Equo compenso, che frittata! Gli aumenti di Apple e Samsung

Il Ministro Franceschini aveva negato ripercussioni sugli utenti causate dalla nuova tassa voluta dalla SIAE ma le smentite non tardano ad arrivare

Quando furono pubblicate le tabelle relative ai ritocchini (al rialzo, ovviamente, sui dispositivi elettronici più utilizzati tutt’oggi) causati dal cosiddetto equo compenso, ovvero la tassa che “tutela” gli artisti a causa del possesso delle “Copie Private” delle loro opere da parte degli utenti finali (in pratica, per far sì che le perdite dovute alla potenziale pirateria non pesino sul budget di artisti ed enti tutelatori), il ministro della Cultura e del Turismo Dario Franceschini aveva assicurato che non ci sarebbe stata alcuna ripercussione da parte delle aziende sul prezzo finale dei propri prodotti.

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Peccato che a smentire la tesi – fin troppo azzardata – dell’esponente politico italiano ci pensino due dei big tecnologici che possono vantare più record di vendite sul suolo italiano: Apple e Samsung. Si, perché il big della mela morsicata prima e l’immensa potenza sudcoreana poi si sono ritrovati costretti a ritoccare i prezzi dei propri dispositivi in vendita.

Equo compenso

I due casi sono differenti tra loro ma palesano una grossa verità: le aziende sono tutt’altro che disposte ad ammortizzare in proprio i costi della tassa tutta italiana, men che meno nella morsa della crisi.

Parliamo innanzitutto di Apple: qualche giorno fa i nuovi listini pubblicati dal big di Cupertino avevano ritoccato al rialzocome diretta conseguenza della “tassa sul copyright” (la cui definizione ha tanto indignato i difensori dell’equo compenso), i prezzi di dispositivi quali iPhone, iPad, iPod, MacBook e via discorrendo. Un aumento di prezzo durato poco: un successivo aggiornamento dei listini Apple ha riportato “alla normalità”, ovvero al prezzo pre-revisione, i prezzi dei vari MacBook Pro.

Bisogna dire che Apple non è nuova a reazioni del genere: in occasione dell’aumento dell’IVA dal 21% al 22% il big di Cupertino aveva inizialmente adottato la stessa “linea dura”, salvo poi decidere di ammortizzare completamente i costi riportando i prezzi allo stato precedente. E’ quindi probabile che i futuri dispositivi di Apple non subiscano l’influenza dell’aumento dell’equo compenso. 

Piccola curiosità: la SIAE, per dimostrare il suo sdegno nei confronti di Apple e convincere gli utenti che l’aumento non era imputabile alla nuova tassazione, ha acquistato degli iPhone a Nizza – dove, nonostante la tassa per la copia privata sia il doppio rispetto a quella italiana, i melafonini costano di meno – e li ha regalati ad alcuni studenti meritevoli.

Sono la sola a pensare a qualcosa di… semplicemente ridicolo?

samsung logo

Digressioni personali a parte e considerando che la storia degli aumenti di Apple probabilmente avrà un lieto fine, di certo è differente l’approccio di Samsung, che ha ritoccato i prezzi di alcuni suoi dispositivi: in parole povere si è riscontrato un aumento, proporzionale alle imposizioni dell’equo compenso, sui prezzi di smartphone – tablet – televisori – hard disk – chiavette USB e chi più ne ha più ne metta. Non si è ancora avuta nessuna comunicazione ufficiale in proposito, la notizia è testimonianza di una nota interna ai rivenditori.

Ed è quasi certo che la storia di Samsung non sarà a lieto fine come quella di Apple.

Il produttore coreano, infatti, abbraccia un mercato molto più vasto rispetto a quello della mela-azienda: ammortizzare internamente spese del genere, che riguardano la costruzione di dispositivi appartenenti a tutte le fasce di prezzo e di fattori di forma differenti, sarebbe un’autentica stangata per l’azienda evidentemente (e giustamente) poco disposta ad accollarsi un calo degli utili causati dal rincaro della tassa.

Piccola curiosità: se i dispositivi “moderni” di Samsung hanno visto un rincaro, sorte opposta è toccata ai cosiddetti feature phone, i telefoni cellulari di passata generazione che di smart hanno ben poco: i prezzi di tali dispositivi Samsung sono invece diminuiti in linea, anche questa volta, a quanto imposto dalle tariffe sull’equo compenso.


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