
Proprio ieri uno dei nostri editori (se non sbaglio proprio il sommo Tanino) vi ha parlato delle webapps di Canonical: avrete sicuramente notato che questo meccanismo permette di dare un tocco di classe ad Ubuntu, integrando tantissimi servizi web all’interno dei meccanismi interni del sistema operativo (vedi la dash, vedi l’HUD, vedi le quicklists…), permettendo un’interazione pressochè totale tra Unity stesso ed il mondo che c’è fuori.
Incantata dal meccanismo, ho fatto qualche ricerca e mi sono resa conto che il nostro adorato Mark Shuttleworth ha presentato il dietro le quinte all’OSCON 2012 (OpenSource Convention 2012), con un talk interamente dedicato agli sviluppatori dal titolo: «Making Magic From Cloud to Client». A parte il solito mio problemuccio – resto incantata alla vista di Shuttleworth.. Tanino dice che non ho gusto, ma quell’uomo mi affascina ed io non posso farci nulla – e la mia conseguente espressione sorniona mentre guardavo il video, ho notato che i progetti di Canonical per quel che riguarda il cloud sono a dir poco enormi: alla base delle webapps di Canonical, infatti, c’è qualcosa di ben più grande – che prende il nome di Juju.
Non ridete! Juju è una metodologia di sviluppo per servizi Cloud completamente opensource, ed introdotta da Canonical fin dal chiacchieratissimo Google I/O 2012: non sto qui a scendere nei dettagli, vi dico soltanto che il progetto è ambizioso e che punta soprattutto ad integrare cloud e client nella maniera più scalabile (non importa quale piattaforma utilizziate), trasparente e rapida possibile… insomma, se siete interessati il mio consiglio è di dare un occhio alla documentazione e, perchè no, di provarlo (troverete le istruzioni di installazione per Juju su Precise nella pagina che vi ho linkato poc’anzi)!
Ricordate, siamo partiti da un video… Dopo aver parlato per circa 15 minuti di Juju, Mark Shuttleworth – come ci aspettavamo succedesse – ha dedicato un bel po’ di tempo a tessere le lodi di Ubuntu, in particolar modo di Unity: la sfida iniziata quattro anni fa – dice Shuttleworth – riguardava più che altro il “portare il design all’interno dell’opensource” e il “focalizzare l’interesse sull’esperienza utente e sull’innovazione”, riuscendo a tenere testa anche a colossi come Apple e Microsoft.
«C’è un’affermazione sull’unità che personalmente mi piace tantissimo», continua Shuttleworth:
Unity in a composition is achieved when all of the design principles (balance, movement, emphasis, visual economy, contrast, proportion and space) have been correctly applied.
Everything selected for use in a composition must complement the key theme and must also serve some functional purpose within the design.
Theresa Bernard
Al di la di ciò, Shuttleworth nel video ribadisce per l’ennesima volta il perchè del progetto Unity, il perchè delle interfacce desktop, tablet e TV. Dopodichè afferma qualcosa di veramente interessante:
Quando abbiamo iniziato questo progetto, ci siamo resi rapidamente conto che il desktop che avevamo quattro anni fa faceva davvero schifo: certo, per noi era eccelso, lo amavamo, ma portando “in strada” il progetto veniva giudicato assolutamente terribile. Questo succedeva anni fa, però: ci abbiamo lavorato, e ad oggi ci troviamo in una posizione interessante: se conoscete Windows, ed avete confidenza col desktop, saprete che l’interfaccia più facile resta per il momento proprio quella di Windows; Ubuntu è la seconda più semplice, e poi viene MacOS; e se conoscete MacOS, risulta semplice passare ad Ubuntu, e da Ubuntu è semplice passare a WIndows;
[....]
La community ha attivamente risposto ad Unity, e le compagnie come Asus, HP, Lenovo, Dell stanno diffondendo Unity, e durante il prossimo anno il 5% dei PC del mondo arriverà con Ubuntu preinstallato, il che è semplicemente stupefacente; [....] Asus ci ha provato con il mercato tedesco, che non è un mercato semplice, ed i valori di ritorno di Ubuntu sono stati pari a quelli di Windows, e questa è la chiave per ottenere ciò che noi vogliamo!
Per i più curiosi, ecco il video integrale (mi raccomando, fate attenzione a ciò che Mark dice e fa a partire dal minuto 19:30: è davvero simpatico vederlo descrivere la differenza tra Windows 8 e Windows 7 prendendosi letteralmente a schiaffi in viso:)).
Non mi dilungo altrimenti, il punto chiave è questo: secondo Shuttleworth, l’anno prossimo il 5% dei PC prodotti in scala mondiale arriverà con Ubuntu presintallato. Una stima assolutamente non poco ambiziosa! Voi cosa ne dite, succederà davvero tutto ciò?





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