Trend BYOD: cos’è e perché serve alle aziende

Scritto il 19/09/2012 - 10:54 da Gaetano Abatemarco

Oggi si parla in tutto il web di un nuovo modo di lavorare e di concepire l’azienda: BYOD. Ma in realtà cosa è  il BYOD?

Bring your own device (BYOD) è una politica aziendale di dipendenti che portano personalmente i propri dispositivi mobili al loro posto di lavoro e utilizzano di tali dispositivi per accedere alle risorse aziendali privilegiate, come e-mail, file server e database , nonché le loro applicazioni e dei dati personali. Alcuni preferiscono i termini portare la propria tecnologia (BYOT) o portare il proprio comportamento (BYOB), perché esprimono un fenomeno più ampio, che non solo copre il dispositivo hardware (s), ma anche il software utilizzato sul dispositivo (ad esempio browser web , lettore multimediale , antivirus , word processor ).

Considerate l’innovazione che si sta sviluppando oggi: prima le aziende “importanti” riuscivano a dotare i propri dipendenti di un computer portatile o di un palmare per dare loro la possibilità di poter lavorare ovunque e con tutti i file a portata di mano. Oggi è invece nata la cosa inversa: ogni dipendente porta con sè il proprio lavoro e così la diffusione di dispositivi personali nell’ambiente di lavoro porta maggior efficienza e aumento della produttività, oltre a minori costi per la gestione degli operatori telefonici.

I dipendenti possono rispondere ad e-mail, condividere file, caricare applicazioni, aggiornare siti Web da qualsiasi luogo e in qualsiasi momento. Considerate che gli accessi attualmente alle intranet interne vengono centellinate e protette da canali proprietari, quali VPN, che richiedono l’accesso previa autenticazione username/password, o addirittura schede con chipset interno, che codificano il certificato presente in essa e la presentano alla richiesta di autenticazione del server.

La Cisco ha fiutato il grande affare e, forte del proprio know how, ha inserito fra i suoi programmi proprio questo nuovo tipo di implementare l’utilizzo dei propri dispositivi in luoghi lavorativi.

Fortinet nel suo articolo ci spiega che l’utilizzo di questo nuovo modo di lavorare è ancora in fase embrionale, perché poche aziende hanno implementato seriamente delle policy per proteggere adeguatamente i dispositivi mobili introdotti nel luogo di lavoro. Senza queste policy, le aziende non hanno altra scelta che bloccare l’utilizzo di questi dispositivi, rinunciando ad una maggiore produttività e a risparmi in termini di costi. In genere questi device sono privi delle fondamentali funzionalità di sicurezza, come antivirus e password.

La flessibilità permette che le attività di business e il lavoro possa essere fatto da qualsiasi rete in qualsiasi località. Questi stili di lavoro implicano che un’enorme quantità di dati sensibili sia salvata sui dispositivi, la cui esposizione potrebbe risultare dannosa per l’attività aziendale. Nonostante ciò, diventa sempre più difficile per le aziende impedire ai dipendenti di usare i propri device: è chiaro che il personale non smetterà di usare il proprio device per l’attività lavorativa e si ingegnerà per trovare un modo per poterlo usare.

Un consiglio immediato che mi viene in mente è quello di cercare di non condividere in cloud “gratuiti” dei dati “sensibili” dell’azienda, proprio perchè molte volte ancora la stessa  non ha creato quella infrastruttura necessaria per poter dare accesso ai terminali “esterni” dentro la propria rete intranet, oppure ai dati interni. Una recente indagine globale sui CIO (Citrix: IT Organization Embrace Bring-Your-Own-Device, Luglio 2011) ha evidenziato che il 28% dei lavoratori usa device personali, e si stima che nel 2013 la percentuale salirà ad almeno 35%.

In ogni caso, i vantaggi del BYOD sono tantissimi: pensate che i lavoratori utilizzano apparati familiari e con i quali hanno uno “stretto contatto” giornalmente e le aziende, dall’altra parte, trovano favorevole un aumento di produttività e mobilità, strizzando un’occhio all’elevazione culturale dei lavoratori. Parlare di BYOD senza cloud sembra una cosa assurda: è ovvio che una azienda quotata deve mettere in cloud tutti i miei dati e le applicazioni aziendali, così potrò accedervi dal pc che eventualmente l’azienda mi metterà a disposizione ma anche dal mio smartphone, dal mio tablet o dal mio notebook. Tutto sarà in cloud e potrò accedervi ovunque e con qualunque strumento, anche personale, che avrò a disposizione.

Ma cosa significa in termini pratici BYOD?

Paolo Pasini, responsabile scientifico della Unit di sistemi informativi di SDA Bocconi, ha inquadrato così il fenomeno di cui tutti parlano:

il presupposto di base per parlare del Byod è la crescita della consumerizzazione, un trend che si sta affermando anche in relazione all’incremento del mercato Ict in chiave consumer rispetto alla domanda di soluzioni professionali tout court”.  In linea generale, spiega Pasini, “l’avvento dei device personali deve essere gestito all’interno delle policy di gestione dell’IT aziendale da redigere con la fattiva partecipazione della funzione HR. In chiave IT questo processo si chiama Mobile Device Management Strategy. E le apps e i dati personali vanno necessariamente separati da quelli aziendali.

Quanto ai risparmi sui costi, uno dei benefici che caratterizzano la prevista ascesa di popolarità del fenomeno (il discorso, identico, è valso e vale tuttora per il cloud), sono sicuramente un obiettivo raggiungibile perché “sono spostati altrove ma solo se i device personali sono sostitutivi di quelli aziendali. E l’impatto dei costi di infrastruttura è infatti molto superiore a quello del device in sé, che si compra il singolo addetto. 

Perché dunque piace il Byod? “Perché – questa la risposta del docente della Bocconi – è una forma di apertura e di disponibilità dell’azienda verso i dipendenti o i collaboratori esterni. È uno stimolo al cosiddetto “lavoro liquido”, open ended”.

Sicuramente in termini di prestazioni/tempi di risposta è la chiave di volta per numerose aziende “elefantiache”, anche perché essere presenti in molti social dà in termini di “visibilità” un punteggio maggiore. E voi cosa ne pensate?

CEO & Founder di Chimera Revo. Laureato in Informatica, sono un appassionato della tecnologia in generale, tra cui Android. Utilizzo Linux da oramai molti anni ma non disdegno anche gli altri OS. Sono anche tifosissimo della Juventus!