-algoritmi-matematici-186892/#comments Sat, 18 Apr 2015 12:31:11 +0000 http://www.chimerarevo.com/?p=186892 Social network. Motori di ricerca. Annunci pubblicitari mirati e… chi più ne ha, più ne metta. Alla base c’è sempre quella parola dal significato tanto banale quanto complesso: algoritmo. “Una sequenza ordinata e finita di passi, operazioni o istruzioni elementari che conduce ad … Continua

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Social network. Motori di ricerca. Annunci pubblicitari mirati e… chi più ne ha, più ne metta. Alla base c’è sempre quella parola dal significato tanto banale quanto complesso: algoritmo.

“Una sequenza ordinata e finita di passi, operazioni o istruzioni elementari che conduce ad un ben determinato risultato in un tempo finito” dice Wikipedia, che sintetizzato in modo molto blando ed approssimativo potrebbe suonare come il “modo di fare qualcosa”, ma alla base di tutto c’è sempre un algoritmo. Anche per preparare una moka di caffè.

Senza saperlo, l’essere umano è in grado di organizzare la propria giornata con un algoritmo dall’era dei tempi, già semplicemente per il fatto di arrivare fino a sera avendo portato a termine tutto ciò che si era prefisso di portare a termine. Fin qui, tutti d’accordo.

uomo-algoritmo2

Con l’evolversi dell’informatica e della tecnologia gli algoritmi hanno assunto una natura molto più precisa, discreta e spesso esente da errori, basandosi su calcoli matematici scaturiti da anni ed anni di studio pregresso: ad esempio, è un algoritmo a decidere se due profili sociali su Meetic siano affini o meno. E’ un algoritmo a decidere se quell’aggiornamento di stato di quell’amico debba essere mostrato o meno sulla nostra timeline di Facebook.

Ed è sempre un algoritmo a dire cosa Google deve mostrare in cima alla SERP, cosa Amazon deve proporci di acquistare e quant’altro. La domanda è: quanto l’uomo ad oggi è in grado di discernere la sua volontà da ciò che, in qualche modo, un algoritmo gli “impone”? Siamo sicuri che, tornando al discorso dei siti di incontri, non sia in realtà l’algoritmo a far sì che due persone si attraggano anziché una vera e “naturale” affinità?

Domande del genere non sono prive di fondamento, in quanto studi messi a punto proprio da quei meccanismi che sugli algoritmi decisionali hanno fatto la loro fortuna confermano la volubilità dell’algoritmo “umano”: l’esempio più noto (e più criticato) è quello di Facebook, che ha “modificato” l’algoritmo di visualizzazione del news feed per “indurre” – chiaramente in nome della ricerca – gli utenti ad avere uno stato d’animo piuttosto che un altro.

LEGGI ANCHE | Facebook ci manipola? Il resoconto di fatti ed opinioni

Sempre da Facebook arriva una statistica riguardante questa volta la politica, statistica che sottolinea come – con i giusti “stimoli” – si potrebbe cambiare la decisione finale di almeno il 3% dei soggetti votanti in periodo d’elezioni. Quindi un algoritmo che può influenzare scelte, relazioni e acquisti (basti pensare ad Amazon, eBay e Google Shopping).

Da qui sorge spontanea una domanda: è proprio vero che sono gli algoritmi a scegliere cosa fare, cosa non fare, cosa guardare, cosa comprare, che stato d’animo provare… al posto della ragione umana? Probabilmente no, visto che – per nostra fortuna – è ancora l’uomo a programmare la macchina, ma non è detto che il sofisticato ed intricatissimo ramo dell’Intelligenza Artificiale un giorno o l’altro potrebbe agire in tal senso.

D’altra parte anche gli stessi magnati della tecnologia – leggasi Elon Musk, ad esempio – iniziano ad averne paura: «We kill people based on metadata», disse un ex dirigente di CIA ed NSA non molto tempo addietro.

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Ridurre i link automaticamente su Android con ShortPaste http://www.chimerarevo.com/android/ridurre-i-link-automaticamente-shortpaste-172279/ http://www.chimerarevo.com/android/ridurre-i-link-automaticamente-shortpaste-172279/#comments Sat, 18 Apr 2015 12:26:28 +0000 http://www.chimerarevo.com/?p=172279 Ogni volta che si desidera condividere un indirizzo URL di un sito Web è necessario copiare tutto l’indirizzo, indipendentemente dalla sua lunghezza: guardando attentamente possiamo notare che in alcuni casi vengono fuori dei link assurdi, di una lunghezza esagerata. Se … Continua

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Ogni volta che si desidera condividere un indirizzo URL di un sito Web è necessario copiare tutto l’indirizzo, indipendentemente dalla sua lunghezza: guardando attentamente possiamo notare che in alcuni casi vengono fuori dei link assurdi, di una lunghezza esagerata.

Se si vuole rendere più breve e semplice la condivisione di indirizzi Web è necessario utilizzare uno dei servizi di “URL Shorter” come goo.gl o bit.ly o altri simili, ma l’utilizzo di questi siti da mobile è alquando scomodo, perché introducono un passaggio in più da effettuare.

Da oggi sarà ancora più semplice ridurre i link automaticamente su Android grazie all’app gratuita ShortPaste.

DOWNLOAD | ShortPaste

Ridurre i link automaticamente su Android

Ridurre i link automaticamente su Android con Shortpaste

Il funzionamento dell’app segnalata è davvero molto semplice:

  • Installiamo l’app ShortPaste dal Play Store di Google;
  • Apriamo l’app ShortPaste su Android e selezioniamo un servizio tra goo.gl o bit.ly;
  • Visitate un sito web e copiate il link dalla barra degli indirizzi (tap prolungato->copia);
  • Dopo nemmeno un secondo si riceverà la notifica di ShortPaste con l’URL accorciato e copiato negli appunti (sostituirà il link originale).
  • Ora basta incollare ovunque per condividere la pagina Web con il nuovo indirizzo accorciato, molto più gradevole da vedere.

Per comprendere meglio il suo funzionamento ecco il video che lo sviluppatore dell’app ha realizzato per ShortPaste.

Se si tocca la notifica di ShortPaste sarete reindirizzati alla scheda archivio dell’app che visualizzerà tutti gli URL abbreviati nel frattempo in forma di elenco. Purtroppo il link completo del collegamento non viene salvato in archivio, rendendo difficile per gli utenti identificare quale collegamento rappresenti il link accorciato.

ShortPaste ha anche una schermata Impostazioni dove si può facilmente attivare e disattivare l’applicazione se necessario.

Se siete soliti condividere link kilometrici su Whatsapp, in chat o su Hangout allora quest’app fa al caso vostro.

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L'SSD è utile in ambito gaming? http://www.chimerarevo.com/game/ssd-gaming-utile-186885/ http://www.chimerarevo.com/game/ssd-gaming-utile-186885/#comments Sat, 18 Apr 2015 10:06:12 +0000 http://www.chimerarevo.com/?p=186885 Molte persone che seguono Chimera Revo spesso mi domandano se montare o meno un drive SSD sul proprio PC da gaming, chiedendosi se sia davvero utile questa tecnologia in questo settore. In questo articolo cercherò di rispondere a tutti i … Continua

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Molte persone che seguono Chimera Revo spesso mi domandano se montare o meno un drive SSD sul proprio PC da gaming, chiedendosi se sia davvero utile questa tecnologia in questo settore.

In questo articolo cercherò di rispondere a tutti i dubbi a riguardo, così da avere il quadro completo prima di avviarsi all’assemblaggio di un PC dedicato al gioco.

LEGGI ANCHE | Guida agli SSD

L’SSD è utile in una configurazione PC dedicata al gioco?

Partiamo dal presupposto che le componenti su cui dobbiamo sicuramente investire per ottenere un buon PC da gioco sono GPU, CPU e RAM; se notiamo dei cali di frame o siamo costretti ad abbassare le impostazioni grafiche andiamo sul sicuro affermando che la colpa dei rallentamenti non è dell’hard-disk (salvo danni hardware).

Se possedete un PC da gaming con HDD classico e volete montare un SSD otterrete un solo vantaggio concreto: ridurremo drasticamente il tempo di caricamento di un gioco, vista l’elevata velocità di lettura ottenibile con un SSD; se invece non abbiamo un PC con componenti recenti, montare un SSD per migliorare l’esperienza di gioco è completamente inutile: il gioco andrà comunque lento!

Ma il difetto evidente di un SSD (qualsiasi sia la configurazione da gioco) è nello spazio: un disco a stato solido al momento è decisamente caro rispetto ad un HDD, facendo pagare al MB più del doppio. Con 120€ possiamo ottenere un SSD da 250 GB, mentre con 120€ prendiamo due dischi HDD da 1 TB.

LINK ACQUISTO | Samsung SSD 850 EVO 250 GB (112€)

LINK ACQUISTO | Western Digital Caviar BLUE 1 TB (60€)

SSD 850 Evo 2015-04-18 11_44_58-Western Digital WD10EZEX Caviar BLUE HardDisk SATA 1 TB, 64MB Cache, versione OE_risultato

La differenza è davvero notevole, considerando che i giochi più recenti vanno per i 25 GB minimo una volta installati sul disco (GTA 5 arriva addirittura a 60 GB!) un giocatore incallito che ha puntato solo su SSD esaurirà lo spazio ancor prima di scaricare tutti i suoi giochi preferiti.

Riassumendo: se potete evitare di spendere soldi dietro ad un SSD per prendere una scheda video migliore, una CPU più potente o più RAM, fatelo ad occhi chiusi: al momento un HDD 7200 RPM basta e avanza per giocare, non saranno certo i 5-10 secondi in meno durante i caricamenti a cambiare l’esperienza di gioco.

Se proprio necessitate di un SSD prendete in esame di affiancarci un HDD classico dove salvare i file dei giochi, lasciando l’SSD solo per il sistema operativo e gli altri programmi.

LEGGI ANCHE | Assemblare una console personalizzata

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Mostrare asterischi per la password di sudo http://www.chimerarevo.com/linux/mostrare-asterischi-password-sudo-186888/ http://www.chimerarevo.com/linux/mostrare-asterischi-password-sudo-186888/#comments Sat, 18 Apr 2015 09:28:02 +0000 http://www.chimerarevo.com/?p=186888 Per politica predefinita, l’inserimento della password dopo un comando preceduto da “sudo” nelle distribuzioni Linux che lo supportano non offre feedback grafico, in altre parole qualsiasi cosa venga digitata non viene “evidenziata” dal cursore, che resta lì lampeggiante in attesa di conferma della … Continua

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Per politica predefinita, l’inserimento della password dopo un comando preceduto da “sudo” nelle distribuzioni Linux che lo supportano non offre feedback grafico, in altre parole qualsiasi cosa venga digitata non viene “evidenziata” dal cursore, che resta lì lampeggiante in attesa di conferma della password tramite pressione del tasto Invio. E ciò, soprattutto quando si ha fretta, può condurre ad errori e al famigerato “Riprovare”. A questo si può ovviare, sebbene in parte minima, facendo sì che il terminale mostri degli asterischi quando si digita la password.

Mostrare asterischi per la password di sudo

Mostrare questi asterischi può leggermente “controproducente” in termini di sicurezza (in quanto un osservatore troppo curioso è potenzialmente in grado di intuire la lunghezza della password), tuttavia può aiutare notevolmente anche i più sbadati a rendersi conto di errori in fase di inserimento – quantomeno di aver digitato troppi o troppo pochi caratteri.

Il metodo descritto in basso funziona per qualsiasi distribuzione supporti il comando sudo (Debian, Ubuntu, Linux Mint, Arch Linux e via discorrendo).

Mostrare asterischi per la password di sudo

La prima cosa da fare è invocare l’editor dedicato visudo da terminale per modificare il file /etc/sudoers: si tratta della maniera più sicura possibile per modificare il file di configurazione di sudo limitando al minimo il rischio di errori; prima di continuare, vi raccomandiamo di attenervi esattamente alle istruzioni in basso pena la completa inusabilità del sistema.

Da terminale, digitate

sudo visudo

e date Invio. Vi comparirà l’intero contenuto del file sudoers; usando le frecce direzionali, cercate la riga che recita pressappoco

Default        env_reset

ed aggiungete, in coda a envreset, la stringa

,pwfeedback

(virgola compresa), cosicché l’intera riga diventi simile a

Default        env_reset,pwfeedback

come mostrato nell’immagine in basso.

visudo1

A questo punto, per uscire dall’editor, è sufficiente digitare la combinazione di tasti CTRL+X (per esci), poi (per confermare la volontà di salvare il file) oppure qualora l’editor fosse in inglese e, infine, il tasto Invio.

Da questo momento in poi saranno mostrati degli asterischi in fase di inserimento della password di sudo!

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Come usare una chiavetta USB per il login http://www.chimerarevo.com/linux/chiavetta-usb-per-il-login-173588/ http://www.chimerarevo.com/linux/chiavetta-usb-per-il-login-173588/#comments Sat, 18 Apr 2015 08:20:06 +0000 http://www.chimerarevo.com/?p=173588 Odiate l’immissione della password da tastiera ogni volta che si accede al sistema? Cercate un metodo migliore d’autenticazione, magari da portare in “tasca”? È possibile convertire una chiavetta USB Flash in una vera e propria ‘chiave’ per effettuare l’accesso all’account … Continua

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Odiate l’immissione della password da tastiera ogni volta che si accede al sistema? Cercate un metodo migliore d’autenticazione, magari da portare in “tasca”? È possibile convertire una chiavetta USB Flash in una vera e propria ‘chiave’ per effettuare l’accesso all’account del nostro computer.

chiavetta USB per il login

Nessuna necessità di immettere nuovamente la password, è sufficiente collegare l’unità flash e saremo dentro, come se avessimo effettuato il login. Potremo raggiungere un livello di sicurezza elevato per effettuare il login quando siamo in ufficio o sotto gli occhi di altre persone, che possono accidentalmente (o volutamente) buttare uno sguardo alla password digitata su tastiera.

In questa piccola guida vedremo come usare una chiavetta USB per il login sia su sistemi Windows sia su sistemi GNU/Linux.

TIP: la guida ci mostrerà come usare una chiavetta USB, ma possiamo in alternativa usare qualsiasi dispositivo USB dotato di memoria interna (Dischi rigidi, smartphone, tablet, microSD, SD card etc.).

Usare una chiavetta USB per il login su Windows

VSUsbLogon è un programma freeware che converte una chiavetta USB in una ‘chiave d’accesso’, da utilizzare per accedere al computer Windows con il nostro account. Il vostro sistema sarà ancora protetto da password, ma non è più necessario ricordarla ogni volta!

DOWNLOAD | VSUsbLogon

Dopo aver scaricato e installato VSUsbLogon, collegare l’unità flash USB al PC. Assicuriamo che il dispositivo USB venga visualizzato dal sistema e che non contenga alcun file.

NOTA BENE: il sistema funziona solo se c’è una password attiva sull’account utilizzato.

La schermata ci accoglierà con due sessioni distinte: la prima colonna dove verranno visualizzate le chiavette USB collegate, mentre la seconda gli account disponibili sul PC.

chiavetta USB per il login

Usare il programma è molto semplice: selezioniamo la nostra chiavetta USB, selezioniamo il nostro account e clicchiamo su Assign.

Accederemo ad alcune opzioni avanzate; effettuiamo le seguenti operazioni:

  • Confermiamo il nostro account ed inseriamo la password d’accesso;
  • spuntiamo la voce Auto Logon per garantirci l’auto accesso al nostro account non appena inseriamo la chiavetta.

usblogon_logon_mgr_assoc

Possiamo anche sfruttare il programma per bloccate automaticamente il PC non appena si sconnette la chiavetta (voce What to do after ejecting USB device->Lock workstation).

Da questo momento in poi inserendo questa chiavetta USB effettueremo automaticamente il login nel nostro account Windows. Appena terminiamo il nostro lavoro, basterà sconnettere la chiavetta per bloccare istantaneamente il desktop.

Possiamo impostare più chiavette diverse per altri account di sistema eventualmente presenti: se abbiamo una famiglia numerosa, ogni membro di essa avrà accesso al proprio account specifico semplicemente utilizzando la chiavetta USB personale.

Chiavetta perduta o introvabile? Nessun problema: basta accedere con la password classica al nostro account e rimuovere ogni assegnazione al nostro account (utile in caso di furto).

Usare una chiavetta USB per il login su Ubuntu

Anche su Ubuntu è possibile gestire un sistema d’autenticazione tramite chiavetta USB.

Apriamo il terminale e digitiamo.

sudo apt-get install pamusb-tools libpam-usb

Inseriamo una chiavetta USB idonea (vuota) in una porta USB libera.

NOTA BENE: non lasciamo collegata nessun’altra periferica USB durante il processo per facilitarci la fase di configurazione.

Aggiungiamo la chiavetta a PAM con il seguente comando:

sudo pamusb-conf --add-device ubuntustick

Possiamo usare un nome a piacere per la nostra chiavetta, io ho scelto ubuntustick. Se abbiamo altri dispositivi USB possiamo indicare quale usare.

Clicchiamo usiamo la lettera Y sulla tastiera per confermare appena il programma ci chiederà e salviamo le modifiche.

Selezione_134

Aggiungiamo ora il nostro nome utente a PAM (quello della home per intenderci, nel mio caso fabio).

sudo pamusb-conf --add-user fabio

Modifichiamo il sistema di login aggiungendo PAM tra quelli supportati; sempre da terminale:

sudo nano /etc/pam.d/common-auth

Nell’editor testuale aggiungiamo al documento queste righe.

auth sufficient pam_usb.so 
auth [success=1 default=ignore] pam_unix.so nullok_secure try_first_pass

Abbiamo finito! D’ora in poi la nostra chiavetta ci permetterà di scavalcare il sistema di login di LightDM (ma sono supportati anche altri display manager) e di entrare direttamente nel nostro account.

Possiamo provare il funzionamento del programma digitando su seguito dal nostro nome utente.

su fabio

Se appare un risultato simile a questo, siamo autorizzati ad usare la chiavetta USB come sistema di login.

* pam_usb v0.5.0 
* Authentication request for user "fabio" (su) 
* Device "ubuntustick" is connected (good). 
* Performing one time pad verification... 
* Regenerating new pads... 
* Access granted.

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Linux: ecco i posti più ''strani'' su cui è installato http://www.chimerarevo.com/linux/linux-i-posti-strani-installato-169058/ http://www.chimerarevo.com/linux/linux-i-posti-strani-installato-169058/#comments Fri, 17 Apr 2015 15:30:03 +0000 http://www.chimerarevo.com/?p=169058 «Linux è soltanto per i geek. A chi vuoi che importi di un sistema operativo quasi impossibile da usare?»  utente medio su piattaforma alternativa Un luogo comune piuttosto diffuso ed anche in parte veritiero… se si considera soltanto l’ambito dell’home … Continua

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«Linux è soltanto per i geek. A chi vuoi che importi di un sistema operativo quasi impossibile da usare?» 

utente medio su piattaforma alternativa

Un luogo comune piuttosto diffuso ed anche in parte veritiero… se si considera soltanto l’ambito dell’home computing. Il punto di forza di Linux e dei sistemi operativi Linux-based è proprio la flessibilità, potreste ritrovarvelo davanti… dove meno ve lo aspettate,  magari senza neanche riconoscerlo!

Se avete qualche dubbio in proposito, fateci sapere se avete mai visto (anzi, riconosciuto) Linux su uno dei sistemi elencati qui sotto… o, per tutti quei sistemi inaccessibili, se avreste mai immaginato la presenza di Linux alle loro spalle…

I 500 computer più potenti al mondo

ibm-sequoia

Si, è scritto nero su bianco che oltre il 90% dei 500 computer più veloci al mondo esegua una distribuzione di Linux. Il che ha senso, considerando che per la maggiore si opera con dei sistemi che elaborano in maniera parallela, completamente disomogenei a livello hardware e che hanno bisogno di un sistema operativo alla base estremamente flessibile e scalabile, oltre che ad un ambiente in cui si possa scendere nei minimi dettagli della configurazione.

Quale scelta migliore se non Linux? Alla faccia di chi diceva che “Linux non lo usa nessuno”…

I sistemi di intrattenimento degli aerei

linux-aereo

Tenete presente quei piccoli monitor montati in alto o sul posteriore del sedile del passeggero antestante, insomma quelli che vi permettono di ascoltare musica, guardare un film o addirittura seguire la rotta dell’aereo… mentre siete in volo?

Bene, sulla stragrande maggioranza di quei piccoli monitor le probabilità di trovarci Linux sono molto alte. Il motivo?

Linux gira bene su hardware molto limitato – quale potrebbe essere quello associato ad un mini-monitor del genere – e per la maggiore, a meno che non si tratti di distribuzioni aziendali come RHEL, non ha costi di licenza. Per cui non c’è bisogno di pagare un capitale per tenerne in esecuzione più copie.

Questo le compagnie aeree lo apprezzano, e tanto…

I sistemi informativi (e satellitari) degli autobus

ubuntu-roma

Anche se in Italia siamo abituati a ritrovarci davanti Windows XP o Windows Embedded, sappiate che nella maggior parte dei paesi esteri così non è: ad esempio, i sistemi informativi equipaggiati sugli autobus hanno a bordo Linux… almeno, in Svizzera è certamente così.

Il motivo? Più o meno lo stesso che riguarda le compagnie aeree…

Ah, dimenticavo: voci di corridoio dicono di aver beccato Ubuntu su alcuni autobus di Roma…

Gli elettrodomestici “Smart”

electrolux-linux

Vi faccio due esempi: un frigo Electrolux commercializzato recentemente in Brasile ed il termostato Nest. Cosa hanno in comune? Entrambi eseguono Linux. Il motivo è semplice: semplicità e reattività a supporto di un hardware particolare, ragion per cui il sistema operativo deve offrire quel margine di personalizzazione indispensabile per programmarvi applicativi che utilizzano i dispositivi di input/output a ridosso di una potenza di elaborazione abbastanza limitata.

Il Large Hadron Collider e l’International Space Station

lhc10-c

Chiunque abbia a che fare con la scienza avrà di certo sentito parlare sia del “Grande Collisore di Adroni” (CERN di Ginevra) che della Stazione Spaziale Internazionale, due capisaldi del settore scientifico (sebbene in categorie diverse): il LHC usa Linux sul computer (uno solo? no, non è vero, sono più macchine collegate in parallelo) che lo controlla, mentre l’ISS ha recentemente effettuato la migrazione su Linux per tutte le sue macchine.

Il motivo? Qualcuno ha detto… potenza di calcolo?

I fucili “smart”

smart-rifle

Non è una cosa che si vede molto dalle nostre parti a meno che non si sia appassionati di caccia: ebbene, anche i fucili sono diventati smart, dotati di un piccolo monitor LCD e… usano Linux! 

Tra le funzionalità più particolari di questo tipo di fucile Linux-powered figura quella di impostare un bersaglio, tracciarlo e sparare automaticamente nel momento in cui questo si trova nel raggio d’azione del proiettile. Impressionante.

Le Google Self-Driving Cars

google-self-driving-c

In più di un video documentativo ci siamo accorti che a bordo dei computer che il team di Google usa per programmare queste auto che si guidano da sole, oltre che sul computer di bordo delle auto stesse, gira Ubuntu – o meglio, una versione di Ubuntu fortemente personalizzata da Google. 

Un progetto enorme tenuto su da macchine Linux: e se questo non è un vanto….

Le mungitrici… automatiche

vms

Si chiama VMS, sta per Voluntary Milking System… ed è un sistema che permette di mungere automaticamente le mucche quando queste hanno voglia di essere munte. Una roba piuttosto strana che potrebbe tuttavia far sorridere gli agricoltori.

Esiste davvero. Ed ha a bordo Linux.

Chi l’avrebbe mai detto?

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Scoprire quale versione di Windows 8 o 8.1 si sta utilizzando http://www.chimerarevo.com/windows/versione-windows-8-1-update-167999/ http://www.chimerarevo.com/windows/versione-windows-8-1-update-167999/#comments Fri, 17 Apr 2015 14:30:34 +0000 http://www.chimerarevo.com/?p=167999 Distinguere tra le ultime versioni di Windows (Windows 8, Windows 8.1 e Windows 8.1 update 1) può non essere immediato come ci si aspetta: quante volte, magari quando avete acquistato un PC nuovo, vi siete chiesti quale fosse la versione … Continua

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Distinguere tra le ultime versioni di Windows (Windows 8, Windows 8.1 e Windows 8.1 update 1) può non essere immediato come ci si aspetta: quante volte, magari quando avete acquistato un PC nuovo, vi siete chiesti quale fosse la versione del sistema operativo poiché a colpo d’occhio non la avete riconosciuta?

Bene, con i trucchetti che stiamo per segnalarvi sarete in grado di capire in maniera pressoché immediata quale versione di Windows 8 o Windows 8.1 è installata sulla vostra macchina.

Capire se stiamo usando Windows 8 Windows 8.1 è piuttosto semplice: basta guardare se il tasto Start è presente sulla superbar! Tuttavia, qualora questo fosse stato inserito in Windows 8 o nascosto da Windows 8.1, il dubbio resterebbe.

Quindi, onde evitare dubbi, tutto ciò che dovrete fare sarà premere la combinazione di tasti WIN+R e scrivere, al suo interno, il comando

winver

seguito da invio.

Versione Windows 8.1

La schermata che vi compare vi permetterà di distinguere tra Windows 8 e Windows 8.1: se il vostro sistema operativo ha Versione 6.3 (Build 9200) allora si tratta di Windows 8, mentre se ha Versione 6.3 (Build 9600) si tratta di Windows 8.1. Tra le altre cose, potrete notare la dicitura relativa al sistema operativo in uso dal brevissimo disclaimer sul copyright.

versione-0

Capire la differenza tra Windows 8.1 e Windows 8.1 update, d’altra parte, non è purtroppo così immediato. Con uno dei nostri barbatrucchi, però, è possibile venirne a campo in maniera quasi immediata.

Apriamo una finestra di Esplora Risorse e, dalla parte sinistra, facciamo click destro su Questo PC e selezioniamo Proprietà.

versione-1

Facciamo click su Windows Update dalla parte bassa della finestra che compare:

versione-2

Ora, dalla finestra che ci compare, facciamo click su “Aggiornamenti Installati“:

versione-4

Guardate ora la lista degli aggiornamenti installati: se l’update KB2919355 è presente allora state eseguendo Windows 8.1 update, altrimenti state eseguendo Windows 8.1 - e, in tal caso, vi consiglio di aggiornare immediatamente il vostro sistema operativo tramite Windows Update.

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Stonex ONE: Developer Edition e bootloader sbloccato http://www.chimerarevo.com/smartphone/stonex-one-developer-edition-e-bootloader-sbloccato-186883/ http://www.chimerarevo.com/smartphone/stonex-one-developer-edition-e-bootloader-sbloccato-186883/#comments Fri, 17 Apr 2015 13:41:18 +0000 http://www.chimerarevo.com/?p=186883 Stonex ci ha appena inviato un nuovo comunicato stampa dove sono state diffuse ulteriori informazioni relative allo Stonex ONE, lo smartphone che “rompe le regole“. Il nuovo smartphone lanciato da Francesco Facchinetti, Creative Director di Stonex, annuncia oggi il rilascio … Continua

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Stonex ci ha appena inviato un nuovo comunicato stampa dove sono state diffuse ulteriori informazioni relative allo Stonex ONE, lo smartphone che “rompe le regole“. Il nuovo smartphone lanciato da Francesco Facchinetti, Creative Director di Stonex, annuncia oggi il rilascio della sua Developer Edition che permetterà all’utente di personalizzare il dispositivo anche a livello di firmware installato. Stonex ONE offrirà quindi a tutta la community di sviluppatori la possibilità di customizzare lo smartphone senza invalidarne la garanzia. La Developer Edition verrà infatti commercializzata con il bootloader già sbloccato, la migliore  soluzione per chi deve installare ROM customizzate nel terminale.

“Con questa edizione speciale, ci rivolgiamo alla community di sviluppatori che vuole divertisti con il modding Android. Per questo motivo offriremo loro il giusto supporto al fine di rendere le principali custom ROM Android come Cyanogen, Paranoid e molte altre compatibili con lo smartphone”.

spiega Vanni Casari, Product Manager di Stonex ONE.

Stonex One

Stonex ONE è inoltre alla ricerca di sviluppatori interessati al progetto che, inviando il loro curriculum all’indirizzo e-mail smart@stonexsmart.com potranno avere la possibilità di entrare a far parte del team guidato da Davide Erba e Francesco Facchinetti.

In soli due giorni, dall’ultimo annuncio video sui social, sono stati inviati circa 200 curricula.

Continua infine a rimanere altissima l’attenzione di tutto il popolo della rete amante della tecnologia, sempre più interessata ad acquistare lo smartphone: i due video pubblicati il 7 e 14 aprile scorso sui social di Francesco Facchinetti ad oggi contano, rispettivamente, più di 2 milioni di visualizzazioni il primo e più di 800 mila visualizzazioni il secondo.

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Handwriting Input: la scrittura a mano libera secondo Google http://www.chimerarevo.com/android/handwriting-input-la-scrittura-mano-libera-secondo-google-186866/ http://www.chimerarevo.com/android/handwriting-input-la-scrittura-mano-libera-secondo-google-186866/#comments Fri, 17 Apr 2015 13:21:35 +0000 http://www.chimerarevo.com/?p=186866 Handwriting Input è la prova di tutti gli sforzi fatti da Google per migliorare la propria tastiera Android a renderla fluida e sempre elegante. Più in particolare l’attenzione di Google, stavolta, si è focalizzata sulla scrittura a mano libera, sviluppando … Continua

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Handwriting Input è la prova di tutti gli sforzi fatti da Google per migliorare la propria tastiera Android a renderla fluida e sempre elegante. Più in particolare l’attenzione di Google, stavolta, si è focalizzata sulla scrittura a mano libera, sviluppando un’applicazione ottimizzata per essere altrettanto comoda ed intuitiva sia se utilizzata con il classico pennino sia con le dita. Google, quindi, ha letteralmente sfidato se stessa – pensate che l’applicazione è già disponibile per 82 lingue diverse – lavorando sulla possibile grafia (più o meno terribile che sia) di ognuno di noi.

Leggi anche | Gestire, riascoltare o eliminare le ricerche vocali di Google Now

Handwriting-input Handwriting-input

Un lavoro davvero enorme insomma ma che ha dato i frutti ben sperati. Inoltre sarà possibile inviare feedback della nostra grafia al cloud di Google e la tastiera imparerà letteralmente dalla nostra scrittura, rendendo la previsione del testo sempre più precisa, un po’ come succede con la nostra voce imparata dai comandi vocali impartiti con “OK Google”. Handwriting Input è scaricabile gratuitamente dal Play Store ed è installabile sia su tablet che su smartphone con almeno sistema operativo Android 4.0.3 Jelly Bean. I feedback degli utenti che hanno già avuto modo di provarla è chiaro: l’applicazione è sorprendente e, allo stesso tempo, elegante e divertente. Ancora più elogiata è la previsione del testo che, a detta di qualcuno, riesce a prevedere in maniera eccellente anche una grafia volutamente difficile da interpretare… e poi, devo dirlo, riesce a capire anche la mia di grafia!

Download | Google Scrittura a mano libera da Google Play Store

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Come guardare contenuti in streaming su Kodi http://www.chimerarevo.com/windows/streaming-film-tv-kodi-169989/ http://www.chimerarevo.com/windows/streaming-film-tv-kodi-169989/#comments Fri, 17 Apr 2015 13:19:23 +0000 http://www.chimerarevo.com/?p=169989 Abbiamo attrezzato il nostro salotto con un PC da riutilizzare come media center, abbiamo installato Kodi per renderlo più completo ma notiamo subito che manca qualcosa: la possibilità di visualizzare in streaming i contenuti presenti su Internet (film e serie TV) … Continua

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Abbiamo attrezzato il nostro salotto con un PC da riutilizzare come media center, abbiamo installato Kodi per renderlo più completo ma notiamo subito che manca qualcosa: la possibilità di visualizzare in streaming i contenuti presenti su Internet (film e serie TV) senza passare al browser web.

In questa guida vedremo come rendere Kodi davvero spettacolare con un addon di terze parti in grado di compensare l’assenza di un Tuner TV e di non farci rimpiangere l’abbonamento a servizi dedicati. La vostra nuova TV passa dal Web ed è a costo zero (escluso l’abbonamento ADSL ovviamente!).

Possiamo scaricare Kodi per Windows, GNU/Linux, Mac OS X e Android dal seguente link.

DOWNLOAD | Kodi

NOTA BENE: se vivete in Italia molti dei siti indicizzati dall’addon sono stati sottoposti a blocco preventivo da parte della Guarda di Finanza, che ha aggiunto dei blocchi DNS per impedirne la visualizzazione. Dovete cambiare gli indirizzi DNS per continuare nella visualizzazione. Chimera Revo non si assume alcuna responsabilità per l’utilizzo improprio del materiale proposto.

NOTA BENE 2: anche se  le immagini fanno riferimento a XBMC, la procedura è identica su Kodi.

Pelisalacarta: guardare contenuti in streaming su Kodi

Pelisalacarta è un addon molto interessante sviluppato da un team spagnolo in grado di “captare” i canali TV in streaming dai principali siti dedicati a questo scopo. Gli sviluppatori non si sono risparmiati e, oltre ai siti nella loro lingua madre, hanno indicizzato anche i principali siti di streaming in lingua italiana!

Scarichiamo Pelisacarta (file ZIP) dal seguente link:

DOWNLOAD | Pelisacarta

Per Kodi scarichiamo l’ultimo disponibile, compatibile anche con l’ultima versione del programma.

L’installazione generica di nuovi Addon in formato ZIP è abbastanza semplice su Kodi: Sistema->Impostazioni->Addon->Installa da un file zip.

Image29

Selezioniamo il file ZIP precedentemente scaricato; l’installazione sarà automatica. Terminata l’installazione torniamo in Home e apriamo Pelisalacarta da Video->Addon.

film gratis su XBMC

L’interfaccia dell’addon è abbastanza chiara e fruibile: i canali per lo streaming sono disponibili cliccando sulla rispettiva voce, ma possiamo anche effettuare una ricerca globale di un film o telefilm, cercare un trailer o controllare i film segnati come preferiti o scaricati.

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Di default verranno mostrati i siti disponibili per tutte le lingue; per limitare la ricerca ai siti in italiano portiamoci in Configurazione e impostiamo la nostra lingua alla voce Filtra canali per lingua.

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Ora il programma ci mostrerà solo i siti in italiano, oltre che film e telefilm nella lingua di Dante; apriamo la voce Canali per visionare i siti indicizzati dall’addon.

Image12

Sono presenti molti canali già recensiti da Chimera Revo, compreso CB01.

Apriamo uno di questi canali per ottenere la suddivisione per categoria dei film e delle serie TV disponibili sul sito (dai più recenti ai meno recenti, almeno con il filtro base):

 

Image11

Come vedere il canale o il contenuto in streaming?

Semplice: scegliamolo dal sito desiderato il link giusto, selezioniamo una sorgente e attendiamo qualche minuto necessario al buffering. L’addon ci permette sia di vederlo in streaming sul suo lettore sia di scaricarlo in locale: sono disponibili di solito Nowvideo e simili per lo streaming diretto e Nowdowload per il download.

Attenzione: Alcuni siti non permettono di scaricare direttamente, ma è necessario trattare i link con servizi dedicati a pagamento (Debrid). In ogni caso possiamo ottenere comunque i link per il download da servizi free, basta leggere qui (in spagnolo, usate Google traduttore).

Purtroppo alcuni link non funziano o non partono, ma basta provare un altro servizio per visionare il contenuto di nostro interesse.

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Novità Vodafone: arrivano Happy Hour e Wi-Fi Community http://www.chimerarevo.com/internet/vodafone-happy-hour-wifi-community-186878/ http://www.chimerarevo.com/internet/vodafone-happy-hour-wifi-community-186878/#comments Fri, 17 Apr 2015 11:29:51 +0000 http://www.chimerarevo.com/?p=186878 Tempo di novità per Vodafone, che a partire da oggi aggredisce il mercato con due nuovi servizi dedicati sia ai titolari di SIM che di abbonamento Vodafone casa e che, tra pochi secondi, scopriremo insieme nel dettaglio! Vodafone Happy Hour è … Continua

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Tempo di novità per Vodafone, che a partire da oggi aggredisce il mercato con due nuovi servizi dedicati sia ai titolari di SIM che di abbonamento Vodafone casa e che, tra pochi secondi, scopriremo insieme nel dettaglio!

vodafone-happy-hour

Vodafone Happy Hour è il servizio dedicato ai possessori di una SIM Vodafone sia ricaricabile che in abbonamento – al momento coadiuvato soltanto da un’app Android che a breve dovrebbe essere estesa a tutte le piattaforme – che permette di acquistare, al prezzo di un euro, 60 minuti di Internet illimitato in quantità (anche 4G) da utilizzare entro un mese. L’app permetterà proprio di interrompere l’uso di questi dati in qualsiasi momento, così da permettere all’utente di ripartirne l’utilizzo con qualsiasi tempistica e modalità possa essere congeniale. Non sarà comunque possibile utilizzare il traffico ottenuto tramite l’Happy Hour in modalità tethering.

Bisogna comunque sottolineare che Vodafone Happy Hour è al momento un servizio in fase beta e – come già detto – dedicato esclusivamente agli utenti Android; finita la parte di test, il prezzo per 60 minuti di Internet illimitato salirà a 2€. Potrete trovare maggiori informazioni sul sito dedicato:

LINK | Vodafone Happy Hour

wifi-community

Storia diversa invece per Vodafone Wi-Fi Communityche coinvolge gli utenti abbonati al servizio ADSL Vodafone Casa grazie ad una partnership con Fon: al momento disponibile per i titolari di partita IVA (e probabilmente presto la medesima offerta sarà estesa anche ai non titolari), il servizio permette ai possessori di Vodafone Station 2 e Vodafone Station Revolution di dedicare gratuitamente una parte della propria connettività agli ospiti (per un massimo di 3 ospiti contemporaneamente), entrando così a far parte della Vodafone Wi-Fi Community. 

La connessione dedicata agli “esterni”, attivabile tramite l’app gestionale già esistente, sarà comunque distinta dalla propria connessione principale per cui sicurezza, privacy e banda dati resteranno al sicuro.

La parte interessante è quella dedicata a chi accederà alla Wi-Fi Community: gli hotspot Wi-Fi saranno accessibili da chiunque tramite l’acquisto di un apposito pass, tuttavia i clienti Vodafone ADSL potranno accedere gratuitamente agli hotspot Wi-Fi della Community, sparsi sia in Italia che nel mondo (Wi-Fi Community sarà infatti estesa in tutti i Paesi coperti dal servizio ADSL di Vodafone) semplicemente iscrivendosi, in maniera del tutto gratuita, al portale dedicato.

Wi-Fi Community mette in evidenza l’intenzione di Vodafone di offrire connettività anche “fuori casa”, aggiungendosi così alla SIM dati già inclusa nell’abbonamento. Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito ufficiale Vodafone nella sezione ADSL per Partita Iva; come già detto, il servizio verrà presto esteso anche ai non titolari e maggiori informazioni saranno disponibili sul sito dedicato.

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Mlais M4 Note: un phablet 4G Cinese in vendita a circa 120€ http://www.chimerarevo.com/smartphone/mlais-m4-note-un-phablet-4g-cinese-in-vendita-a-circa-120e-186869/ http://www.chimerarevo.com/smartphone/mlais-m4-note-un-phablet-4g-cinese-in-vendita-a-circa-120e-186869/#comments Fri, 17 Apr 2015 10:29:36 +0000 http://www.chimerarevo.com/?p=186869 Oramai segnalare promozioni riguardanti dispositivi Cinesi ci riesce alquanto facile e immediato, ed anche oggi siamo qui a portarvi a conoscenza di un nuovo dispositivo che è disponibile in pre-ordine su GearBest. Si tratta del Mlais M4 Note, un phablet con … Continua

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Oramai segnalare promozioni riguardanti dispositivi Cinesi ci riesce alquanto facile e immediato, ed anche oggi siamo qui a portarvi a conoscenza di un nuovo dispositivo che è disponibile in pre-ordine su GearBest. Si tratta del Mlais M4 Note, un phablet con Android 5.0 e dotato di connettività LTE/4G e display da 5.5” con risoluzione 1280 x 720 pixel. Il processore che alimenta il device è un Mediatek MTK6732 a 64 bit
Quad-Core a 1.5 GHz, affiancato da 2 GB di RAM e memoria interna pari a 16 GB (comunque espandibile tramite microSD fino a 64 GB). La fotocamera frontale è da 8.0 MP mentre quella principale è da 13.0 MP; la batteria ha una capacità di 2400 mAh (onestamente è davvero poco).

Mlais M4 Note Mlais M4 Note Mlais M4 Note Mlais M4 Note

Ecco invece le frequenze complete supportate dal Mlais M4 Note:

2G: GSM 850/900/1800/1900MHz
3G: WCDMA 850/900/1900/2100MHz
4G: FDD-LTE 800/1800/2100/2600MHz
Frequenze: GSM 850/900/1800/1900MHz WCDMA 850/900/1900/2100MHz FDD-LTE 800/1800/2100/2600MHz

Il dispositivo supporta la lingua italiana ed è acquistabile in promozione, attraverso un codice sconto (solo per i primi 150 ordini), a circa 120€:

Codice sconto | M4

Link all’acquisto | Mlais M4 Note a 120€ circa

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Google Chrome estende (ancora) il supporto a Windows XP http://www.chimerarevo.com/internet/chrome-windows-xp-dicembre-2015-186867/ http://www.chimerarevo.com/internet/chrome-windows-xp-dicembre-2015-186867/#comments Fri, 17 Apr 2015 10:20:17 +0000 http://www.chimerarevo.com/?p=186867 E’ passato poco più di un anno da quando Microsoft ha interrotto il supporto al suo sistema operativo più longevo e utilizzato di sempre, Windows XP, e nonostante la percentuale di adozione stia pian piano diminuendo ciò non significa che questo sia … Continua

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E’ passato poco più di un anno da quando Microsoft ha interrotto il supporto al suo sistema operativo più longevo e utilizzato di sempre, Windows XP, e nonostante la percentuale di adozione stia pian piano diminuendo ciò non significa che questo sia caduto in disuso, anzi.

LEGGI ANCHE | Windows XP è più diffuso di 8 e 8.1 messi insieme

Google è perfettamente consapevole di ciò poiché – come dichiara in un post sul proprio blog ufficiale – non per tutti è così semplice passare da un sistema operativo ad un altro:

Milioni di utenti lavorano ancora tutti i giorni su computer con XP. Vogliamo che questi abbiano la possibilità di usare un browser aggiornato e che sia il più sicuro possibile su un sistema operativo non supportato.

chrome-win-xp

Da qui scaturisce la decisione di estendere ulteriormente il supporto di Google Chrome per Windows XP: contrariamente a quanto dichiarato lo scorso anno in cui la data di “scadenza” fu posta ad Aprile 2015, gli sviluppatori hanno deciso di ampliare il supporto di ulteriori 8 mesi:

Ora è Aprile 2015 ed estenderemo il nostro impegno. Forniremo aggiornamenti regolari e patch di sicurezza su Chrome per XP fino a Dicembre 2015.

Il big di Mountain View tende a sottolineare che i sistemi Windows XP sono sempre e comunque in pericolo ed a rischio malware e virus, invitando gli utenti ad aggiornare il prima possibile.

E se il vostro computer di scuola, di lavoro o quant’altro non dovesse abbandonare Windows XP neanche dopo Dicembre 2015 (sottolineando che noi, come Google, vi invitiamo ad aggiornare il prima possibile) e voi avete paura di restare senza un  browser allora potrete star tranquilli: Mozilla sembra non intenzionata ad interrompere il supporto a Windows XP. Almeno per il momento.

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Cyanogen abbandona Google e sceglie Microsoft: mossa azzardata? | AGGIORNATO http://www.chimerarevo.com/android/cyanogen-abbandona-google-e-sceglie-microsoft-mossa-azzardata-186864/ http://www.chimerarevo.com/android/cyanogen-abbandona-google-e-sceglie-microsoft-mossa-azzardata-186864/#comments Fri, 17 Apr 2015 09:39:22 +0000 http://www.chimerarevo.com/?p=186864 Un importante accordo tra Microsoft Corp. e Cyanogen Inc. porterà un bel po’ di utenti Android a storcere il naso di fronte a tale partnership: Cyanogen ha infatti deciso di abbandonare Google e le sue Google Apps che non troverete più … Continua

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Un importante accordo tra Microsoft Corp. e Cyanogen Inc. porterà un bel po’ di utenti Android a storcere il naso di fronte a tale partnership: Cyanogen ha infatti deciso di abbandonare Google e le sue Google Apps che non troverete più pre-installate nella ROM. L’ecosistema di Cyanogen OS abbraccerà dunque quello Microsoft e, in particolare, queste saranno le applicazioni che troveremo integrate nella ROM:

  • Bing
  • Skype
  • Microsoft OneDrive
  • OneNote
  • Outlook
  • Microsoft Office

Cyanogen Microsoft

E il Google Play Store? Beh, anch’esso sarà eliminato a favore dell’Amazon App Shop e di uno store dedicato che Cyanogen dovrebbe annunciare prossimamente.

“La gente di tutto il mondo usano il sistema operativo Cyanogen ed i servizi diffusi di Microsoft per interagire con ciò che più conta sui loro dispositivi mobili. Questa entusiasmante partnership con Microsoft ci consentirà di portare nuovi tipi di servizi integrativi per gli utenti mobili nei mercati di tutto il mondo. Aspiriamo a portare i nostri strumenti a portata di mano di tutti, a potenziare in tutti gli aspetti la loro vita. Questa partnership rappresenta un altro passo importante verso tale ambizione.”

ha dichiarato Kirt McMaster, CEO of Cyanogen Inc.. Gli utenti la penseranno allo stesso modo?

AGGIORNAMENTO: con un articolo sul proprio blog ufficiale, Cyanogen comunica che la CyanogenMod continuerà a rimanere imparziale e di base senza nessuna applicazione preinstallata. Discorso a parte, invece, per Cyanogen OS che invece vanterà l’integrazione delle applicazioni Microsoft.

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