Siamo arrivati finalmente ad uno dei veri e propri punti di svolta della storia di Canonical. Dopo 6 mesi di sviluppo è stata finalmente rilasciata Ubuntu 14.04 LTS, nome in codice Trusty Tahr, versione che introduce per la prima volta il supporto a ben tre “universi” diversi: PC tradizionali, smartphone e tablet.
Si tratta della prima vera grande espansione della distro made in Canonical: nata nel 2004 come derivata di Debian da un’idea di Mark Shuttleworth, imprenditore milionario sudafricano noto per essere stato il primo nato nella terra di Nelson Mandela ad andare nello spazio, Ubuntu ha in questi anni avvicinato tantissimi utenti al mondo Linux, con la sua semplicità d’installazione ed utilizzo forse impareggiabili in tutto l’ecosistema del Pinguino.
Grazie alla stabilissima base Debian (ramo Testing), come già detto in precedenza, eredita una stabilità ed una flessibilità nella gestione dei pacchetti davvero eccezionale, che la rendono una distribuzione perfetta per i più svariati utilizzi.
E se nel 2004 era semplicemente una derivata del “sistema operativo universale” con poche modifiche, negli anni sono stati aggiunti script, pacchetti aggiuntivi e software made in Canonical che hanno reso Ubuntu un sistema operativo davvero completo.
Basti pensare all’installer Ubiquity, uno dei più intuitivi dell’intero panorama Linux, ad Ubuntu Software Center, per non parlare poi di Unity, desktop environment (ambiente desktop) basato (per ora) su GNOME creato appositamente da Canonical per la propria distribuzione. Senza parlare poi dell’ampissimo parco software preinstallato, adatto a tutte le esigenze.
E dopo questa doverosa premessa, passiamo al succo di questa guida: nelle prossime pagine vedremo nel dettaglio come installare, configurare e mantenere al meglio Ubuntu 14.04 LTS, toccando punti che vanno dall’installazione automatica fino al partizionamento manuale su EFI, senza dimenticare di curare in maniera esaustiva gli aspetti principali del sistema.
Innanzitutto, delle doverose premesse:
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E’ una release LTS (Long Term Support), dotata quindi di un supporto garantito da Canonical di ben 5 anni, fino ad Aprile 2019. Ottima dunque per l’installazione su ambienti di produzione e lavorativi;
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E’ possibile effettuare l’upgrade diretto da una precedente installazione di Ubuntu 13.10 ed Ubuntu 12.04 LTS. Gli utenti dotati di Ubuntu 12.10 o 13.04 dovranno prima effettuare l’upgrade ad Ubuntu 13.10 per poter poi passare ad Ubuntu 14.04 LTS.
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Chi non dovesse gradire Unity potrà scaricare i flavors di Ubuntu (Kubuntu, Xubuntu, Lubuntu ed Ubuntu GNOME) che dispongono di ambienti desktop differenti (ne parleremo in seguito);
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E’ disponibile per architetture a 32 bit e a 64 bit (quest’ultima sia per PC che per Mac, non è più disponibile il supporto all’architettura PowerPC), oltre che in versioni dedicate a specifici device ARM in versione Touch con interfaccia Unity 8 (nello specifico Nexus 5 e Nexus 7 2013);
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E’ perfettamente compatibile con il nuovo standard EFI, ma ha ancora alcuni problemi a convivere con il sistema Secure Boot introdotto da Microsoft a partire da Windows 8 (anche di questo parleremo in seguito);
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Nella versione a 32 bit non può essere installata, almeno non senza intervenire manualmente sulla configurazione, su macchine che non supportano l’estensione fisica degli indirizzi (PAE).
Siete pronti? Bene, il primo passo è scaricare la versione di Ubuntu 14.04 LTS più adatta per il vostro hardware direttamente da uno dei link seguenti:
- Download | Ubuntu 14.04 Desktop – 32 bit [download standard]
- Download | Ubuntu 14.04 Desktop – 32 bit [download via BitTorrent]
- Download | Ubuntu 14.04 Desktop – 64 bit [download standard]
- Download | Ubuntu 14.04 Desktop – 64 bit [download via BitTorrent]
E ora.. non vi resta che proseguire con la lettura!
Per comodità possiamo sfruttare il seguente indice per la lettura della guida:
- Installazione semplice (sistemi non UEFI)
- Installazione avanzata (sistemi UEFI)
- Aggiornare sistema e lingua
- Installazione driver e codec proprietari
- Presentazione sistema
- Software preinstallato
- Guida post-installazione
- Guida alle impostazioni di sistema
- Il software di Windows: Office, Photoshop ed altro
- Personalizzare il sistema
- Sezione giochi
- Avanzato: guida al terminale e disinstallazione sistema
- Alternative a Unity: GNOME, KDE, Xfce, LXDE etc.
- Conclusione e pareri degli autori
Ringraziamenti dell’autore: la guida è stata scritta in collaborazione con Alessandro Frigoli, che ringrazio calorosamente per la consulenza fornita nel realizzare questa grande lavoro.
Installazione semplice (sistemi non UEFI)
L’installazione di Ubuntu è diventata sempre più semplice con il passare delle edizioni: la flessibilità del Live CD e dell’installer grafico utilizzato (Ubiquity) permettono ormai di installare Ubuntu 14.04 su qualsiasi PC con una facilità estrema, a tratti superiore all’installer dei DVD Retail di Windows.
Sfrutteremo ovviamente l’ambiente offerto dal Live CD per testare a dovere l’hardware a disposizione, perché attualmente l’unico vero limite nell’installazione di una distribuzione GNU/Linux è nella compatibilità, sempre più elevata ma da testare a fondo fin dal primo avvio del Live CD.
In questo capitolo vedremo come installare Ubuntu 14.04 sui PC non dotati di UEFI attivo, sulla carta la maggior parte dei PC che hanno abbandonato Windows XP per la fine del supporto di quest’ultimo, tutti i PC con Windows Vista e buona parte dei PC con Windows 7; la procedura più complessa la riserveremo per i PC dotati di UEFI (PC dotati di Windows 7 e 8 rilasciati negli ultimi due anni) nel capitolo successivo.
Prerequisiti hardware minimi: – CPU da almeno 1 GHz di frequenza (consigliata CPU Dual-core da 1,2 GHz) – 1 GB di RAM – 15 GB di spazio libero su HD – Scheda grafica con una risoluzione minima pari a 800×600 – Scheda madre in grado di avviare il sistema da CD o USB – Connessione ad Internet.
Lo scenario classico d’installazione è: PC o Notebook con Windows XP, Vista, Sever o 8 (senza UEFI). Con i seguenti passaggi vedremo come creare un dual-boot, con possibilità di scelta del sistema operativo da avviare.
Prova Live CD
Inseriamo il CD di Ubuntu 14.04 appena masterizzato (o salvato su chiavetta USB) ed impostiamo il corretto ordine di boot per sfruttare il CD o la chiavetta; dopo alcuni minuti di caricamento ci ritroveremo davanti ad una schermata simile
Possiamo scegliere se avviare il Live CD per le prove (Prova Ubuntu) o installare direttamente (Installa Ubuntu). Per provare l’hardware a disposizione e il parco software predefinito clicchiamo su Prova Ubuntu.
Nell’ambiente grafico che avremo davanti potremo: testare tutte le periferiche in nostro possesso e verificare che Ubuntu riesca a gestirle, connetterci ad Internet, spostare/salvare file dal disco rigido, provare le periferiche audio e i programmi.
Consiglio di connettersi ad Internet in questa fase usando l’icona corrispondente nella sys tray (cerchio rosso), così da verificare il corretto funzionamento del cavo Ethernet o della rete WiFi.
Quando saremo pronti ad installare usiamo una delle due icone mostrate nell’immagine
Installazione
Ci accoglierà la schermata di benvenuto dell’installer
Clicchiamo su Avanti; nelle schermate successive prepareremo il sistema per l’installazione vera e propria.
Assicuriamoci che le due voci in alto siano spuntate in verde (spazio libero e connessione a Internet); le altre voci della schermata possono anche essere spuntate per migliorare la compatibilità di Ubuntu ed installare automaticamente i codec necessari al sistema, ma questo aumenta il tempo necessario all’installazione. Possiamo anche ignorare; scaricheremo in seguito tali componenti.
Clicchiamo su Avanti per portarci nella schermata del partizionamento
Qui possiamo scegliere il tipo d’installazione; nel nostro caso dobbiamo creare un dual-boot con il sistema Windows già presente (nel mio caso Windows 7) quindi la prima voce (Installa Ubuntu a fianco di Windows 7) è quella che fa al caso nostro.
Le altre voci della schermata sono dedicate agli utenti più esperti e possono benissimo essere ignorate. Clicchiamo su Avanti per passare alla schermata successiva
Qui potremo gestire le dimensioni della partizione da dedicare ad Ubuntu: la barra verticale centrale (doppie frecce rosse) divide il disco in due parti: a sinistra la porzione di spazio rimanente per Windows e a destra lo spazio dedicato ad Ubuntu.
Assicuriamoci che sia selezionato il nostro disco rigido principale (voce Selezionare il disco) e spostiamo la barra verticale centrale tra le due partizioni per decidere quanto spazio togliere a Windows e quanto dedicare ad Ubuntu
Appena soddisfatti del risultato clicchiamo su Installa.
L’installazione del sistema è partita! L’installer ora lavorerà per ridurre la partizione di Windows ed installare Ubuntu al suo fianco; nel frattempo l’installer ci mostrerà altre schermate per completare il setting del sistema.
La prima schermata riguarda il fuso orario
Scegliamo il nostro fuso orario e clicchiamo su Avanti; la schermata successiva ci permetterà di impostare il layout corretto della tastiera
assicuriamoci che sia selezionata Italiana e clicchiamo di nuovo su Avanti; arriveremo ad una delle schermate più importanti
qui inseriremo le informazioni personali valide per l’account amministratore che creiamo in fase d’installazione. Scegliamo un nome utente, un nome per il PC (utile per identificarlo in una rete) e una password di sistema.
NOTA BENE: rispetto ai sistemi Windows la scelta della password è indispensabile per gestire un sistema GNU/Linux! Oltre a garantire l’accesso al nostro account al login questa password verrà usata per elevare i nostri privilegi ogni volta che stiamo per apportare modifiche sostanziose al sistema (installare programmi per esempio).
Se siamo alle prime armi con il pinguino possiamo anche “arrangiarci” con una sola lettera della tastiera come password ed impostare l’accesso automatico al login spuntando la voce Accedere automaticamente. Il consiglio di scegliere una password robusta resta comunque valido. La cifratura della cartella personale è una procedura che aumenta notevolmente la sicurezza della Home del sistema ma rende anche molto difficoltoso l’eventuale recupero dei file in essa contenuta, quindi consiglio di lasciar perdere per ora.
Appena pronti clicchiamo su Avanti, mettiamoci comodi e attendiamo ora la fine dell’installazione; l’installer ci mostrerà delle schermate di presentazione del sistema e dei programmi in esso contenuti.
Finita l’installazione una finestra di conferma apparirà su schermo e ci consiglierà di riavviare per accedere al nuovo sistema.
Installazione avanzata (sistemi UEFI)
L’EFI – Interfaccia Firmware Estendibile, o Extendible Firmware Interface – è una tecnologia introdotta qualche anno fa per sostituire il vecchio BIOS con funzionalità aggiuntive; ha iniziato a diffondersi su tutti i PC in commercio dal 2010 ed è pienamente operativa dall’arrivo di Windows 8. Sulla carta quindi tutti i sistemi operanti con Windows 8 o 8.x utilizzeranno UEFI e la sua estensione Secure Boot, che di fatto blocca in fase di avvio l’aggiunta di qualsiasi componente nel bootloader del sistema, sia esso un malware (scopo per cui è stata attivata) sia eventuali sistemi operativi terzi non certificati, incluse le distribuzioni GNU/Linux (scopo commerciale?).
La modalità di installazione descritta in questo paragrafo è dedicata quindi alle macchine con (U)EFI attivo.
Se non sapete quale tipo di tecnologia utilizzate (UEFI o BIOS) controllate sul manuale della vostra scheda madre o, se avete a disposizione un’installazione di Windows sul disco, avviate il sistema e recatevi in Strumenti > Amministrazione > Gestione Disco (o Crea e formatta le partizioni del disco rigido in Windows 8).
Se tra le partizioni attive del sistema notiamo una partizione di dimensione tra 100 e 250 MB riportante la scritta “Partizione di sistema EFI” (o “EFI System Partition”, in inglese), possedete la tecnologia UEFI ed è attiva sul sistema, ergo dovete seguite la procedura descritta nelle prossime righe per garantire il corretto avvio di Ubuntu 14.04.
NOTA BENE: alcune macchine sono compatibili con EFI, tuttavia potrebbe presentarsi disattivato e sostituito con Legacy BIOS. Una situazione del genere si verifica, ad esempio, quando Windows non rileva la partizione EFI nella schermata Gestione Disco. In tal caso potete interrompere la lettura di questa sezione ed seguire l’installazione semplice come descritta nel paragrafo precedente.
NOTA BENE 2: se sulla macchina EFI è abilitato, è assolutamente necessario installare Ubuntu 14.04 in versione a 64 bit. Con la versione 32 bit Ubuntu non partirà mai su sistemi EFI; accertatevi quindi di aver scaricato e masterizzato (o copiato, se parliamo di USB) l’immagine con l’architettura corretta.
Altro requisito spesso necessario per il corretto funzionamento del sistema operativo è disabilitare, se attiva, la funzionalità “Secure Boot” di UEFI abilitata da Windows 8 e superiori.
Guida Technet: disattivare avvio protetto (secure boot)
Fatto ciò, avviate la vostra macchina dal supporto scelto, sia esso CD o USB (è possibile configurare la sequenza di avvio del sistema tra le impostazioni di EFI, solitamente alla voce “Boot Devices”) e attendete la comparsa
della schermata d’avvio (sostanzialmente il menu del loader GRUB), dopodichè selezionate Try Ubuntu Without installing:
Attendete ora il caricamento del sistema e la comparsa del desktop. A questo punto è sufficiente seguire la procedura descritta in installazione semplice (scelta consigliata se siete alle prime armi) e lasciare che sia Ubuntu a sbrigare le pratiche dell’installazione.
NOTA BENE: assicuratevi che sul vostro disco sia presente almeno una partizione “EFI”: aprite Gparted dalla dash e verificate che all’inizio del vostro disco sia presente una partizione di dimensione compresa tra 100 e 250MB,
formattata in fat32 e che abbia come etichetta “EFI” o voci simili.
Attenzione: affinché l’installazione vada a buon fine ed il sistema risulti avviabile è fondamentale che Ubuntu disponga di un punto di mount EFI sull’omonima partizione. Di norma Ubuntu gestisce la cosa in maniera del tutto automatica in fase d’installazione, ma se qualcosa dovesse andare storto quasi sicuramente l’errore è nella creazione del punto di mount per EFI.
In questi casi (a cui aggiungiamo anche gli utenti desiderosi di controllare attentamente ogni fase dell’installazione) consiglio di avviate come da immagine l’installazione manuale (Installer Ubiquity > Avanti > Avanti > “Tipo
d’installazione: altro”).
Una volta visualizzata la lista dei dischi, dovrete selezionare la partizione EFI che avete a disposizione sul disco principale, fare doppio click su di essa e associarle punto di mount “Partizione di avvio EFI”.
A questo punto potrete procedere con l’installazione manuale, ad esempio associando alla partizione scelta per installare il sistema al punto di mount / e la swap al rispettivo punto di mount (maggiori dettagli qui).
Purtroppo non ci è possibile trattare tutti gli eventuali problemi in cui si potrebbe incappare con l’installazione su firmware EFI, per maggiori informazioni potrete consultare l’apposito link alla wiki di ubuntu oppure sfruttare la sezione Linux del nostro forum per porci qualsiasi domanda o curiosità sull’installazione manuale. Note per esperti
In caso non disponiate di una partizione d’avvio EFI potrete utilizzare il partizionatore Gparted per crearne una, tenendo presente che, durante un’operazione del genere, esiste la possibilità di perdita completa dei dati sul disco se si agisce in maniera errata.
Una partizione EFI deve sottostare a parametri ben precisi:
- essere posta all’inizio di un disco a tavola GPT (con MBR non funzionerà, quindi bisogna cancellare l’intera tabella MBR del disco e rimpiazzarla con GPT );
- deve essere avviabile (flaggata “boot” da Gparted e simili);
- deve essere formattata in FAT32 (indispensabile);
- deve essere di dimensione compresa tra i 100 e i 250 MB.
Con Gparted potrete inoltre cambiare il tipo di tavola delle partizioni del vostro disco (da MBR a GPT e viceversa), semplicemente selezionando il disco e cliccando su Device > Create partition table. Tenete ben presente che un’operazione del genere comporta perdita TOTALE dei dati presenti sul disco.
Aggiornare sistema e lingua
Dopo aver terminato l’installazione di Ubuntu è buona norma cercare subito gli ultimi aggiornamenti del sistema, visto che inevitabilmente passerà del tempo dal rilascio delle immagini scaricabili all’effettiva installazione sui nostri sistemi; in questo lasso di tempo molti aggiornamenti (anche critici) saranno stati rilasciati.
Non appena terminata l’installazione e collegato il sistema ad Internet effettuiamo un aggiornamento completo per portare tutti i pacchetti installati all’ultima versione disponibile. In questo paragrafo vedremo tutte le procedure d’aggiornamento supportate da Ubuntu.
Aggiornamento sistema semplice
Ubuntu integra un tool per gestire gli aggiornamenti estremamente semplice da usare, Aggiornamenti software (o Software Updates se avete una versione non ancora tradotta)
Basta avviarlo e attendere la ricerca degli aggiornamenti; Ubuntu ci segnalerà la presenza o meno di nuovi pacchetti con un avviso su schermo
Non ci resta che cliccare su Installa ora (Install now) ed attendere l’aggiornamento, che nel caso di primo avvio il processo d’aggiornamento può essere molto lungo; alla fine del processo, in alcuni casi, sarà richiesto il riavvio del sistema da eseguire prima di proseguire con la guida.
NOTA BENE: è sempre consigliabile installare gli aggiornamenti non appena notificati dal sistema.
NOTA BENE 2: il sistema d’aggiornamenti è programmato per cercare aggiornamenti ogni giorno e notifica all’utente gli aggiornamenti di sicurezza immediatamente, mentre per gli aggiornamenti secondari si verrà avvisati ogni settimana. Se vogliamo modificare la frequenza d’avviso o anche spegnere il sistema d’aggiornamenti (fortemente sconsigliato!!!) basta raggiungere il tab Aggiornamenti nel menu Software e aggiornamenti (ricercabile nella Dash) 
Aggiornamento sistema avanzato
Il tool d’aggiornamento integrato in Ubuntu è comodo e semplice da utilizzare anche per gli utenti appena arrivati da Windows.
Se desiderate avere un maggior controllo sui pacchetti da aggiornare o il sistema automatico non funge/dà problemi possiamo sempre utilizzare il caro terminale per risolvere ogni cosa o scoprire cos’è che inceppa il sistema d’aggiornamento.
Basta tenere a mente due semplici comandi per aggiornare in un colpo solo tutto il sistema:
sudo apt-get update
confermiamo con la nostra password d’accesso; il comando sincronizzerà i sorgenti di sistema.
sudo apt-get dist-upgrade
confermiamo se necessario con la nostra password d’accesso; l’ultimo comando elencherà tutti i pacchetti che necessitano di aggiornamenti e notificherà la richiesta di autorizzazione a procedere, premiamo S sulla tastiera seguito da Invio per iniziare il processo d’aggiornamento.
NOTA BENE: non dovete chiudere la finestra del terminale durante l’aggiornamento per evitare di bloccare il sistema APT oltre a non tener più traccia dell’avanzamento del processo. Attendete fiduciosi non appena le righe di comando si fermano e la finestra del terminale raggiunge questo stato
Supporto lingua
Se abbiamo installato il sistema con la connessione ad Internet attiva in fase di installazione Ubuntu ha già inserito in automatico tutti i pacchetti lingua disponibili; in caso contrario o se notiamo qualche incongruenza nelle traduzioni in alcuni menu o programmi possiamo sfruttare la procedura manuale per l’aggiornamento della lingua; apriamo la dash e cerchiamo Supporto lingue nella dash
Se mancano alcuni file lingua il sistema lo segnalerà con un avviso e ci permetterà di installarlo immediatamente
Alla fine dell’installazione è sufficiente riavviare il sistema o terminare la sessione corrente per rendere effettive le modifiche.
Se i menu e le voci del sistema non fossero ancora aggiornati nonostante questa procedura possiamo usare la voce Applica globalmente presente in Supporto Lingue.
Installazione driver e codec proprietari
A questo punto avremo il nostro Ubuntu 14.04 LTS installato, ma mancano ancora alcuni componenti essenziali all’appello: stiamo parlando dei driver video e dei codec multimediali.
Installazione driver video
Per quanto riguarda i driver video, premetto subito specificando come PC con scheda video integrata Intel non necessitano di alcuni driver aggiuntivo: quelli presenti di default nell’installazione sono già quelli ufficiali e non necessitano di alcun intervento aggiuntivo.
Passiamo ora alle schede NVIDIA ed AMD/ATI. Se possediamo una scheda non molto recente (NVIDIA serie 9000 o inferiori, AMD/ATI serie 5000 o inferiori) i driver video base bastano. Se invece possediamo una scheda più recente, è consigliato installare i driver video proprietari, che offrono maggiori performance.
Per farlo apriamo la Dash di Ubuntu, cerchiamo “software ed aggiornamenti”, e clicchiamo appunto su Software e aggiornamenti. Portiamoci alla scheda Driver aggiuntivi, dove dopo un caricamento ci troveremo davanti questa schermata in caso aveste una scheda video NVIDIA:
O questa per schede video AMD/ATI:
Selezioniamo il driver video più recente (nvidia-331-updates o fgrlx-updates al momento della stesura della guida), e premiamo su Applica modifiche. Una volta finita l’installazione, riavviamo il sistema, ed avremo i driver installati.
Nota bene – sistemi NVIDIA Optimus: grazie al lavoro degli sviluppatori Canonical, il driver video NVIDIA presente su Ubuntu 14.04 LTS è compatibile nativamente con la tecnologia Optimus, senza bisogno di installazioni terze. Una volta installato il driver video, sarà sufficiente aprire il NVIDIA X Server Settings, portarsi alla scheda NVIDIA Prime, ed effettuare lo switch della scheda video in base alle esigenze.
Nota bene – utenti gamer: questi driver generalmente vanno bene anche per il gaming, ma se volete l’ultima versione aggiornata vi consiglio di passare al paragrafo Sezione giochi della guida.
Installazione driver di altre periferiche
Da Software ed aggiornamenti è possibile inoltre installare driver proprietari per altre componenti hardware compatibili, in particolare schede wireless Atheros, Broadcom e driver per macchine virtuali, se si utilizza questo tipo di approccio.
Questi driver spesso sono utili (se non indispensabili) per il corretto funzionamento delle periferiche rilevate. Non resta che installare dove richiesto per utilizzare il driver closed fornito dal produttore.
Installazione codec multimediali
Ubuntu 14.04 LTS di default non possiede alcun codec multimediale preinstallato di default: è necessario scaricarli ed installarli a parte subito dopo l’installazione del sistema.
Apriamo l’Ubuntu Software Center, e cerchiamo nel motore di ricerca “ubuntu restricted extras”
Clicchiamo sul primo risultato e poi su Installa: l’operazione richiederà diversi minuti.
Una volta finito, avremo installati in un sol colpo quasi tutti i codec multimediali (mp3, mp4, avi, ecc.), Flash, Java ed i caratteri Microsoft.
Presentazione sistema
In Ubuntu 14.04 LTS troviamo, come ormai di consueto nelle distribuzioni made in Canonical, l’interfaccia grafica Unity, vero e proprio marchio di fabbrica del sistema operativo.
La parte principale del sistema è ovviamente la barra laterale, che contiene tutte le applicazioni “pinnate” sulla dock stessa, quelle aperte e quelle minimizzate ad icona, oltre che il pulsante della Dash.
La Dash di Ubuntu è il vero punto forte del sistema: si tratta in pratica di un vero e proprio motore di ricerca interno, al cui interno potremo cercare applicazioni, immagini, video e file presenti sul nostro computer.
Grazie inoltre alle Online Lens, potremo effettuare ricerche direttamente via Dash su diversi portali, come eBay, Grooveshark, Google News, Picasa, Reddit e molti altri.
Nella parte superiore del desktop troviamo la barra strumenti, con il nome delle finestre massimizzate e non (barra del titolo unica), i vari applet delle applicazioni in background (come Spotify, Steam, Skype ed altri), i pulsanti per la gestione delle connessioni di rete, dei metodi d’immissione, delle notifiche, dell’audio, del calendario e dello spegnimento del sistema.
Spostandoci col cursore del mouse sopra la barra del titolo, appariranno i vari menù specifici dell’applicativo aperto. Di default questa soluzione viene utilizzata sia per gli applicativi massimizzati che per quelli non, ma in Ubuntu 14.04 LTS è possibile, tramite un’opzione attivabile via Impostazioni di Sistema->Aspetto->Comportamento, visualizzare i menù degli applicativi a finestra non massimizzata nella barra del titolo della finestra stessa.
Il risultato sarà il seguente: 
Altra funzionalità importante di Unity è sicuramente HUD: premendo infatti il tasto ALT sinistro della tastiera con un software aperto (ad esempio, nell’immagine sottostante, Google Chrome), potremo effettuare ricerche all’interno dell’applicativo stesso (citando sempre Chrome nella cronologia, nelle schede aperte, ecc.), avviare funzionalità dell’applicativo (ricarica pagina, indietro, apri cronologia, ecc.) e molto altro ancora.
Per un focus più approfondito delle varie funzionalità di Unity su Ubuntu 14.04 LTS, vi rimandiamo alla nostra Grande Guida ad Unity.
Software preinstallato
Ubuntu 14.04 LTS presenta un parco software di default decisamente completo, adatto a soddisfare le esigenze di un’ampia fetta d’utenza.
Per la navigazione web troviamo Mozilla Firefox 28, popolarissimo browser di casa Mozilla famoso per la sua semplicità, sicurezza e velocità nel caricamento delle pagine web.
Come gestore della posta elettronica, dei feed RSS e dei contatti troviamo un altro software di casa Mozilla, Thunderbird 24, noto anch’esso per la sua grande qualità e per la sua semplicità d’utilizzo.
Per la gestione della libreria musicale troviamo Rhythmbox 3, ottimo player musicale in stile iTunes proveniente dal parco software GNOME semplice e funzionale, con funzionalità di ricerca musica su diversi servizi di streaming online (come Last.fm, Libre.fm ed altri).
Altro software importante è sicuramente Shotwell 0.18, che consente la visualizzazione e la gestione delle nostre fotografie ed immagini, con la possibilità di creare raccolte personalizzate e slideshow molto ben curate.
Per l’ufficio troviamo l’ottima suite LibreOffice 4.2, completa di word processor (Writer), foglio elettronico (Calc), presentazioni (Impress), database (Base, installabile opzionalmente), disegni 2D (Draw) e software matematico (Math).
Per il download di file torrent troviamo l’ottimo Transmission 2,82, torrent manager leggero ed intuitivo.
Completano l’offerta un riproduttore multimediale leggero e completo (Totem), un gestore archivi, un sistema di supporto per persone disabili (Orca), un software per la cattura d’immagini dalla webcam (Cheese) ed ovviamente l’Ubuntu Software Center, da cui scaricare migliaia di applicazioni gratuite e non.
Guida post-installazione
Nonostante il parco software di default sia di tutto rispetto, molti applicativi aggiuntivi possono migliorare la vostra esperienza su Ubuntu 14.04, aprendo diverse prospettive d’utilizzo del sistema per ogni esigenza.
Di seguito vedremo vari software indispensabili utili per ogni necessità, scaricabili direttamente dall’Ubuntu Software Center e non.
VLC Media Player
Il riproduttore multimediale per eccellenza. Consente la riproduzione di quasi la totalità dei formati audio/video esistenti, l’utilizzo dei sottotitoli e la gestione delle traccie audio. Il tutto gratis. Assolutamente da avere.
GIMP
Il Photoshop open source. Consente di effettuare fotoritocchi di livello professionale a qualsiasi immagine, con la possibilità di applicare effetti e filtri di ogni tipo.
OpenShot
Editor video non lineare, OpenShot consente di creare filmati partendo da slideshow d’immagini o da video spezzettati e di unirli con efficaci effetti grafici. Ottimo per la creazione di video homemade o video semi-professionali per portali come YouTube.
Lightworks
Se OpenShot è per chi si vuole dilettare con video homemade, Lightworks è orientato a tutti coloro che vogliono filmati dalla qualità professionale, con effetti avanzati e possibilità di esportazione in diversi formati video. Usato pure dagli studi di Hollywood, Lightworks rappresenta un vero e proprio caposaldo degli editor non lineari di livello avanzato.
E’ disponibile in due versioni, una gratuita limitata ed una a pagamento, scaricabili entrambi dal sito ufficiale previa registrazione. E’ disponibile per ora solo su sistemi a 64 bit.
Blender
Ottimo software per la creazione e la manipolazione di immagini 3D, efficiente e ben curato graficamente, adatto anche a scopi professionali.
Inkscape
Applicativo per la creazione e la modifica di immagini vettoriali, alternativo ad Adobe Illustrator, Macromedia FreeHand, Corel Draw e Xara Xtreme.
Spotify
Riproduttore multimediale in streaming famoso in tutto il mondo, consente l’ascolto di migliaia di canzoni sia gratuitamente con l’intermezzo di pubblicità che a pagamento senza. E’ possibile installarlo utilizzando questo comodo script realizzato dalla nostra Jessica Lambiase, dando i seguenti comandi da terminale:
mkdir spotify-installer cd spotify-installer wget https://www.dropbox.com/s/8lemksfx29pz53j/spotify-installer.sh chmod +x spotify-installer.sh sudo sh spotify-installer.sh
Skype
Software di messaggistica istantanea, consente la ricezione e l’invio di messaggi di testo via internet, la videochiamata e la chiamata in conferenza.
Google Chrome/Chromium
Browser web made in Google, è la principale alternativa a Mozilla Firefox su quasi la totalità dei sistemi operativi. E’ disponibile sia in versione completamente open su Ubuntu Software Center (Chromium), che in versione con plugin proprietari preinstallati (lettore PDF Adobe, Flash, ecc.) via sito ufficiale Google.
Link Ubuntu Software Center (Chromium)
Minitube
Piccolo ma potente riproduttore di filmati da YouTube, davvero comodo per guardare i nostri video in maniera indipendente dal browser.
Link Ubuntu Software Center
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Guida alle impostazioni di sistema
In questo paragrafo daremo un’occhiata a tutte le funzionalità del pannello delle impostazioni.
L’icona per le impostazioni è disponibile di default nel Launcher; in alternativa basterà cercare impostazioni nella Dash
Apriamolo per ritrovarci nella schermata principale del pannello
Analizziamo i menu più significativi ed utili all’utenza. Le altre voci non trattate sono comunque utili in molti scenari, ma per approfondire è raccomandabile affidarsi al Wiki di Ubuntu, dove potremo ottenere informazioni più precise.
Account utente
Da questo submenu potremo gestire tutti gli account attivati sul sistema: dalla creazione e gestione dei permessi concessi ad ogni singolo utente fino all’accesso automatico senza inserimento della password (quest’ultima utile se si cambia idea rispetto alla scelta effettuata in fase di installazione del sistema).
Per sbloccare le voci protette da password è sufficiente cliccare in alto a destra su Sblocca ed inserire in seguito la password di sistema (sudo).
Da questo menu potremo apportare le prime personalizzazioni all’aspetto del sistema. Potremo decidere la grandezza del launcher laterale, scegliere lo sfondo, regolare il comportamento dei menu dei programmi e altro ancora.
Per la personalizzazione del sistema vi rimando alla lettura della pagina dedicata.
Luminosità e blocco
Da questo submenu possiamo regolare la luminosità dello schermo ed impostare il tempo di blocco a sistema inattivo (lo schermo si oscurerà dopo il tempo prestabilito senza alcuna interazione dell’utente). Di default al ritorno dall’oscuramento dello schermo è richiesta la password d’accesso, ma possiamo regolare questa impostazione come più ci aggrada.
Sicurezza e privacy
Uno dei submenu più importanti, dove possiamo gestire l’aspetto sicurezza del nostro sistema e controllare la privacy del nostro account.
Nel primo tab potremo gestire le policy di sicurezza sulle password memorizzare
nei tab successivi avremo il pieno controllo sui file, dati e documenti che il motore di ricerca interno può indicizzare. Possiamo anche decidere in assoluta libertà quali informazioni condividere con Canonical o meno
Alimentazione
Il submenu Alimentazione fornisce gli strumenti necessari per la gestione energetica del sistema, in particolare se usiamo Ubuntu su Notebook
Potremo decidere quando sospendere il sistema e se mostrare o meno l’indicatore batteria nella systray.
Audio
Il submenu per ottenere il pieno controllo dell’aspetto multimediale del sistema. Nei vari tab potremo:
gestire le uscite audio del sistema, compresi amplificatori e casse (con bilanciamento e effetti)
Gestire gli ingressi audio, come microfoni headset e integrati nelle webcam, oltre a vari ingressi (variabili in base alla scheda madre disponibile)
Altri tab permettono di regolare il volume degli effetti sonori del sistema e regolare singolarmente il volume d’uscita dei programmi attivi in quel momento.
Rete
Se dovete impostare un proxy di rete o verificare la connettività Internet questo è il submenu giusto, dove tutte le interfacce per l’accesso ad Internet o per le reti LAN saranno gestibili con estrema facilità; disponibile anche una modalità aereo per disattivare in un colpo solo tutte le connettività senza fili eventualmente attive sul sistema
Stampanti
Aggiungere una stampante su Linux è diventato decisamente più semplice grazie al grande lavoro di raccolta dei driver compatibili. Su Ubuntu la procedura è davvero immediata, specie se la stampante è riconosciuta al volo dal kernel e dal server di stampa.
Nella maggior parte dei casi è sufficiente collegare la stampante accesa via USB e premere su Aggiungi per iniziare la procedura automatica di riconoscimento e installazione driver. Il livello di riconoscimento è molto elevato, e migliora a vista d’occhio.
NOTA BENE: per stampanti di rete e wireless è raccomandabile affidarsi alla documentazione di Ubuntu o del sito del produttore per trovare la procedura più efficace.
Backup
Un sistema non può ritenersi completo senza un efficace sistema di backup, al contempo stesso semplice ed immediato da usare. Il tool integrato in Ubuntu, Déjà dup, risponde appieno a tutte le esigenze: semplicissimo da usare per i principianti, saprà regalare soddisfazioni anche agli utenti leggermente più smaliziati.
Due semplici tasti nel tab Panoramica per gestire tutto il programma, Ripristina… e Esegui backup adesso….
Scegliendo invece gli altri tab del menu potremo regolare ogni aspetto dei nostri backup: dalle cartelle incluse nel backup
Passando per la scelta delle cartelle da non includere nel backup
Nel tab Posizione di archiviazione potremo scegliere dove collocare il file di backup, se in locale o in rete (supportati servizi di clouding, FTP, masterizzatori e percorsi LAN)
Per gli utenti più esperti è disponibile anche la pianificazione automatica dei backup e un’impostazione per gestire la tenuta dei backup
Il software di Windows: Office, Photoshop ed altro
Abbiamo visto come su Ubuntu siano disponibili tantissimi software adatti ad ogni esigenza, la maggior parte dei quali gratuitamente. Ma se necessitassimo di un software esistente solo per piattaforma Microsoft Windows?
I sistemi GNU/Linux non sono nativamente compatibili con alcun applicativo Windows, per via della struttura di base estremamente differente fra i due sistemi. Ma esiste un software, chiamato Wine, che permette l’esecuzione di un gran numero di applicativi Windows (tra cui Microsoft Office, Adobe Photoshop, ecc.) su sistemi Unix-based come Linux e Mac OS X.
Vediamo come utilizzarlo assieme, con l’ausilio di un software d’installazione automatizzato chiamato PlayOnLinux.
Innanzitutto, apriamo l’Ubuntu Software Center e cerchiamo PlayOnLinux, premiamo su Installa, ed aspettiamo che l’installazione dell’applicativo venga ultimata (ci vorrà un po’ di tempo, essendo abbastanza corposo).
Dopodiché, apriamolo: ci troveremo davanti ad una schermata come questa
E’ il setup di prima installazione di PlayOnLinux, completamente automatizzato: basta premere Avanti fino a che non giungerà a completamento senza bisogno di alcun intervento manuale.
Una volta completato, ci apparirà l’interfaccia principale dell’applicativo. Potremo installare un nuovo software premendo su Installa. Ci apparirà una schermata di scelta dell’applicativo da installare, che potremo ricercare per categoria oppure digitandone il nome nella barra di ricerca.
In questo esempio andremo ad installare Microsoft Office 2010: una volta trovato nella lista software, premiamo su Installa. Apparirà un avviso, che ci dirà di non selezionare il path d’installazione di default e di non avviare l’applicativo automaticamente dopo l’installazione: premiamo su Ok.
Apparirà il wizard d’installazione.
Premiamo su Avanti, e selezioniamo se vogliamo installare l’applicativo da directory (selezionandola manualmente) oppure da CD/DVD.
Verrà scaricata la versione di Wine più adatta per quell’applicativo specifico e tutte le dipendenze necessarie: attendiamo il completamento del processo.
Partirà dunque l’installazione dell’applicativo, con l’installer ufficiale: proseguiamo nel processo fino al suo completamento.
Una volta completato, chiudiamo il wizard d’installazione cliccando su Avanti. Avremo il nostro programma installato nell’interfaccia principale di PlayOnLinux, e potremo avviarlo cliccando su Esegui.
Se tutto sarà andato bene, il software si avvierà senza problemi.
Personalizzare il sistema
Ubuntu, e in generale tutto il panorama GNU/Linux, è da sempre sinonimo di estrema personalizzazione del sistema e modifica di ogni singola componente interna.
Dal kernel fino al colore del puntatore del mouse, tutto può essere adattato alle nostre esigenze e gusti.
Da quando Canonical ha scelto di introdurre Unity come shell di default per Ubuntu, molte cose lato personalizzazione sono cambiate: le modifiche libere all’interfaccia sono state eliminate per puntare tutto su un ambiente sobrio, elegante e pronto all’uso.
Nonostante le prime apparenze, Unity comunque può essere personalizzato in moltissimi suoi aspetti, adeguando la shell e le sue funzionalità alle specifiche esigenze dell’utente.
In questa pagina vedremo come sfruttare uno degli strumenti più semplici ed utili per rendere Unity il più possibile compatibile con i nostri gusti, ovvero Unity Tweak Tool, già disponibile nei sorgenti di Ubuntu.
Unity Tweak Tool
Per installarlo basta cercare il pacchetto omonimo da Ubuntu Software Center (o qualsiasi altro gestore di pacchetti)
sudo apt-get install unity-tweak-tool
Apriamo la Dash e cerchiamo il programma appena installato 
Con questa applicazione avremo il pieno controllo di numerosi aspetti dell’ambiente grafico.
Le opzioni disponibili sono numerose, elencarle tutte sarebbe dispersivo; in questa guida elencheremo quelle più importanti. Nessuna paura: in ogni caso l’utilizzo del programma è abbastanza intuitivo.
Se per esempio volessimo modificare la dimensione del launcher laterale è sufficiente raggiungere la voce Launcher della sezione Unity
Nella nuova schermata possiamo impostare la dimensione a noi gradita modificando il valore in pixel alla voce indicata dal rettangolo rosso
Se interessati possiamo modificare altre voci a nostra discrezione (trasparenza, tipo di evidenza icone, animazione icone, etc.)
Siamo abituati fin troppo bene ai tasti per il controllo della finestra a destra in stile Windows? Possiamo ripristinare la giusta posizione avviando il sub-menu Controlli finestra
Ed usare la voce indicata dalla freccia
Se invece volessimo abilitare le icone sulla scrivania è sufficiente raggiungere la voce omonima
e selezionare le icone da piazzare sul desktop.
Questo è solo una parte delle enormi potenzialità che il tool ci offre per personalizzare Unity e i suoi componenti.
Cambio sfondo scrivania
Cambiare lo sfondo è semplice: basta un clic destro in qualsiasi punto vuoto della scrivania
Possiamo selezionare uno degli sfondi predefiniti di Ubuntu, scegliere un gradiente di colore o usare la cartella Immagini come sfondo interattivo. Per aggiungere una qualsiasi immagine da usare come sfondo basta usare il simbolo + indicato dal cerchio rosso.
Per procurarsi nuovi sfondi in HD possiamo affidarci a Ubuntu Tweak
Cambio Tema e icon pack
Unity è pienamente compatibile con i temi GTK+ di Gnome e i relativi pacchetti di icone e bordi finestra, basta visitare le pagine giuste e scaricare il nostro tema preferito tra circa 200mila temi e pack.
Link temi, sfondi ed icone per Ubuntu | gnomelook.org
Per effettuare le modifiche possiamo farci aiutare dal nostro fidato Unity Tweak Tool alla voce Tema
Nel submenu che si aprirà potremo scegliere il tema più adatto alle nostre esigenze tra quelli disponibili
Se abbiamo installato altri temi li troveremo in questo tab in elenco.
Dalla stessa schermata possiamo passare al tab “Icone” per modificare l’icon pack del sistema (chi viene da Android sa di cosa parlo). La voce è raggiungibile anche dal main menu di Ubuntu Tweak Tool.
Esempio pratico: uno dei temi ed icon pack più famosi su Ubuntu è Faenza, che regala un tocco di classe e di colore al sistema con icone molto suggestive.
Per averlo basta scaricare il pacchetto da qui.
Installiamolo normalmente facendo doppio clic sopra e seguendo i passaggi del proprio gestore pacchetti. Appena terminato apriamo Unity Tweak Tool e raggiungiamo la voce Icone
Scegliamo il tema di icone Faenza più adatto alle nostre esigenze e che si adatta meglio ai colori del sistema.
Sezione giochi
Fino a pochi anni fa, parlare di gaming su Linux era qualcosa di assolutamente utopistico: il Pinguino infatti era completamente snobbato dai produttori di videogiochi, rendendo il parco titoli disponibile davvero esiguo, limitato a pochi giochi open source come SuperTuxKart.
Ma nel 2012 la situazione è cambiata: con l’arrivo di Steam per Linux prima, e del progetto SteamOS/Steam Machines sulla scena, le case produttrici di giochi hanno iniziato a supportare attivamente il Pinguino, facendo arrivare giochi impensabili (come Left 4 Dead 2, Dota 2, Half-Life 2, Serious Sam 3: BFE, Metro: Last Light, Football Manager 2014 e tanti altri in arrivo nei prossimi mesi) fino all’anno prima su tale piattaforma.
Vediamo assieme come configurare la nostra installazione di Ubuntu al meglio per l’esecuzione di giochi Steam.
Attenzione: sarà richiesto l’uso del terminale per l’installazione dei driver video.
Primo passo – installazione driver video proprietari aggiornati
Con l’arrivo di Steam Linux, le case produttrici di hardware video hanno aggiornato in maniera importante i loro driver video, introducendo parecchie ottimizzazioni per l’esecuzione di giochi in alta qualità e con framerate elevato.
E’ importante dunque mantenere aggiornati i propri driver video all’ultima versione disponibile, come su Windows, vediamo di seguito come fare per i tre principali produttori di periferiche video:
Schede Intel (HDxxxx, Iris ed Iris Pro)
Ubuntu possiede già preinstallati i driver video Intel, ma è sempre bene mantenerli aggiornati automaticamente. Ci vengono in aiuto i PPA Oibaf, che consentono di mantenere aggiornati i driver video open (tra cui proprio gli Intel) in maniera automatica.
Apriamo il terminale (dalla Dash cercate terminale) e digitiamo i seguenti comandi:
sudo add-apt-repository ppa:oibaf/graphics-drivers sudo apt-get update sudo apt-get dist-upgrade
Quando ci verrà richiesta la password, scriviamo quella del nostro utente e diamo invio. Mentre la digiterete, essa non apparirà nella finestra di terminale, è tutto normale, il terminale la nasconde in automatico. Una volta finito, riavviamo.
A questo punto avrete i driver Intel aggiornati all’ultima versione. Nuovi aggiornamenti vi verranno automaticamente segnalati via Gestore Aggiornamenti.
Schede NVIDIA (GTX 3xx e superiori)
Per le schede NVIDIA, potete seguire la nostra guida all’installazione dei driver NVIDIA proprietari pubblicata qualche mese fa sul nostro sito.
I driver open Nouveau preinstallati non sono raccomandati, in quanto inferiori alla controparte proprietaria ufficiale.
Nota bene – utenti Optimus: su Ubuntu 14.04 LTS è possibile abilitare il supporto Optimus a doppia GPU senza l’utilizzo di Bumblebee. Seguite la guida sopra linkata, dopodichè date da terminale il seguente comando:
sudo apt-get install nvidia-prime
E riavviate. Così facendo potrete gestire lo switch delle schede video direttamente dal NVIDIA X Server Settings (raggiungibile via Dash).
Schede AMD/Ati Radeon (HD 5xxx e superiori)
Per le schede AMD/Ati Radeon, è possibile utilizzare i driver open Radeon preinstallati, aggiornabili seguendo i passi del punto Schede Intel, i quali offrono ottime prestazioni video e di gioco.
Nel caso in cui non vi soddisfacessero, o se possedete un notebook con sistema CrossFire a doppia GPU (non supportato dai Radeon), potete installare i driver Catalyst ufficiali seguendo questi passaggi:
Se (e solo se) il vostro sistema operativo fosse a 64 bit, avrete bisogno d’installare e collegare le ia32-libs con i comandi seguenti:
sudo apt-get install ia32-libs sudo ln -vTs /usr/lib /usr/lib64
A questo punto, installiamo le dipendenze necessarie:
sudo apt-get install build-essential cdbs fakeroot dh-make debhelper debconf libstdc++6 dkms libqtgui4 wget execstack libelfg0 dh-modaliases linux-headers-generic
Portiamoci sul sito AMD, e scarichiamo l’ultima versione stabile dei driver Catalyst:
Dopodichè, diamo i seguenti comandi da terminale:
cd Scaricati mkdir catalyst unzip amd-catalyst* -d catalyst cd catalyst chmod +x amd-catalyst* sh ./amd-catalyst*
E seguiamo le istruzioni del wizard che comparirà. Alla fine del processo di installazione, digitiamo:
sudo aticonfig --initial -f
A questo punto, riavviamo il sistema. Dovremmo avere i driver AMD Catalyst installati ed operativi sul sistema, per verificarlo provate ad aprire il Catalyst Control Center dalla Dash.
Secondo passo – installazione del client Steam
Il secondo passo è decisamente più semplice: rechiamoci sul sito ufficiale Steam, e scarichiamo l’installer ufficiale del client per Linux:
Apriamo il file scaricato, e premiamo su Installa nella finestra di Ubuntu Software Center (o GDebi, dipende da cosa avete impostato per l’apertura dei file .deb) che apparirà. Digitiamo la password, ed attendiamo la fine dell’installazione.
Una volta terminato, clicchiamo su Start Steam nella finestra che apparirà. Verrà scaricato, come su Windows, l’intero client Steam. Dopodichè, effettuiamo il login con il nostro account Steam (se non ne abbiamo uno, possiamo crearlo gratuitamente), e ci apparirà Steam in tutto il suo splendore!
Noterete che l’interfaccia è totalmente in inglese: potete cambiarla in italiano dal menù Steam->Settings->Interface.
Terzo passo – acquistate, scaricate i vostri giochi preferite e giocate!
Avanzato: guida al terminale e disinstallazione sistema
Il terminale, noto anche come riga di comando o shell, è uno degli elementi di GNU/Linux che inizialmente fa davvero un po’ paura: sicuramente non si nasce esperti di terminale , specie se si arriva da Windows, dove il cmd
(parente stretto del terminale) non si usa praticamente più, se non tra utenti molto avanzati. In un mondo che ormai ha fatto dell’interfaccia grafica uno dei suoi cavalli di battaglia, su GNU/Linux è ancora utile (a volte indispensabile) conoscere alcuni dei comandi, si svolgono alcune opeazioni in maniera molto più rapida e sbrigativa rispetto ad un’interfaccia grafica.
Il terminale va approcciato in maniera graduale… si possono imparare davvero a fare tante piccole cosette, a velocizzare il lavoro di tutti i giorni… o, perché no, anche a tirarsi fuori egregiamente da situazioni – diciamo così – in
cui qualcosa non funziona esattamente come dovrebbe.
In questa sezione vi illustreremo proprio la base dei comandi da terminale ed ovviamente starà a voi decidere se approfondire o meno il discorso, ma tenete sempre a mente una cosa: il terminale arriva dove un’interfaccia grafica non può arrivare. Per approfondire il discorso sui comandi da terminale vi rimando al nostro forum di Chimera Revo, dove troverete un elenco esaustivo dei comandi più utili.
Potrete accedere terminale direttamente dalla dash, aprendola e digitando nel campo di ricerca “Terminale”.
La prima cosa da chiedersi è: su che cartella andrò ad agire con i miei comandi? A rispondere alla nostra domanda è il primo comando, ossia
pwd
che sta per print working directory (visualizza directory di lavoro). Il terminale vi risponderà mostrandovi la posizione in cui vi trovate – che, di default, è la vostra home directory.
Seconda domanda: che files ci sono in questa cartella? Bene, il secondo comando
ls
(list) dà la risposta alla nostra domanda. Il comando ls così come è non mostra i files nascosti, lo farà accompagnato dal parametro “-a”, che sta per all (ls -a). Se invece avete bisogno di visualizzare tutti i dettagli dei files potrete aggiungere il parametro -l, che sta per long.
Potrete navigare tra le cartelle utilizzando il comando cd (che sta per change directory)
cd nome_cartella
tenendo presente che, per accedere ad una cartella di livello “superiore”, dovrete digitare
cd ..
Potrete creare una cartella grazie al comando
mkdir nome_cartella
(make directory) Potrete eventualmente eliminare un file (attenzione, l’operazione è irreversibile) utilizzando il comando rm (remove)
rm file_da_eliminare
oppre eliminare una cartella e tutti i files in essa compresi (anche in questo caso maneggiare con cura, l’operazione non è reversibile) con il comando
rm -rf nome_cartella
(dove r ed f stanno per “recursive” e “force”).
Grazie al comando mv (move), inoltre, potrete spostare un file da una cartella all’altra. La sintassi di base del comando è
mv percorso_file_vecchio percorso_file_nuovo
Abbiamo analizzato brevemente la parte di “navigazione” e “azioni sui files”, ora scendiamo più nello specifico e guardiamo i comandi che possono sostituire l’Ubuntu Software Center e che possano quindi gestire l’installazione e la disinstallazione dei pacchetti. Quasi tutti i comandi che seguiranno saranno preceduti dalla parola sudo (superuser do), che vi permetterà di eseguire il tutto con privilegi amministrativi (di superutente, o ancora di root). Attenzione all’uso futuro che farete di sudo: eseguire comandi con privilegi amministrativi, se non siete sicuri di quello che fate, potrebbe portare a conseguenze molto, molto gravi.
Per aggiornare la lista dei repository, digiteremo
sudo apt-get update
Mentre, per eseguire un aggiornamento di tutti i pacchetti installati nel sistema, andremo a digitare
sudo apt-get dist-upgrade
Per installare un pacchetto andremo invece a digitare
sudo apt-get install nome_pacchetto
Mentre per disinstallare un pacchetto andremo a digitare
sudo apt-get remove nome_pacchetto
Nota: potrebbe succedere che qualcosa durante le procedure di installazione o disinstallazione non vada a buon fine e vi blocchi completamente sia l’Ubuntu Software Center che l’intero sottosistema apt. In generale, in caso di problemi del genere, basta digitare un
sudo apt-get -f install
per rimettere le cose a posto.
Questa, come vi abbiamo anticipato, è stata soltanto una piccolissima infarinatura su un argomento decisamente molto, molto vasto. Se siete incuriositi dal discorso e la curiosità di approfondire c’è, potrete iniziare proprio da una nostra precedente guida.
Per terminare, comunque, vi lasciamo con l’ultimo e a nostro avviso irrinunciabile comando: quasi tutti i comandi bash dispongono di una pagina di manuale spesso molto esauriente, alla quale potrete accedere digitando la parola man (che sta per manual) seguita dal comando per cui vi interessa avere informazioni.
Ad esempio, il comando
man ls
vi mostrerà tutti i miliardi di opzioni disponibili per “ls”, illustrandone brevemente l’utilizzo di ciascuna. Potrete muovervi all’interno della pagina grazie alle frecce direzionali ed uscire in qualsiasi momento battendo sul tasto “q” (quit).
Disinstallazione Ubuntu 14.04
Per rimuovere Ubuntu 14.04 dal proprio disco rigido sarà sufficiente accedere alla partizione di Windows ed usare EasyBCD per rimuovere le tracce di GRUB; useremo invece Gestione Dischi per rimuovere le partizioni create dalla distribuzione Canonical.

Una guida più dettagliata sulla procedura da effettuare è disponibile qui.
Alternative a Unity: GNOME, KDE, Xfce, LXDE etc.
Unity è l’ambiente desktop predefinito di Ubuntu, purtroppo però non tutti lo gradiscono: è possibile tramite semplici operazioni installare altri ambienti desktop all’interno della nostra Ubuntu-box, tuttavia è consigliabile se proprio Unity non vi piace, e vi accingete comunque ad eseguire un’installazione pulita del sistema operativo – utilizzare i flavors di Ubuntu dedicati agli altri ambienti desktop: il funzionamento dei vari sistemi operativi che andrò ad elencarvi è comunque identico a Ubuntu, e potrete utilizzare la maggior parte dei tutorial per installare gli applicativi per Ubuntu anche sui suddetti flavors. Quindi:
- se il vostro desktop preferito è GNOME, potrete scaricare ed installare GNOME Ubuntu 14.04 da questo link;
- se il vostro desktop preferito è KDE, potrete scaricare Kubuntu 14.04 da questo link;
- se il vostro desktop preferito è XFCE, potrete scaricare ed installare Xubuntu 14.04 da questo link;
- se il vostro desktop preferito è LXDE, potrete scaricare ed installare Lubuntu 14.04 da questo link;
In tutti i casi, se avete già installato Ubuntu e volete installare uno degli ambienti desktop alternativi, non dovrete far altro che aprire un terminale e digitare:
Per KDE
sudo apt-get install kubuntu-desktop
sudo apt-get install gnome-desktop-environment
sudo apt-get install xubuntu-desktop
sudo apt-get install lubuntu-desktop
Inoltre, per chi non dovesse saperlo, esiste una shell desktop che unisce la comodità dei menu di GNOME Shell 2.x alla bellezza di GNOME Shell 3.x: Cinnamon! Per installarlo su Ubuntu, non dovrete far altro che digitare da terminale 
sudo add-apt-repository ppa:gwendal-lebihan-dev/cinnamon-nightly sudo apt-get update sudo apt-get install cinnamon
Ubuntu 14.04: conclusione e pareri degli autori
Giuseppe Testa
L’evoluzione in positivo di Ubuntu e della sua interfaccia ha ormai raggiunto vette importanti, questa LTS è un punto di svolta per l’intero panorama.
Lo scetticiscmo su Unity che mi portavo dietro dal suo arrivo è stato sostituito dalla convinzione che utilizzo ormai un ambiente maturo, veloce, completo e adattabile a chiunque: il vero erede di Windows 7 e di GNOME 2, per quel che mi riguarda. Se anche voi non amate troppi fronzoli e preferite un sistema che di base offra tutto senza troppi sbattimenti Ubuntu 14.04 LTS fa al caso vostro.
Una nota a parte per chi deve sostituire XP, ormai in pensione: Ubuntu è pronto per accogliervi in questo passo importante, questa guida è l’emblema che il passaggio è possibile, basta solo armarsi di volontà e voglia di cambiamento. Se il PC fosse troppo old per reggere Unity ci sono validissime alternative come Xubuntu e Lubuntu per non farvi rimpiangere in nessun modo la “vetusta leggerezza” di Windows XP.
Per tutti gli altri utenti: questa guida ha dimostrato che anche senza passare ad altri ambienti (comunque interessanti) Unity offre tutti gli strumenti per adattarsi alle nostre esigenze più disparate, anche a livello grafico.
Le versioni LTS di Ubuntu sono sicuramente i migliori rilasci della distribuzione, quelle di cui ci si può sempre fidare. L’integrazione con i servizi online è una comodità assoluta, gli appindicator dedicati velocizzano enormemente il mio lavoro sul PC e Steam per Linux mi permette persino di giocare a qualche titolo per svago, senza dover tornare su Windows. Nello specifico in questa versione ho apprezzato tantissimo i menu dei programmi integrati nella stessa finestra e il click to minimize finalmente disponibile per i lanciatori della barra: due funzionalità che cercavo da tempo sono finalmente realtà.
Con l’arrivo della convergenza con mobile e TV, Ubuntu e Unity diventeranno sempre più universali e tornare a Windows per me sta diventando sempre più difficile, perché con Windows rinuncerei a diverse cose ormai.
Ubuntu 14.04 il miglior rilascio di sempre nella storia di Unity? Assai probabile, ma spetta a noi installarlo e valutare. Personalmente è promosso a pieni voti.
Alessandro Frigoli
Partiamo subito con una premessa: nella storia di Ubuntu, i rilasci LTS sono sempre risultati i migliori, rispetto a quelli semestrali. Basti pensare alle vecchie release 10.04 LTS e 12.04 LTS, davvero ottime rispetto sia ai loro predecessori che, spesso, ai loro successori (basti pensare ad Ubuntu 12.10, una delle release peggiori della storia della distro).
Questa 14.04 LTS Trusty Tahr rispetta questa “regola non scritta”? A mio parere assolutamente si: si tratta essenzialmente di una 13.10 Saucy Salamander ottimizzata e migliorata, in tutte le sue componenti.
Unity 7.2 non introduce alcuna novità eclatante rispetto alla precedente release 7.1, ma va a correggere parecchi bug e ad ottimizzare in maniera importante l’ambiente desktop, con l’aggiunta di chicche interessanti ed utili come i menù applicativi per ogni finestra non massimizzata che rendono l’ambiente desktop sempre più rifinito, senza contare la compatibilità piena agli schermi HiDPI, caratteristica essenziale per coloro che usano Ubuntu sul proprio MacBook con display Retina.
Sotto il cofano invece mesi e mesi di lavoro da parte della comunità Linux e di tutti coloro che si prodigano per il progresso del Pinguino anche in ambito gaming (Valve in primis) si fanno sentire: grazie al kernel Linux 3.13, a Mesa 10.1, al server grafico X 1.15, ai driver video aggiornati (sia open che closed) ed a tutte le altre ottimizzazioni rendono questa distro un’ottima scelta per quasi tutti i tipi d’utenza, a livello di performance. Certo, la mancanza di systemd come init system e di Mir come server grafico (ma tanto dovremo aspettare la prossima LTS per quest’ultimo, dunque…) pesano ancora, ma siamo già a buon punto per quanto riguarda il resto.
Siete gamer e volete avere una distro Linux in dual-boot con Windows per provare tutte le novità che il mondo del Pinguino offrirà da qui ai prossimi mesi? Siete utenti di Windows XP, che non vogliono cambiare il proprio PC per passare a Windows 7 o a Windows 8.1? Siete utenti di Ubuntu 12.04 LTS che non hanno voluto effettuare il passaggio alle release semestrali? Bene: Ubuntu 14.04 LTS è il sistema operativo che fa per voi.

































































































