
Possiamo pensarci, oppure no, ma è un dato di fatto che i nostri Smartphone sono diventati il principale strumento di divulgazione di dati sensibili del consumatore! Il semplice processo di installazione di un’app è l’unica barriera che abbiamo, decidendo di accettare oppure no le condizioni prima di poterla utilizzare; poi, dei dati che “regaliamo”, non sappiamo più nulla.
Il Dottor William Enck, Assistant Professor alla NC State University, ha svolto una preziosa ricerca sul comportamento delle più famose applicazioni gratuite che si possono comunemente trovare nel Play Store Store di Android. Il risultato è agghiacciante: su un campione descrittivo di 30 applicazioni, ben 15 hanno dimostrato di scambiare dati sensibili come la localizzazione, dati personali, codice IMEI del dispositivo ed ogni sorta di dato, inviandoli a servers non meglio identificati!
Non stiamo parlando di qualche app scaricata fuori dal market o dell’ultimo ed infimo software della rete, ma di semplici applicazioni tra le prime 100 delle rispettive categorie all’interno dello store. Nei test svolti dal team di Enck si dimostra come, di più di 1.000 connessioni, il 10% contenessero dati sensibili, e di queste il 50% alla totale insaputa del possessore dello smartphone. Cosa fare quindi per difendersi da questa fuga di dati che, sinceramente, mi lascia davvero basito?
Lo stesso Enck durante un’intervista a TechRepublic ammette di prendere molte precauzioni ed invita gli utenti a fare lo stesso:
- Se un’applicazione è un po’ lacunosa nei termini d’utilizzo, non utilizzatela;
- Se l’applicazione richiede i permessi della webcam, la localizzazione o altro, chiedetevi: perché?!
- Siate scettici e leggete i commenti;
- Se ancora non vi basta, scrivete al developer per informazioni aggiuntive.
In definitiva, non è sempre semplice avere il controllo sui propri dati, soprattutto con l’avvento degli smartphone e di queste applicazioni free che poi free non sono, visto che il conto lo fanno pagare a caro prezzo, prendendo le vostre informazioni personali anche in maniera poco trasparente. Ovviamente la sicurezza è tutta nelle mani di chi utilizza la tecnologia, e sta quindi a voi controllare, diffidare ed informarvi sui rischi e i pericoli di questo nuovo mondo tecnologico.





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